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Guerre future per l'acqua - 38050 -3-7
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di: Enrico Loi

Hanno sempre destato molto interesse le ricerche sugli effetti delle radiazioni dei raggi alfa, beta, gamma o ioni pesanti sulle cellule viventi. In particolare, lo studio sulle emanazioni delle particelle secondarie da parte delle radiazione primarie. I ricercatori hanno anche svolto accurati studi sugli elettroni con un valore energetico di qualche decina di eV le cui particelle, attraversando un processo di solvatazione, perdono velocemente la propria energia rimanendo attaccate alle molecole d'acqua.

Già tre anni fa una ricerca, divulgata dal periodico "Science", parlava di seri danni genotossici, tra cui la rottura del DNA, derivati da elettroni con valori energetici fra i 2 e i 20 eV ( elettrovolt ). Ora, una gruppo di ricercatori dell'Università di Innsbruck, in Austria, assieme a colleghi dell’Università Claude Bernard di Lione, in Francia, hanno svolto per la prima volta una ricerca sugli effetti cagionati dagli elettroni secondari con valori energetici ancora più bassi.

A tale scopo, gli scienziati hanno proiettato su molecole di uracile gassoso, un componente fondamentale delle cellule in quanto è una delle unità che forma le molecole di RNA, un fascio luminoso con un valore energetico inferiore a un eV, analizzandone lo scattering. L'esperimento ha permesso di scoprire che le molecole di uracile vengono frammentate da elettroni con un valore energetico di un millesimo di eV. È la carica elettrica dell'elettrone, che muta l'energia potenziale interna dell'uracile, a provocare la disintegrazione e non la sua energia cinetica. Si è anche osservato che nel processo viene liberato idrogeno atomico molto mobile, il quale, essendo un radicale, può causare danni ad altre molecole.

Secondo gli scienziati questa tipologia di danni è una caratteristica generale, poiché essi avrebbero osservato la medesima frammentazione pure nella timina, una delle basi del DNA. La ricerca è stata pubblicata dal periodico “Physical Review Letters”.

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

Univertität Innsbruck

Université Claude Bernard Lyon 1




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