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Il ritorno dei nanobatteri
Il ritorno dei nanobatteri


redazione ECplanet

I nanobatteri potrebbero essere co-responsabili di alcune malattie anche mortali diffuse globalmente dall'atmosfera, è quanto dichiarano alcuni ricercatori sul numero di febbraio del “Journal of Proteome Research”. I nanobatteri, 100 volte più piccoli di quelli più comuni, sono stati trovati nei calcoli renali, in placche arteriose e cancri alle ovaie. Anche se c'è ancora molta incertezza sul modo in cui i nanobatteri infetterebbero gli umani. Tra i microbiologi c'è chi li considera un tipo sconosciuto di cristallo, altri li ritengono vere e proprie forme di vita.

Una nuova teoria di Andrei Sommer, dell'Università di Ulm, in Germania, e Chandra Wickramasinghe, della Cardiff University, in Gran Bretagna, prova a spiegare come i nanobatteri si spostano dall'ambiente negli umani. I nanobatteri, che sono stati riscontrati in campioni dell'atmosfera sovrastante Hyderabad, in India, prelevati con dei palloni specificatamente progettati, presentano delle particelle molto simili a quelle trovate nei campioni umani, il che ha suggerito l'ipotesi che l'infezione avvenga per via aerea.

Sommer crede che le particelle possono essere rilasciate nell'atmosfera attaverso l'urina umana e, una volta nell'atmosfera, possono ritornare sulla Terra in forme asciutte o bagnate. Le prime, relativamente innocue, le seconde, ad esempio gocce di pioggia, potrebbero essere altamente infettive perché i nanobatteri al loro interno sarebbero ancora attivi. “Dopo essere incorporati nella formazione delle nuvole, i nanobatteri potrebbero resuscitare al momento delle piogge”, scrivono i ricercatori. Questa notizia è stata divulgata dal periodico “Wired News”.

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

Journal of Proteome Research

Cardiff University




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