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Scoperto un metodo allunga-vita
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a cura della redazione GT

I primi a goderne sono stati i vermi

Scoperto un metodo per allungare la vita, almeno quella dei vermi. Ma non è escluso che possa funzionare anche negli esseri umani. Ricercatori coreani, in uno studio pubblicato sulla rivista Nature Genetics, hanno utilizzato una proteina per allungare i “telomeri”, delle particolari strutture attaccate alle estremità dei cromosomi, che proteggono il Dna dai processi di senescenza cellulare. Lo studio, guidato da Junho Lee, della Yonsei University (Seoul), ha rivelato che i vermi così modificati vivono di più. Non solo.

Sono anche in grado di trasmettere i telomeri “giganti” alla prole, che eredita quindi la longevità dei genitori. I telomeri sono presenti nei mammiferi e nell'uomo e, secondo i ricercatori, è possibile che, agendo sui telomeri, si possa prolungare la durata della vita. Già studi precedenti hanno indicato come, anche negli esseri umani, telomeri “lunghi” siano associati ad una minore mortalità, indipendentemente da altre caratteristiche genetiche. È stato ipotizzato che la lunghezza dei telomeri possa influenzare la sopravvivenza perché queste strutture si accorciano progressivamente dopo la nascita e, quando sono completamente “consumate”, le cellule non sono più in grado di replicarsi e muoiono.

Così, i ricercatori hanno trattato un verme nematode, il “Caenorhabditis elegans”, con la proteina HRP-1, che induce un allungamento dei telomeri. E hanno osservato che la modifica aumentava la durata della vita dei vermi. Inoltre, questo aumento non poteva essere direttamente provocato dalla HRP-1 perchè i figli, che ereditavano i telomeri lunghi, avevano una maggiore sopravvivenza malgrado i livelli di HRP-1 fossero normali. I ricercatori hanno anche scoperto che i telomeri lunghi non si limitano ad assicurare che la cellula possa replicarsi moltissime volte, prima di morire.

Ulteriori esperimenti sui vermi, infatti, hanno indicato che telomeri di grandi dimensioni impediscono anche che le cellule possano essere danneggiate e uccise dallo “stress ambientale”. In particolare, le rendono più resistenti alle temperature eccessive.

In collaborazione con la redazione GT




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