
Psicologia
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 Volo: dalla paura al piacere Così si vince la fobia del secolo
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 Calma e Concentrazione (Videocorso DVD) Come ottenere chiarezza e lucidità ment ... Scritto il 16-03-2008:18:09 |
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 I meccanismi della risata "Ah, ha, ah, hi, hi, hi, "
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 Teorie sul sonno Si stanno facendo una moltitudine di teorie sul perchè un essere umano ... Scritto il 26-05-2002:18:35 |
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 Il cervello vive nel passato Secondo uno studio scientifico pubblicato sulla rivista "Science", il ... Scritto il 26-05-2002:18:34 |
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Tele-dipendenza (parte 1)
Tele-dipendenza (parte 1)
di: Alessio Mannucci
“One nation under God has turned into one nation under the influence of one drug [chorus:] Television, the drug of the Nation Breeding ignorance and feeding radiation...” (“Televisione, la droga della nazione, alimenta l'ignoranza e diffonde radiazione...”)
Disposable Heroes of Hiphoprisy, “Hipocrisy is the Greatest Luxury”, 1992
DROGHE ELETTRONICHE
Droghe pervasive, ultrapotenti, in grado di plasmare le menti senza la necessità di introdurre nel sistema nervoso dell'utente sostanze chimiche. Droghe ad alta tecnologia che instillano nella coscienza una realtà alternativa.
La prima di queste nuove droghe elettroniche è stata la televisione. Anche se non invasiva da un punto di vista chimico, la tv dà luogo ad assuefazione e a danni psicologici non meno di una qualsiasi altra droga. L'esperienza televisiva consente di entrare in uno stato mentale piacevole e passivo che rinvia le preoccupazioni e le ansie della realtà così come quando si fa un “viaggio” con le droghe chimiche.

L'abitudine alla televisione distorce il senso del tempo, indebolisce i rapporti umani riducendo e talvolta eliminando le occasioni per parlare e comunicare. La televisione è la droga “par excellence” della società del dominio, uno strumento di coercizione, di lavaggio del cervello e di manipolazione poiché induce nel telespettatore uno stato di trance che è il punto di partenza per bombardare l'inconscio dell'utente con tutta una serie di ripetuti messaggi più o meno subliminali.
È la realtà da incubo che George Orwell, Marshall McLuhan, Wyndham Lewis e altri avevano previsto: la creazione di un pubblico-zombie, immerso nelle immagini-spazzatura, nei discorsi-spazzatura, nei media-spazzatura, nella politica cripto-fascista, condannato ad una vita tossica a basso livello di consapevolezza, assuefatto a determinati schemi di comportamento.
THE ADDICTION
Nel campo degli studi sulla comunicazione di massa, la teoria della dipendenza è stata proposta per la prima volta da S. Ball-Rokeach e M. deFleur nel 1976, in un articolo comparso sulla rivista “Communication Research”. Si tratta di un approccio “a largo spettro” che prende in considerazione il sistema di relazioni che regola i rapporti tra le audiences, i media e il sistema sociale nel senso largo del termine.
Il concetto-base della teoria è l'esistenza di un rapporto di dipendenza tra il pubblico e il sistema dei media: più l'audience dipende dai massmedia per l'informazione, più una società si trova in uno stato di crisi e instabilità, e maggiore sarà il potere dei media di influenzare l'opinione pubblica. Il tipo di dipendenza determina il grado di potere dei media in una certa situazione e in rapporto a determinate variabili.
Questa relazione di dipendenza varia a seconda del numero e del tipo di informazioni fornite in relazione ai bisogni del pubblico. Se ad esempio per un gruppo o individuo è fondamentale il divertimento e la televisione fornisce soprattutto programmi di informazione politica, la sua dipendenza da essa sarà assai meno consistente. La dipendenza dai media è più alta in presenza di elevati livelli di conflitto e di cambiamento sociale.

Vi sono tre tipi di effetti che sono funzione del grado di dipendenza delle audiences dai media: vi sono, anzitutto, cinque tipi di effetti cognitivi - la risoluzione di ambiguità, la formazione degli atteggiamenti, l'agenda setting, l'espansione dei sistemi di credenza, la chiarificazione dei valori; vi sono, poi, effetti affettivi - vale a dire la capacità dei media di influire su stati come la paura, l'ansia, ecc.; infine, gli effetti comportamentali - i messaggi dei media possono influire sull'attivazione/disattivazione dei comportamenti o sulla acquisizione di comportamenti nuovi.
