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di: Alessio Mannucci

Si è recentemente tenuto un convegno indetto dalla WADA (World Anti-Doping Agency) per discutere quali strategie adottare nella battaglia contro gli AGM (Atleti Geneticamente Modificati) in vista delle prossime Olimpiadi di Atene. A lanciare l'allarme sono stati alcuni scienziati come Lee Sweney, professore di fisiologia e medicina della University of Pennsylvania, un pioniere nell'uso del gene IGF-1 (Insulin-like Growth Factor) per ricostruire tessuti muscolari danneggiati, che dicono che il pericolo è reale.

Sweney ha raccontato di essere stato sobillato di richieste dopo aver annunciato i suoi successi nel potenziamento muscolare di alcuni topi da laboratorio. Gente disposta a spendere fino a 100.000 dollari per avere muscoli da culturista. Nonostante, almeno ufficialmente, le ricerche siano state frenate dopo 3 morti sospette, si è già creato un “mercato nero”, e non è una novità, che ha allertato la WADA. A questo scenario già inquietante, si è aggiunto il timore che l'apparato scientifico della ex Unione Sovietica, un tempo all'avanguardia in questo genere di esperimenti, possa inserirsi di prepotenza in questo nuovo mercato illegale.

MANIPOLAZIONI DI MASSA

Molti degli scienziati sovietici costretti a lasciare il campo dopo il collasso dell'URSS, grazie al neo-liberismo possono mettere su tranquillamente una piccola clinica privata e mettere nuovamente a frutto la propria scienza in materia. A lanciare questo allarme sono state le autorità russe. In particolare da Nikolai Durmanov, impegnato nella lotta al doping, preoccupato dai possibili, incontrollabili, sviluppi. Theodore Friedmann, membro della WADA e una delle autorità mondiali nel campo delle terapie geniche, dice che anche in USA metter su un laboratorio di questi tempi non è un'impresa tanto ardua: servono circa 10 milioni di dollari e la conoscenza di un laureato in biologia molecolare.

Altri esperti anti-doping tendono invece a minimizzare. Ad esempio Jacques de Ceaurriz, a capo di un laboratorio parigino che ha sviluppato un test delle urine per identificare l'eritropoietina, una droga che viaggia nel sangue, e lo steroide “modificato” tetrahidrogestrinone (THG), ha dichiarato che “la peggiore cosa che si può fare è alimentare il panico. Per il momento il pericolo di doping genetico non esiste. Forse tra 10 o 15 anni, se la comunità scientifica non si adopererà per scongiurarlo”. (Abbello…)

Secondo la WADA, l'unica cosa che ancora non esiste è un sistema di anti-doping genetico, ed è questo il vero pericolo. Dato che i sistemi di controllo tradizionali basati su processi chimici sono del tutto inutili. L'unica tecnologia utilizzabile al momento è la biopsia muscolare che esegue uno scanning genetico sfruttando tecniche di MRI (Magnetic Resonance Imaging). Ma è tutto da sperimentare. Inoltre lo scanner MRI è una macchina piuttosto ingombrante e non facilmente trasportabile.

HACKING THE GENETIC CODE

Esattamente come avviene per un sabotaggio informatico, il doping genetico sfrutta dei virus prodotti in laboratorio e poi inseriti nell'organismo per provocare una alterazione a livello cellulare. L'unica differenza è che ad andare in tilt è un sistema organico, in particolare umano, che ci lascia le penne.

E la chiamano “terapia genica”.

USA Today 14/04/04

E-mail: Alessio Mannucci




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