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a cura di Anna Ermanni

Praticare attività fisica, molto spesso può aiutare a prevenire il rischio di fratture all'anca, specialmente nelle donne anziane, anche se per il momento non sono ancora note né la durata, né il tipo di esercizio fisico che possano contribuire a questo tipo di prevenzione. Una delle attività più diffuse e comuni negli anziani è senza alcun dubbio camminare o passeggiare a piedi, e in questo ambito esistono alcune osservazioni sperimentali secondo cui tale tipo di attività fisica possa contribuire a incrementare la densità ossea a livello del femore, riducendo in questo modo l'incidenza di fratture all'anca.

Sul numero di novembre della rivista JAMA, sono stati pubblicati i risultati di un ampio studio prospettico (Nurses' Health Study, iniziato nel 1986 in 11 stati americani) condotto per valutare l'eventuale associazione tra l'attività fisica praticata nel tempo libero, in particolar modo camminare, e il rischio di frattura dell'anca in 61.200 donne (età compresa tra 40 e 77 anni, e 98 per cento di razza bianca) in post menopausa senza diagnosi di tumore, disturbi cardiaci, ictus e osteoporosi. In particolar modo è stata analizzata attraverso modelli statistici, l'associazione tra incidenza di traumi lievi o moderati, con conseguenti fratture e il tempo trascorso facendo attività fisica, camminando, stando seduti o stando in piedi.

Dopo un follow-up di 12 anni, sono stati identificati 415 casi di frattura all'anca. Inoltre, in seguito ad aggiustamento statistico per altre variabili (età, indice di massa corporea, terapia ormonale, abitudine al fumo e regime alimentare) è stato possibile stimare che il rischio di frattura si abbassa dell'ordine del 6 per cento (Ci 95 per cento) in corrispondenza di un incremento pari a 3 equivalenti metabolici (EM) per ora di attività alla settimana (corrispondente a 1 ora settimanale di camminata a passo accelerato). Le donne che camminano regolarmente con consumo metabolico superiore a 24 EM/h presentano una diminuzione del rischio pari a 55 per cento (RR 0,45; CI 95 per cento), rispetto alle pazienti che conducono una vita sedentaria (indice metabolico pari a 3), e tale riduzione si verifica indipendentemente dal peso corporeo individuale.

La diminuzione del rischio di fratture associata ad attività fisica è stata riscontrata nelle donne non trattate con terapia ormonale mentre tale tendenza non è stata osservata nelle pazienti che avevano assunto una terapia sostitutiva. Nelle donne che non praticano altri tipi di attività fisica, camminare per 4 ore settimanali produce una riduzione dell'incidenza di fratture pari a 41 per cento, rispetto a quelle che svolgono questa attività per meno di 1 ora alla settimana.

In conclusione, questa analisi mostra che praticare attività fisica a livelli moderati, comprese quindi passeggiate e camminate a piedi, aiuta in modo evidente a diminuire il rischio di fratture all'anca, e contribuisce a rafforzare la struttura ossea femorale. Nel campo della prevenzione sarebbe auspicabile, dunque, che le donne anziane in postmenopausa facessero delle passeggiate a piedi per almeno qualche ora alla settimana.

La ricerca è stata pubblicata dai periodici "Jama" e "Medico e paziente".




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