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La politica chimica in Europa
La politica chimica in Europa


a cura di Greenpeace Italia

Dal 1930 ad oggi la produzione di sostanze chimiche è passata da un milione di tonnellate all'anno a 400 milioni di tonnellate (EEA UNEP, 1998) e quella dell'Europa è pari ad un terzo della produzione mondiale. Oggi siamo tutti costantemente esposti ad una vasta gamma di sostanze sintetiche, ma solo per alcune sono noti gli effetti negativi che possono causare sugli organismi viventi, uomo compreso. Siano essi additivi, intermedi o sottoprodotti non intenzionali di processi produttivi, sono presenti anche nei beni di consumo, come giocattoli, computer, detergenti nonché nei prodotti alimentari e, quindi, inevitabilmente arrivano a contaminare anche l'uomo.

Riconoscendo le dimensioni del problema, la mancanza di informazioni relative all'impatto chimico sulla salute umana ed i pochi progressi tuttora fatti nello sviluppo di misure protettive, nel 1998 la Commissione europea ha avviato un processo di riforma della politica chimica in Europa, pubblicando la proposta REACH nell'ottobre 2003. Il sistema REACH, relativo alla Registrazione, Valutazione e Autorizzazione delle Sostanze Chimiche, che dovrebbe entrare in vigore entro il 2006, regolerà la produzione e l'uso di tutte le sostanze chimiche.

Con lo scopo di fornire un più alto livello di protezione della salute umana e dell'ambiente, REACH ha come obiettivo quello di colmare le lacune in termini di conoscenze sulla sicurezza dei composti chimici e quello di affrontare il problema degli inquinanti oggi considerati i più pericolosi, ovvero quelle sostanze chimiche dette “estremamente problematiche” che:

+ non si decompongono rapidamente nell'ambiente (molto persistenti) e possono accumularsi nel corpo umano (altamente bioaccumulabili); oppure

+ presentano una combinazione di caratteristiche di persistenza, bioaccumulazione e tossicità; oppure

+ sono suscettibili di provocare disturbi del sistema ormonale (distruttori endocrini); oppure

+ possono causare tumori (cancerogeni), danni genetici (alterare i geni-mutagene); o sono tossiche per il sistema riproduttivo.

Queste stesse sostanze sono ritenute responsabili di effetti catastrofici sulla fauna, avendo determinato perdite drammatiche nelle popolazioni di alcune specie, come ad esempio, le foche nel Mar Baltico, i falchi pellegrini in Gran Bretagna e le otarie europee.

Greenpeace chiede al Parlamento europeo e al Consiglio dei ministri, che stanno ora discutendo la proposta presentata dalla Commissione, di non perdere l'opportunità di arrivare all'emanazione di una legislazione forte. Secondo l'associazione ambientalista, infatti, è necessario sostituire gradualmente tutti i composti pericolosi con alternative più sicure. La produzione e l'impiego delle sostanze “estremamente problematiche” dovrebbe essere autorizzato (per un periodo di tempo limitato) solo se non sono ancora disponibili alternative più sicure per l'uomo e per l'ambiente.

L'attuale sistema che regolamenta la produzione chimica industriale distingue le “sostanze esistenti”, ovvero tutti i composti dichiarati sul mercato al settembre del 1981 dalle “nuove sostanze”, che comprendono i composti che sono stati immessi sul mercato a partire da quella data. Esistono circa 30.000 nuove sostanze chimiche che sono regolate in base alle prescrizioni della Direttiva 67/548, secondo cui per quei composti prodotti al di sopra di 10 Kg è necessario effettuare una valutazione per i possibili rischi alla salute e all'ambiente prima di introdurre il composto sul mercato.

Al contrario, le sostanze esistenti che comprendono più del 99% del volume totale di tutte le sostanze immesse sul mercato non sono sottoposte alle stesse prescrizioni. Nel 1981 i composti esistenti erano 100.106, oggi il numero di quelli posti sul mercato in quantità superiore 1 tonnellata è stimato intorno a 30.000. Circa 140 di queste sostanze sono state identificate come prioritarie e sono sottoposte ad una valutazione del rischio effettuata dalle autorità degli Stati membri secondo il Regolamento 793/93.

