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Tossicologia

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Antidepressivi


redazione ECplanet

Quelli più classici sono detti “triciclici”. Possono provocare secchezza della bocca, sudorazione, stanchezza, disturbi visivi, tachicardia, palpitazioni, cefalea, sonnolenza, vertigini. A dosi più elevate possono dare tremori e anche crisi convulsive, eccitazione, stati confusionali, allucinazioni, ansia, insonnia e manifestazioni psicotiche. A questi si aggiungono una serie molteplice di “disturbi” vari, riscontrati con minore frequenza, che possono andare da problemi epatici o intestinali, alla caduta dei capelli, sino all'infarto e all'ictus. Il 29 dicembre 1987 è stato introdotto sul mercato internazionale e successivamente su quello italiano un nuovo farmaco antidepressivo: la fluoxetina, commercializzato in Italia sotto il nome di Prozac o Fluoxeren. È stato reclamizzato come il farmaco miracoloso del XX Secolo e sono comparsi molti articoli, con una ben orchestrata campagna stampa, che lo propagandavano come “la pillola della felicità”.

Dopo i primi entusiasmi sono iniziate ad arrivare le segnalazioni degli effetti collaterali: estremamente allarmanti. Non si tratta infatti della comparsa di eritemi o allergie al prodotto, quanto al fatto che l'assunzione del Prozac indurrebbe a commettere suicidio, in alcuni casi all'omicidio. È evidente che la possibilità di commettere suicidio è alta nei pazienti depressi, ma è altrettanto vero che molti depressi restano tali senza mai pensare neanche lontanamente di suicidarsi. Nel febbraio del 1990 l 'American Journal of Psychiatry usciva con un articolo scientifico dal titolo “Emergence of Intense Suicidal Preoccupation During Fluoxetine Treatmen”; in questo studio si evidenziava che l'assunzione di Prozac può indurre pensieri e tentativi suicidari anche in coloro che precedentemente non avevano tali ideazioni ed intenzioni. Questi pensieri spariscono a distanza di due o tre mesi dalla sospensione della terapia. L'identico fenomeno veniva descritto dal Journal of the American Accademy of Child and Adolescent Psychiatry, in un articolo intitolato “Emergence of Self Destructive Phenomena in Children and Adolescent During Fluoxetine Treatment” del marzo 1991.

La correlazione tra assunzione di Prozac e comparsa di idee suicidarie particolarmente intense e violente, così come descritta negli articoli scientifici citati, in persone che mai prima avevano avuto tali pensieri; la scomparsa di tali ideazioni dopo la sospensione del trattamento con Prozac (in un periodo di due tre mesi dalla sospensione); le affermazioni fatte dagli stessi pazienti in terapia... non lasciano adito a dubbi. Alcuni pazienti hanno affermato, e cito ancora una volta l'American Journal of Psychiatry: “la fluoxetina (Prozac) mi aveva reso capace di commettere il suicidio con successo”, “la fluoxetina è un farmaco mortale”.

Da notare che le persone coinvolte nello studio scientifico citato non solo svilupparono idee di suicidio, ma in diversi casi tentarono di commetterlo con modalità tali da cercare di evitare ogni tentativo di salvarli. Alcuni acquistarono o si procurarono armi da fuoco. Altri si sono dichiarati perseguitati da idee suicidarie così intense e violente che togliersi la vita sembrava essere l'unico modo di farle cessare. Gli effetti descritti si manifesterebbero in una percentuale di pazienti che assumono Prozac che può variare dal 1,3 al 7,5 %. Se rapportiamo questo numero alla popolazione che fa oggi uso di questo farmaco otteniamo cifre impressionanti. Negli Usa vi sono dai 6 ai 10 milioni di persone che assumono il Prozac. In Europa e in Italia il loro numero è in costante crescita.

Nell'arco di sei ani il Prozac ha accumulato ben 26.623 casi riportati (solo negli USA) di reazioni collaterali e 1.885 casi di tentativo di suicidio, numeri superiori a qualsiasi altro prodotto in commercio da decenni. A seguito dei tentativi di suicidi e dei suicidi avvenuti negli USA vi sono attualmente 170 cause civili e penali intentate contro l'industria produttrice del Prozac, la Eli Lilly , per i decessi o per i gravi effetti collaterali provocati dalla assunzione di Prozac. Il numero di persone colpite è tale che si sono riuniti in una associazione spontanea di consumatori denominata “Gruppo di supporto dei sopravvissuti del Prozac”.