L'ipotesi della tele-dipendenza, riprendendo il modello degli “uses and gratifications”, mostra come gli individui si servano dei media per raggiungere i loro obiettivi, ma anche come, nel contempo, divengano dipendenti nei loro confronti (M. DeFleur, S. J. Ball-Rokeach, “Teorie delle Comunicazioni di Massa”, Il Mulino, Bologna, 1995).
LA TELEDIPENDENZA: DALLE ORIGINI AGLI EFFETTI (a cura della Dott.ssa Monica Monaco)
La diffusione della televisione tra gli strumenti di comunicazione di massa ha gradualmente trasformato le abitudini quotidiane di molte persone. E' entrata nelle case occupando inizialmente il tempo libero e ricevendo ben presto una promozione da bene di lusso, in possesso di pochi, a bene di largo consumo e alla portata di tutti. L'utilizzo di questo mass-media si è guadagnato un posto di primo piano tra le attività quotidiane più diffuse, uno spazio che qualche volta finisce per trasformarne l'uso in abuso da parte di chi ne usufruisce per intere giornate, lasciando poco spazio ad un atteggiamento critico di fronte ai contenuti ricevuti.
La Tv, sempre più spesso, è additata come responsabile di numerose conseguenze negative sul pubblico e dell'origine di numerosi mali che affliggono la nostra attuale “società dello spettacolo”. Ciò, tuttavia, non può far dimenticare i suoi meriti e le sue capacità informative e, indubbiamente, non si può attribuire ad essa tutta la responsabilità della crescita, negli ultimi anni, del fenomeno della teledipendenza. Come ogni strumento di comunicazione, anche la televisione può essere utilizzata bene o male e può diventare oggetto da cui dipendere quando si ricercano soddisfazioni ai propri bisogni e quando, in una società come quella attuale, si assiste a gravi crisi delle istituzioni che hanno finito per delegare a questo mezzo di comunicazione compiti che non dovrebbe svolgere e per i quali la televisione non è stata progettata adeguatamente.
La teledipendenza, come molte altre moderne forme di dipendenza, rappresenta infatti il prodotto dell'incontro tra alcuni moderni fattori psico-sociali e determinati fattori comportamentali; i primi predispongono un terreno fertile su cui si possono sviluppare comportamenti errati che possono degenerare in diverse forme di dipendenza che, qualche volta, si ritrovano co-presenti nella stessa persona. Quando sono presenti moderne dipendenze come quella dal mezzo televisivo, infatti, si possono ritrovare anche altre forme di cosiddette “dipendenze senza sostanze” che spesso si associano ad essa, come la dipendenza da Internet o la dipendenza dallo shopping, magari di prodotti pubblicizzati attraverso la stessa Tv (Alonso-Fernandez, “Le Altre Droghe”, Edizioni Universitarie Romane, Roma, 1999 ), o la dipendenza dal cellulare, dagli sms, o, peggio ancora, la porno-dipendenza, la dipendenza da immagini pornografiche.
I principali fattori psico-sociali che hanno alimentato il proliferare dei comportamenti di abuso televisivo riguardano alcune trasformazioni delle funzioni sociali assolte dalla televisione, che è passata dall'essere considerata uno strumento di informazione e di intrattenimento nel tempo libero all'essere trasformata in un vero e proprio educatore di bambini e modello per gli adulti, divenendo uno “strumento umanizzato”, al punto da rappresentare una vera e propria compagnia virtuale, talvolta preferita in parte o in tutto a quella reale. In tal modo, i due propositi tradizionali della televisione, quello di “informare” e di “intrattenere”, sono stati amplificati fino al punto da giungere alla creazione di due atteggiamenti piuttosto diffusi: il primo, secondo il quale quello che è detto in televisione assume il valore di “realtà assoluta, incontestabile e inopinabile”, il secondo, per il quale si è creata un'equazione “tempo libero = uso dei mezzi di comunicazione di massa”, fra i quali la televisione ha sempre un posto in prima fila.

Tutto ciò ha comportato, nella sfera individuale di numerose persone, un impoverimento di esperienze dirette di confronto con la realtà, a vantaggio del proliferare delle attività di conoscenza della realtà mediate dai mezzi di comunicazione di massa, un processo che frequentemente tende a generare la confusione tra “realtà virtuale” e “realtà concreta”. La realtà televisiva ha cominciato a produrre dei veri e propri modelli di vita che sono diventati esempi da imitare, non solo per i bambini e per gli adolescenti, sempre più spesso educati e cresciuti dalla TV-genitore, ma anche per gli adulti, sempre più conquistati dai personaggi che spiccano nelle telenovele, nei film d'azione e nei varietà. La mancanza di modelli reali ha lasciato spazio al consumo di modelli televisivi, con cui identificarsi e di cui studiare approfonditamente, per ore ed ore, gli schemi comportamentali da interiorizzare e da riprodurre (Popper K., Condry J., “Cattiva Maestra Televisione”, Reset, Milano, 1994).
