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Nuovo studio sulla caffeina
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redazione ECplanet

La caffeina sembra prevenire i sintomi tipici della SM nei topi

È possibile che in futuro la caffeina offra ai ricercatori un aiuto nel trattamento della SM.

Alcuni ricercatori della Cornell University di Ithaca (NY) hanno dimostrato che topi da laboratorio a cui è stata somministrata caffeina per un equivalente umano di 6/8 tazzine al giorno, si mostravano protetti dalla Encefalomielite Autoimmune Sperimentale (EAE), una malattia utilizzata dai ricercatori come modello animale della SM umana.

I risultati sono stati presentati il 7 Aprile al congresso Experimental Biology 2008, nel contesto nel 95esimo Congresso Annuale dell’Associazione Americana Immunologi a San Diego.

Gli autori dello studio sottolineano che per ora è stato dimostrato solo che la caffeina scongiura gli effetti tipici della SM nei modelli da laboratorio; con questo non intendono sostenere il consumo di esagerate quantità di caffé per prevenire la SM, dal momento che vi è necessità di ulteriori studi per accertare il ruolo della caffeina nel blocco dei recettori nelle malattie autoimmuni.

Nei pazienti affetti da SM il sistema immunitario attacca e danneggia i tessuti nervosi a livello cerebrale e spinale, causando paralisi, difficoltà di linguaggio e visione, fino a compromettere le funzioni mentali. Sia nei modelli umani che in quelli animali quando si verifica un'infiammazione a livello cerebrale le cellule danneggiate provocano una risposta immune rilasciando Adenosina Trifosfato (ATP) che si scompone in Adenosina.

Tale sostanza è importante in molti processi biochimici, tra cui i trasferimenti di energia ed il sonno; l'adenosina comincia a degradarsi subito dopo la creazione, ciò significa che il corpo deve usarla appena possibile. I ricercatori riportano che quando l'adenosina si lega a uno dei quattro tipi di recettori in un'area del cervello chiamata plesso coroideo, si aprono dei canali che permettono a delle cellule immuni, i Linfociti-T, di permeare il cervello. Nei modelli da laboratorio affetti da EAE e in quelli umani affetti da SM questi linfociti-T danneggiano la mielina che circonda i nervi provocando i sintomi simil-SM.

I ricercatori, utilizzando topi modificati geneticamente, hanno indagato se l'adenosina e i suoi recettori siano veramente responsabili della EAE. I topi modificati erano sprovvisti di un enzima sintetizzante adenosina chiamato CD73. Durante i test si è riscontrato che, effettivamente, un numero inferiore di linfociti riusciva a raggiungere la barriera cerebrale e i topi non manifestavano la EAE. Usando le cellule immunitarie di questi topi i ricercatori hanno determinato che l'enzima CD73 esercita un ruolo nell'EAE solo perché aiuta a creare adenosina al di fuori del plesso coroide.

Per comprovare questa ipotesi è stata utilizzata la caffeina, nota per la sua capacità di bloccare i recettori della adenosina, che impedendo l'accesso dei linfociti nella barriera emato-encefalica ha evitato danni dei tessuti nervosi nei topi con EAE. Nello studio i topi che hanno bevuto alte quantità di acqua con caffeina non hanno mostrato sintomi simil-SM. Nonostante non ci sia ancora modo di rilevare la SM prima della comparsa dei sintomi, questi risultati lasciano intravedere una speranza per la protezione dalle ricadute.

Data articolo: aprile 2008
Fonte: Cornell Chronicle Online




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