Gli attuali processi di valutazione e classificazione delle sostanze chimiche sono stati quindi estremamente lenti ed inefficaci. Inoltre, in alcuni casi, si è verificato una differente caratterizzazione di una stessa sostanza fra vari Stati membri, come avviene per esempio con il DINP (Di-iso-Nonil Ftalato), un composto appartenente alla classe degli ftalati utilizzato per ammorbidire le plastiche in PVC, che è considerato cancerogeno in Inghilterra mentre in Danimarca no (Greenpeace, 1997). In Italia, invece, a seguito del lavoro condotto da Greenpeace, nel 1999 è stato emanato un decreto che impone la presenza di non più dello 0,05% in peso di uno o più ftalati, fra cui il DINP, nei giocattoli fabbricati in plastica morbida, per bambini di età compresa tra 0 e 36 mesi.

Oltre la lentezza dei processi di valutazione e di classificazione, e l'inefficacia nel controllo della pericolosità dei composti prodotti, la vecchia legislazione non ha generato una adeguata informazione sulle sostanze usate nei beni di consumo ed un corretto accesso dell'opinione pubblica a queste informazioni. Per queste ragioni la Commissione europea, sollevando una serie di contraddizioni e critiche alla precedente legislazione, nel febbraio 2001 ha adottato un Libro Bianco dal titolo “Strategia per una politica futura in materia di sostanze chimiche”. Nell'Ottobre 2003, la Commissione ha pubblicato la proposta legislativa, nota come “REACH” (Registration, Evaluation and Authorisation of Chemicals), che ha lo scopo di creare un sistema uniforme in cui tutti i composti, compresi quelli immessi sul mercato dopo il 1981, dovranno essere registrati e dichiarati, mentre l'impiego di quelle sostanze particolarmente pericolose, per le quali la scienza riserva forti preoccupazioni sul loro impatto, sarà sottoposto ad un processo di autorizzazione.

Il sistema “REACH” si articola in tre fasi principali:

Registrazione: i produttori avranno l'obbligo di registrare le sostanze prodotte ed importate in quantità superiori ad 1 tonnellata per anno (circa 30.000 composti esistenti), inviando un dossier di registrazione contenente dati sulla sicurezza alla Agenzia Chimica Centrale (con sede a Helsinki). E' previsto un periodo di 11 anni per completare questa prima fase del sistema (per raccogliere tutte le informazioni relative alle proprietà, rischi e usi delle sostanze), in cui avranno priorità di registrazione i composti prodotti in grossi volumi e quelli che presentano proprietà pericolose. In particolare, si prevede che le sostanze saranno registrate entro questo ordine temporale (dopo la entrata in vigore del Regolamento):

3 anni – sostanze prodotte in quantità superiori a 1000 tonnellate l'anno; sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione

6 anni - sostanze prodotte tra 100 - 1000 tonnellate per anno

11 anni – sostanze prodotte in quantità annue tra 1 - 100 tonnellate

Valutazione: esperti nazionali in associazione con l'Agenzia Chimica valuteranno questi data sulla sicurezza di alcuni composti, in particolare quelli prodotti o importati in quantità elevate (superiore a 1000 tonnellate per anno) o per i quali esiste una fondata preoccupazione sul loro impatto. Nel caso di composti particolarmente pericolosi, la valutazione potrebbe essere seguita da autorizzazione.

Autorizzazione: i composti particolarmente pericolosi saranno sottoposti ad un processo autorizzativo. Queste sostanze saranno gradualmente eliminate, a meno che l'industria non dimostri di avere un “controllo adeguato” del rischio legato al loro impiego (ovvero che un uso specifico di questi composti possa presentare un rischio trascurabile o accettabile), tenendo in considerazione il suo beneficio socio-economico, in mancanza di alternative più sicure e misure per minimizzare l'esposizione. Questi composti definiti “particolarmente preoccupanti” includono composti cancerogeni, mutageni, tossici per la riproduzione; sono persistenti, bioaccumulanti e tossici; distruttori endocrini. In questo sistema si tende a sollevare principi e finalità, considerati di prioritaria importanza per la nostra tutela e quella delle generazioni future, fra i quali:

1. spostare l'obbligo di raccogliere le informazioni e le prove sulla sicurezza dei composti (caratterizzazione del rischio) dalle autorità dello stato alle compagnie industriali.

