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Quando cala il desiderio


di: Johann Rossi Mason

Se la prospettiva di un incontro sessuale non innesca più alcuna reazione, si parla del calo di desiderio. E se la situazione si protrae e non è legata a cause contingenti, può ledere profondamente la relazione tra i partner. Ecco come riconoscere i segnali di allarme e riattivare la comunicazione intima.

A ben pensarci è singolare come una attività naturale, spontanea e antica come il sesso, necessario per la riproduzione della specie, risulti tra le più problematiche, ansiogene e carica di aspettative. Forse perché al sesso, ormai scollegato dalla funzione riproduttiva è stata delegata parte della nostra felicità oltre al gravoso compito di tenere unita la coppia, gratificarla e stabilire un rapporto d'amore che preveda necessariamente dell'attrazione fisica. A partire da ciò, ossia da quanto abbiamo investito in questa attività, ecco sorgere ogni tipo di problema in grado di mettere in dubbio l'intera persona.

Entrambi i sessi ormai sono convinti sostenitori della ‘prestazione’ che, appunto, significa ‘prestarsi’ e non ‘dimostrare’ e dietro ad ogni incontro sessuale può nascondersi lo spettro dell'ansia e manda tutto all'aria. Tanta complessità, fisica, emozionale e biologica non poteva che favorire l’insorgenza di nuove ‘patologie’: fisiche come i disturbi dell’erezione, l’incapacità di mantenerla, funzionali come il dolore durante il rapporto e psicologici come l'ansia da prestazione e tutta la gamma dei disturbi della libido, ossia del desiderio.

Già, perché per fare l'amore, o anche solo per avere un rapporto sessuale occorre la ‘motivazione’ che muove a cascata una serie di reazioni chimiche ed emozionali molto complesse. E se manca il desiderio, se scompare completamente, se anche la prospettiva di fare del sesso non accende più alcuna reazione ci possono essere due spiegazioni: un periodo molto stressante, un lutto, uno stato di depressione, insomma situazioni che impegnano la mente del soggetto verso la risoluzione di situazioni che non prevedono l'abbandonarsi al piacere oppure la presenza di una ‘anoressia sessuale’, che significa proprio mancanza di desiderio, mentre il termine tecnico è ‘disturbo da desiderio sessuale ipoattivo’.

L'anoressia sessuale

Il disturbo è maggiormente invasivo e subdolo nelle coppie, nelle quali non solo uno dei due non prova più nessun desiderio ma crolla in modo significativo anche l'intimità, il contatto fisico non finalizzato al sesso, le affettuosità, le carezze, i baci, gli abbracci. Il corpo dell'altro non ispira più alcun contatto, il proprio non è più percepito come oggetto di piacere. Da malattia di un solo partner l'anoressia sessuale mina in profondità il rapporto e può portare a crisi profonde, a ferite dell'amor proprio, a rancori silenziosi. L'altro, lui o lei che siano pensa di essere meno importante, è addolorato dal non essere desiderato, crede meno nel proprio potere seduttivo, l'intimità si avvia verso un triste declino. “In fondo si potrebbe definire una patologia della comunicazione intima” afferma il professor Fausto Manara, psichiatra, sessuologo e professore associato all'Università di Brescia “Il sesso in fondo è una attività che si rinforza con la pratica e abbandonarlo significa entrare in una spirale in cui risulta difficile recuperare il desiderio perduto. Il disturbo, per essere considerato tale, deve avere caratteristiche ben precise, essere persistente e ricorrente, il cui il soggetto si percepisce come ‘asessuato’, e non va confuso con la mancanza di desiderio che periodicamente può colpire chiunque nel corso di una vita sempre più stressante e frenetica”.

Cause e rimedi

L'inibizione del desiderio è in fenomeno che colpisce entrambi i sessi, al contrario di quanto si sia portati a pensare è l'opinione di Manara: “Gli uomini sono spaesati dalle richieste delle partner che chiedono un uomo remissivo e dolce nel quotidiano ma predatore e aggressivo tra le lenzuola. Orientarsi in questa contraddittorietà è piuttosto difficile per il maschio che tra le due opzioni può scegliere la terza, quella di sottrarsi”. La ‘tabula rasa’ della libido è un disturbo sessuale emergente - gli specialisti sono concordi - la persona colpita smette semplicemente di pensare al sesso, lo dimentica, non prova più emozioni, perde la capacità di avere fantasie e sogni erotici. Le cause? Ambientali, per ripicca nei confronti del partner ma anche legate alla personalità del soggetto. Le donne che soffrono del disturbo sono spesso persone che riversano le loro energie nel lavoro, che non credono in loro stesse, nel proprio potere seduttivo e veicolano le proprie energie in ambiti gratificanti, come se volessero proteggersi dalle delusioni, dal timore di essere rifiutate o non amate. In questi casi una psicoterapia individuale può essere affiancata a un programma di rieducazione sessuale, una sorta di ‘fisioterapia’ del corpo che ha lo scopo di entrare in sintonia col corpo, spesso considerato un involucro da strapazzare, sottoporre a privazioni e non elemento integrato della mente, sinergico, complice e spia delle nostre insicurezze. Altri, donne e uomini diventano vittime di una perfezione estetica, di un ideale irraggiungibile che nega qualsiasi rapporto con gli altri.

Maschi spaesati

Tutto comincia e finisce dentro di sé, in questo caso l’anoressia nervosa, alimentare finisce per coincidere con quella sessuale. Anche perché la drastica produzione alimentare provoca la mancata produzione di importanti ormoni, tra cui quelli sessuali che partecipano all’innesco del desiderio.

Le quattro fasi del rapporto

1 – Relazionale – i due si incontrano e comunicano allo scopo di conoscersi meglio e verificare la compatibilità, anche sessuale;

2 – Ludica – I partner sperimentano il sesso come fonte di piacere e gratificazione;

3 – Riproduttiva – La coppia si mette in gioco allo scopo di avere figli con un progetto a lungo termine, ma il corpo della donna si trasforma al servizio del bambino e può perdere parte della sua carica sessuale;

4 – Stabilizzatrice – Il sesso agisce come coesivo della coppia, la piacevolezza e la gratificazione che ne derivano in qualche modo può garantire la stabilità del nucleo familiare.

La relazione tra eros e gola

Cibo e sesso sono culturalmente legati, giacché entrambi servono alla sopravvivenza, alla socializzazione e procurano gratificazione. I piaceri della gola sono in molte religioni collegati a quelli della libido, nei periodi di festività religiosa al divieto di mangiare corre parallelo quello di avere rapporti intimi. Il ‘peccato originale’ viene rappresentato con la metafora della mela. Più tardi l'ascetismo si configura nell'astenersi dai piaceri terreni e tra i primi vi sono ovviamente i nostri, l’anoressia mentale allo stesso modo vede il rifiuto sia del cibo che della sessualità, su entrambe si esercita repressione e controllo.

Mangiare, oltre che un atto fisiologico, assume connotati psicologici, non si mangia solo per nutrirsi o meglio, non solo per nutrire il corpo ma anche l’anima. Ne sanno qualcosa le donne bulimiche (che ne sono colpite in misura dieci volte superiore rispetto alla popolazione maschile), o comunque tutti coloro che nel cibo cercano conforto, amore, consolazione, necessità di placare l’angoscia, di comare un vuoto interiore.

© Yourself 2004

Johann Rossi Mason
E-mail: jobres@ecplanet.com
Sito personale: Comuni-CARE




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