Nel rapporto annuale del 31 dicembre 1992 della Eli Lilly ai propri azionisti (item 3 parte 1), la compagnia farmaceutica afferma che non vi è motivo alcuno di preoccupazione poiché qualsiasi sia il risultato delle azioni penali nei suoi confronti “queste non provocheranno alcun pericolo che possa avere effetto sulla nostra consolidata posizione finanziaria”. Oltre ai casi di suicidio vi sono anche diversi casi di suicidio-omicidio-strage. Nel settembre del 1988 J. Wesbecker, un tranquillo lavoratore che soffriva di depressione: durante la terapia instaurata con Prozac, dopo essersi impossessato di un'arma ha ucciso otto suoi colleghi di lavoro e ne ha feriti altri dodici, prima di togliersi egli stesso la vita.

Nel corso del 1992 le proteste dei cittadini hanno fatto sì che la FDA (Food and Drug Administration: l'ente governativo americano che controlla i prodotti farmaceutici) accettasse di fare una seduta supplementare e di ascoltare le testimonianze delle vittime del Prozac attraverso un consiglio di revisione composto da una dozzina di esperti. Nonostante la drammaticità dei casi e le testimonianze raccolte i membri di quella commissione stabilirono che il Prozac era abbastanza sicuro e rinnovarono la sua autorizzazione al commercio.

Una successiva indagine ha permesso di appurare che almeno 8 di quegli esperti sono nel libro paga della Eli Lilly (l'industria che produce il Prozac), e che ricevono centinaia di milioni l'anno a testa, da quell'industria farmaceutica, per i loro “progetti di ricerca”. Grazie alla legge sulla libertà di informazione che vige negli USA, il Comitato dei Cittadini per i Diritti dell'Uomo ha ottenuto recentemente dalla FDA copia integrale dei documenti relativi alla fase di ricerca sperimentale sul Prozac. Ho potuto avere copia integrale di questa documentazione e studiarla con cura ?

Sulla base di questi documenti si evidenzia che:

a) durante la fase sperimentale condotta sul Prozac, le procedure scientifiche sono state ripetutamente violate.

b) le linee guida dei test sperimentali sono state impostate così che ogni e qualsiasi caso di ideazione suicidaria non venisse riportato, così come qualsiasi sintomo di depressione.

c) la Eli Lilly non ha rivelato, sempre durante la fase sperimentale, la comparsa di una serie di episodi di effetti psicotici (52 episodi). In questo modo gli effetti collaterali dovuti a farmaco sono risultati molto inferiori a quanto siano nella realtà.

d) la Eli Lilly ha chiesto e ottenuto che gli sperimentatori non registrassero e segnalassero molti effetti collaterali e che questi venissero ignorati e classificati come sintomi della depressione di cui gli individui sottoposti agli esperimenti soffrivano.

e) lo studio originario della FDA sul Prozac concludeva affermando che tale farmaco non era più efficace del placebo. È stata allora introdotta una variazione dei parametri statistici di riferimento e lo studio è stato ricontrollato, utilizzando solo quei soggetti che prendevano anche altri antidepressivi, mostrando così l'efficacia del Prozac.

I responsabili della Eli Lilly dichiarano che questa è una mera campagna denigratoria e che il Prozac o Fluoxetina è un medicinale sicuro. Alcuni anni or sono la Eli Lilly aveva prodotto e venduto il Des, un farmaco che provocava il cancro; nel 1985 non denunciarono la morte di quattro persone che avevano assunto l'Oraflex, un altro loro prodotto farmaceutico. La Eli Lilly ha prodotto in passato anche il metadone, commercializzato con il nome di Dolophine in onore di Adolf Hitler, l'elisir di eroina contro la tosse (negli anni '30) e ha condotto per anni ricerche per conto della CIA, su come produrre industrialmente grandi quantitativi di LSD. Sinceramente non sono in alcun modo interessato ai profitti della Eli Lilly, ma vorrei ricordare che altri farmaci sono stati banditi dal mercato per motivi molto meno gravi.

Autore: Dott. Roberto Cestari
Fonte: tratto da “L’inganno psichiatrico” e pubblicato da disinformazione.it




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