2. rendere l'industria responsabile al fine di garantire la sicurezza in tutte le fasi, dalla produzione all'impiego di composti chimici.

3. prevenire la produzione e l'uso di composti molto pericolosi ed aumentare l'impiego di quelli alternativi.

4. promuovere l'innovazione verso prodotti e processi puliti.

La Commissione europea ha stimato che il costo di attuazione del sistema REACH potrebbe variare tra 2,8 e 5,2 miliardi di euro ripartiti su 11 anni. Questo importo rappresenta meno dello 0,1% del fatturato annuale dell'industria chimica della UE. D'altro canto, i vantaggi per la salute umana sono stimati sempre dalla Commissione intorno a 50 miliardi di euro. È un dato di fatto che la maggior parte della spesa legata all'implementazione del REACH (circa l'85%) sia legata alla attuale carenza di informazioni sulle proprietà dei composti, nonostante queste stesse sostanze siano state messe in commercio per più di una generazione. L'implementazione del sistema REACH contribuirà allo sviluppo di tecnologie a basso impatto ambientale, darà l'avvio ad un maggior flusso di comunicazione lungo tutta la filiera, dal produttore al consumatore, aumenterà la fiducia nell'industria chimica da parte di lavoratori, consumatori e comunità locali, in sintesi rappresenterà un investimento futuro per il mercato. Greenpeace sostiene i principi cardine presenti nella corrente riforma della politica chimica europea, ma ritiene che debbano essere introdotti alcuni aspetti di fondamentale importanza affinché la futura legislazione possa realmente tutelare l'ambiente e la salute pubblica, ovvero:

1. L'obbligo di Sostituzione di quei composti particolarmente pericolosi laddove esistono delle alternative più sicure. L'attuale bozza del documento permetterà l'autorizzazione dell'uso di composti altamente pericolosi, in quanto l'esistenza di una alternativa non è ragione sufficiente per determinare la mancata autorizzazione.

2. Trasparenza, questo diritto democratico molto spesso è stato subordinato a particolari interessi economici. L'opinione pubblica e tutta la filiera degli utilizzatori, ovvero commercianti, distributori e consumatori perderanno informazioni rilevanti su ciò che viene prodotto e distribuito.

3. Composti chimici nei beni di consumo importati. La corrente bozza della riforma potrebbe rendere possibile l'impiego di sostanze chimiche non testate a livello sperimentale negli articoli d'importazione.

L'obiettivo è quello di arrivare all'emanazione di una legislazione forte, attraverso la quale venga fornita una adeguata informazione sulla pericolosità dei composti che le industrie producono e commercializzano allo scopo ultimo di arrivare all'eliminazione della produzione e dell'impiego di quei composti chimici pericolosi. L'opinione pubblica, in qualità di consumatore, ha il potere di orientare il mercato e quindi necessariamente le produzioni chimiche verso alternative più sicure per l'uomo e per l'ambiente.

Nel maggio del 2003, la Commissione europea ha indetto una consultazione pubblica sulla riforma della chimica europea.

>> consulta il documento “Guida alla Consultazione della Commissione europea” proposto da Greenpeace, Friends of the Earth, European Environmental Bureau e WWF: versione pdf italiana | versione pdf inglese.

Data articolo: ottobre 2007

Per ulteriori informazioni:

Greenpeace Italia
Viale Manlio Gelsomini, 28
I-00153 Roma
Phone: +39 06 57299944
Mobil: +39 348/3988607

Greenpeace Italia

Importante documentazione correlata all'articolo:

La “Casa dei Veleni”

Rapporto sulle anguille (pdf)

La guida al sistema Reach (pdf)

Il Rapporto “Eau de Toxines” (pdf)

Sintesi del repporto “A present for life” (pdf)

La “Chemical House” on line di Greenpeace UK

La posizione di Greenpeace sui test animali (pdf)

Il Rapporto “Sostanze chimiche fuori controllo” (pdf)

La guida ai composti nei prodotti d'uso comune (pdf)

Il rapporto “Additivi chimici nei prodotti di consumo” (sintesi) (pdf)

Il rapporto “Additivi chimici nei prodotti di consumo” (rapporto integrale) (pdf)




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