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di: Johann Rossi Mason

Bersaglio molecolare: ECCO il futuro del trattamento oncologico

All’European Congress of Clinical Oncology di Parigi sono stati presentati in anteprima i risultati sul carcinoma renale della prima terapia a bersaglio molecolare. Colpendo in modo mirato i meccanismi di ‘nutrizione’ e proliferazione del tumore aumenta la sopravvivenza del paziente e diminuisce la tossicità. Prevista entro il 2006 l’approvazione in Europa e Stati Uniti.


Una nuova speranza nella lotta contro il cancro arriva da una nuova ondata di composti antitumorali che puntano al ‘cuore’ dei tumori. La terapia mirata o a ‘bersaglio molecolare’ presenta profili di tossicità più bassi rispetto ai tradizionali farmaci chemioterapici e sta trasformando l’approccio dei medici alla cura del tumore, consentendo anche ai pazienti di gestire meglio la malattia.

“A differenza delle terapie oncologiche convenzionali, le terapie mirate selezionano maggiormente come bersaglio le cellule tumorali rispetto alle cellule normali, consentendo un'efficacia superiore nel trattamento oncologico e provocando effetti collaterali minori”, ha dichiarato Bernhard Escudier dell’Institute Gustave Roussy di Parigi, in occasione di un seminario per la stampa tenuto a Chantilly da Bayer HealthCare.

“Si parla di bersaglio molecolare perché il farmaco colpisce in maniera altamente specifica il tumore” sottolinea Camillo Porta, oncologo medico presso l’Ospedale San Matteo di Pavia, uno degli sperimentatori in Italia di questi farmaci. “Per la prima volta siamo di fronte a una terapia in grado di inibire i meccanismi molecolari di angiogenesi delle cellule tumorali – quindi di impedire il nutrimento delle cellule stesse – e di proliferazione cellulare”.

Al Congresso Europeo di Oncologia che si è svolto a Parigi dal 30 ottobre al 3 novembre sono stati illustrati gli aggiornamenti dei risultati di uno studio di fase III di Sorafenib in pazienti affetti da carcinoma renale avanzato – il più grande studio randomizzato, controllato con placebo, mai condotto in questo tipo di cancro. I dati hanno dimostrato che Sorafenib raddoppia la sopravvivenza libera da progressione della malattia rispetto al placebo in pazienti affetti da carcinoma renale avanzato. La sopravvivenza libera da progressione della malattia rappresenta una misurazione del tempo di sopravvivenza del paziente senza crescita significativa del tumore.

“I risultati ottenuti da Sorafenib in questi studi gettano una nuova luce sulle possibilità di trattamento del carcinoma renale: in assoluto una delle neoplasie più resistenti ai trattamenti oncologici. Una terapia diretta alle forti caratteristiche della malattia, un meccanismo incontrollabile di crescita che può diventare il tallone d’Achille grazie alla disponibilità di questi nuovi farmaci” afferma Sergio Bracarda specialista in Oncologia Medica e Urologia presso l’Ospedale di Perugia.

Nello studio di fase III è stata valutata la sicurezza in 769 pazienti. Gli eventi avversi (di tutti i gradi) correlati al farmaco sono stati simili a quelli osservati nei precedenti studi clinici e includevano: eruzioni cutanee, diarrea, sindrome mano-piede, perdita dei capelli, prurito, nausea, ipertensione e affaticamento. Il carcinoma renale rappresenta la forma più comune di tumore renale negli adulti, provocando l’85% di tutti i tumori renali. Sono circa 208.000 le persone nel mondo cui viene diagnosticato il carcinoma renale ogni anno ed oltre 102.000 di queste muoiono annualmente a causa della malattia. In Italia le vittime di questo tumore sono oltre 2.000 e 4.000 i nuovi casi diagnosticati ogni anno.

Ampia varietà di dati su Sorafenib presentati all’ECCO

Oltre ai dati di fase III, verranno presentati anche due studi condotti su pazienti affetti da carcinoma renale avanzato trattati con una combinazione di Sorafenib più interferone (IFN), uno dei farmaci più comunemente impiegati nel trattamento del carcinoma renale. Uno di questi studi valuterà anche tale combinazione in pazienti affetti da melanoma metastatico. Nel corso della settimana verranno presentati inoltre altri studi sul melanoma metastatico e sul cancro della testa e del collo, i carcinomi del seno e delle ovaie e il tumore della prostata. Ad oggi Sorafenib è stato studiato per oltre 20 tipi di tumore e in più di 3.000 pazienti. Il farmaco è attualmente nella fase III della sperimentazione clinica per il trattamento del carcinoma epatocellulare (HCC), o cancro del fegato, e del melanoma metastatico. I dati ottenuti da uno studio di fase II per il cancro al polmone non a piccole cellule verranno presentati alla fine di quest’anno.

Co-sviluppato da Bayer HealthCare AG e Onyx Pharmaceuticals, Inc., Sorafenib è in attesa di ricevere l’approvazione per il trattamento del carcinoma renale (RCC) in fase avanzata da parte dell’Agenzia Europea per la Valutazione dei Medicinali (EMEA) e della Food and Drug Administration (FDA), che ha accordato la valutazione con iter prioritario. Ottenuta l’approvazione, Sorafenib potrebbe essere disponibile negli USA per l’inizio del 2006 e nei paesi dell’UE entro la fine del 2006. Le date di commercializzazione varieranno nei diversi paesi dell'Unione.

Johann Rossi Mason
E-mail: viola81@email.it
Sito personale: Comuni-CARE




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