IGNORANZA ALLA CASA BIANCA
La conversazione che segue mostra l’ignoranza a l'indifferenza del Governo statunitense nei confronti dell’AIDS.
Washington, Casa Bianca, 15 ottobre 1982, ore 12.45.
Conferenza stampa di Larry Speakes, portavoce del presidente Ronald Reagan.
Domanda 1: I "Centers for disease control" di Atlanta hanno dichiarato: "L’AIDS è un’epidemia; i casi sinora contati sono 600…".
Come ha reagito il Presidente a questa notizia?
Domanda 2: Mr. Speakes. Sa dirci che cos’è l'AIDS?
Domanda 3: Un terzo degli ammalati diagnosticati è deceduto. La chiamano la "peste dei gay". Il Presidente è consapevole della gravità della situazione?
Risponde Speakes: Io l’AIDS non ce l’ho. E lei?
Domanda 4: Dobbiamo dedurne che, in altre parole, la Casa Bianca guarda al fenomeno come a una burla?
Risponde Speakes: io non ne so nulla.
Domanda 5: Ma il Presidente, o qualcuno della Casa Bianca, sa di questa epidemia?
Risponde Speakes: Non ci sono casi di AIDS qui, che io sappia...
LA VERITÀ
Larry Speakes non era il solo a non sospettare che una nuova malattia epidemica, la sindrome da immunodeficienza acquisita – l’AIDS - stava galoppando attraverso Stati Uniti, Europa e Africa...
Reagan a lungo si rifiutò di usare la parola AIDS in pubblico.
21,8 milioni di morti in 17 anni…
Il virus viene identificato nel 1984.

Margaret Heckler, segretario alla Sanità, promise test clinici per il vaccino sull’uomo entro due anni. Ne sono passati 17. 40 milioni di persone sono state infettate dal virus. 21,8 milioni di persone sono morte.
Nonostante le grandi conquiste di genetica, biotecnologie a immunologia, il vaccino non c’è.
GLI OSTACOLI
- La mancanza di interesse delle industrie farmaceutiche è uno degli ostacoli più alti.
- Il disaccordo sulla rilevanza di ricorrere a un modello animale (la scimmia riproduce l'infezione, ma non si presta a sperimentazioni di massa).
- La diversa opinione su quale vaccino sviluppare, per prevenire l’infezione o proteggere chi è già infetto.
- I dilemmi etici legati al confronto nei test clinici fra vaccinati e chi è trattato con placebo e all’opportunità di vaccinare i gruppi a rischio per "vedere che cosa succede"
- Infine, l’interesse limitato dei paesi industrializzati a finanziare la ricerca.
I MEDICINALI
Per quel che concerne i Paesi del Terzo Mondo, le cure sono sempre troppo care e mancano le strutture sanitarie.

Nei Paesi Occidentali le medicine sono a disposizione, ma la minaccia continua a incombere:
- vuoi perché il virus diventa resistente ai farmaci;
- vuoi perché ancora non ci si rende conto dell’importanza della prevenzione.
L’ULTIMA SFIDA
"L’AIDS è, per la potente macchina occidentale della ricerca, l'ultima sfida. Un vaccino, o un cocktail di vaccini, quale che sia la formula vincente, è l'unica vera arma" osserva Stefano Vella, presidente dell’"International AIDS Society"
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| Stefano Vella |
Il virus dell’AIDS distrugge le stesse cellule del sistema immunitario che dovrebbero essere stimolate all’azione dal vaccino. Inoltre l'HIV si trasforma ed è un problema contrastarne la crescita. Se ne conoscono nove sottotipi e, una volta nel corpo, comincia a mutare rapidamente rendendo arduo il suo smascheramento. L’HIV ha molte vie di trasmissione e, dunque, un vaccino efficace deve stimolare diversi meccanismi immunitari.
COSA SI È FATTO
La prima generazione di vaccini è già destinata a fallire.
Una strada potrebbe portare a vaccini sia preventivi sia terapeutici che sollecitino una risposta di tipo cellulare, come la produzione di linfociti T Killer che aggrediscono il virus e servono a controllare la progressione dell’AIDS.
O vaccini che, attraverso la stimolazione di altri linfociti - i T helper - attivino particolari sostanze naturali, come chemochine e citochine, in grado di bloccare una delle principali porte d’ingresso dell’HIV sulle cellule immunitarie bersaglio: il recettore Ccr5.
Ma un vaccino potrebbe anche indurre il sistema immunitario a produrre anticorpi protettivi,
"…come le immunoglobuline IgA, presenti a livello delle mucose, utili per evitare la trasmissione sessuale e che riconoscono una specifica regione dell’involucro del virus e lo attaccano, distruggendolo. Nove aminoacidi che si ritrovano sempre, qualunque sia la variabilità del virus. Un pezzetto dell’involucro uguale in tutti i ceppi virali che si inietta utilizzando un vettore" precisa Lucia Lopalco, immunologa al San Raffaele di Milano. Altri anticorpi protettivi bloccano invece la porta d'ingresso dell'hiv, il Ccr5.
ASSURDITÀ
C’è una comunità rurale, nella provincia dello Henan, in Cina, dove I’AIDS non è stato trasmesso da sesso o droga, ma dal sangue. Le stime parlano di 1 milione di persone contagiate che agli inizi degli Anni 90 hanno venduto il loro sangue. Una volta separato dal plasma, la parte liquida che contiene fattori coagulanti e proteine, veniva loro reiniettato. Senza sterilità e riutilizzando le siringhe.
Le prime contaminazioni risalgono al 1996. Due anni dopo, i primi decessi.
A raccogliere il sangue erano due agenzie itineranti che pagavano con 12mila lire ogni donazione.
Ufficialmente, in Cina i casi di AIDS sono 22mila, ufficiosamente 600mila. L'ONU prevede 10 milioni di casi nei prossimi dieci anni, se nulla sarà fatto per rompere il silenzio delle autorità.
Un cinese su cinque non ha MAI sentito parlare di AIDS e non sa come viene trasmesso.
LA SPERANZA
Grazie a una straordinaria scoperta dei ricercatori dell’Ospedale San Raffaele di Milano, sarà presto possibile avere un farmaco in grado di bloccare l’avanzata dell’AIDS una volta che il virus HIV è penetrato nell’organismo.
A coordinare il gruppo di scienziati che è giunto al brillante risultato è Paolo Lusso, nome non certo nuovo nel panorama della ricerca contro l’Aids: a lui e all’americano Robert Gallo si deve infatti la scoperta, nel 1995, della "Chemiochina Rantes", una sorta di farmaco naturale prodotto dall’organismo contro il virus.
È però lo stesso ricercatore a frenare facili trionfalismi: "La strada per giungere alla guarigione definitiva dall’Aids è ancora lunga", avverte.