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Scie chimiche a Cuba - 41015 -3-4
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Batteri

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Batteri e magnetismo
Batteri e magnetismo


di: Donata Allegri

Da molto tempo si cerca di capire quale sia l'effetto di un campo magnetico sugli esseri viventi. Un primo studio sui batteri magnetotattici (MagnetoTactic Bacteria, MTB) risale al 1975 e fu condotto da Richard Blakemore, egli infatti notò che sul un vetrino da microscopia sul quale era depositato del fango di palude, alcuni batteri si muovevano in una direzione. Capì che questi microrganismi stavano seguendo le linee del campo magnetico terrestre, da sud a nord, da cui l'aggettivo magnetotattici, si trovano usualmente nella zona di transizione acqua-sedimenti e ne esistono di diversa morfologia.

In pratica questi batteri sono dotati di una vera e propria bussola magnetica. Contengono piccole catene di dieci o venti cristalli di magnetite, i magnetosomi, usati per orientarsi con il campo magnetico del Pianeta. Tanto che questi batteri si dirigono sempre verso il Nord nell'emisfero settentrionale e sempre verso il Sud in quello meridionale. Quando il batterio muore, il materiale organico si decompone e rimangono solo le catenelle di magnetite Questi batteri sono stati trovati anche su Marte e questo avvalora l'ipotesi che sia esistito un campo magnetico ed anche la vita extraterrestre.

I ricercatori sapevano che i campi magnetici possono influenzare alcune reazioni chimiche che coinvolgono radicali ma le reazioni in questione non erano state notate nelle creature viventi, ora un gruppo di ricercatori dell'Università di Oxford guidati dal chimico Peter Hore ha dimostrato che un campo magnetico debole può influenzare alcune reazioni chimiche che coinvolgono radicali. Per poter osservare questo hanno utilizzato una varietà mutante del batterio Rhodobacter sphaeroides chiamata R-26 al quale era stato tolto un carotenoide che ha la funzione di assorbire i radicali danneggiati. R-26 contiene molecole di clorofilla che consentono di utilizzare l'energia solare attraverso una cascata di reazioni chimiche che modificano l'ossigeno dell'aria in una forma di ossigeno altamente reattiva (singoletto) che danneggia il DNA. Un campo magnetico può modificare questa sequenza.

Dopo aver rimosso le molecole fotosintetiche da R-26 per studiarle, gli scienziati hanno visto che un campo magnetico di 20 millitesla (pari a soltanto 400 volte il campo magnetico terrestre) è sufficiente a ridurre la produzione di ossigeno singoletto di oltre il 50 %. Quindi il campo magnetico protegge le molecole fotosintetiche dalla forma reattiva di ossigeno. Questo studio è stato pubblicato su “Chemical Communications”.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

University of Oxford

Donata Allegri
E-mail: donata.allegri@ecplanet.com
Sito personale: Crocevia




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