La presenza di persone che si possono vedere, ascoltare, di cui si conosce una storia (vera o pseudo-reale non importa) ha comportato “l'umanizzazione della televisione” ed ha assegnato ad essa un ruolo sociale di compagnia spesso molto importante, come nella terza età, ed altre volte abusato in fasce di età in cui sarebbe più facile e naturale lasciare spazio alle compagnie reali di amici e conoscenti. Pertanto, se la televisione conquista sempre più spazio nella vita delle persone è perché contemporaneamente la famiglia, la scuola e le agenzie di socializzazione sono spesso entrate in crisi o hanno accolto con troppa disponibilità le potenzialità di un mezzo che, rappresentando la realtà in modo così completo, sembra possa sostituirla, aiutando a trovare i pezzi che mancano per rispondere continuamente al bisogno di costruire e ri-costruire l'Identità. A questo si aggiunge l'aumento sempre crescente della complessità dell'organizzazione sociale, di fronte alla quale la dimensione virtuale diventa uno spazio dove è facile rifugiarsi alla ricerca di nuovi modi per adattarsi, di “modelli alla moda”, che consentano di stare al passo con i tempi per mantenere alte le possibilità di successo (La Barbera D., “Dipendenze Tecnologiche e Abusi Mediatici: Psicopatologia e Psicodinamica”, in “Psichiatria e Mass Media”, CIC, Roma, 2002).
Le importanti ricadute di questi fattori sociali hanno trasformato le abitudini quotidiane di molte persone, facendo leva anche su alcuni fattori comportamentali che predispongono alla dipendenza. Tra questi ultimi, assumono grande rilevanza nello sviluppo della teledipendenza due atteggiamenti comportamentali: il “teleabuso” e la “telefissazione”. Si intende fare riferimento ad una contemplazione quantitativamente eccessiva della televisione, che viene esercitata in modo regolare, sistematico e quotidiano. A questo proposito, occorre sottolineare quanto l'ingresso tra le abitudini quotidiane di tutti dell'uso della televisione abbia reso difficile tracciare la linea di confine tra utilizzo normale della televisione e suo abuso, che può predisporre alla teledipendenza.
È un'altra fonte comportamentale di propensione alla teledipendenza e coincide generalmente con una tendenza alla contemplazione anomala della televisione, in stanze semibuie, con un atteggiamento silenzioso e immobile, da soli o ignorando le persone presenti. Il comportamento descritto è estremamente determinante nell'etiologia della teledipendenza, in quanto comporta una propensione a lasciarsi catturare completamente dal messaggio televisivo, che può diventa facilmente “ipnotico”. Il potere conferito allo strumento di comunicazione televisivo, attraverso questo “atteggiamento passivo di fissazione”, raddoppia le potenzialità naturalmente ipnotiche della televisione, che possiede l'intrinseca capacità di saturare tutti i nostri canali sensoriali, creando una situazione di sovraccarico che è un'ottima base per ottenere facilmente una, più o meno lieve, alterazione dello stato di coscienza (Gamberoni G., “Ipnosi”, Demetra, Firenze, 2002).
Quest'ultima non deve essere considerata né una violenza televisiva, né uno stato negativo, ma può diventarlo se abitualmente diviene una condizione psicologica che media i messaggi televisivi che, in questo stato, non vengono controllati e selezionati attivamente. Il linguaggio televisivo comprende infatti immagini, suoni e sensazioni che possono impegnare tutti i nostri sensi e, soprattutto in soggetti predisposti e in condizioni ambientali adeguate come la penombra e il silenzio che inducono naturalmente uno stato crepuscolare, possono attivare una “confusione sensoriale” che attiva la parte emotiva del nostro cervello (l'emisfero destro), lasciando meno spazio alle aree del pensiero razionale. Per le stesse ragioni esposte, un comportamento altrettanto errato è quello della “fissazione anomala”, ossia quello costituito dall'abitudine di guardare la televisione mentre si svolgono altre attività intellettuali, non tanto perché si possono limitare queste ultime, bensì per il rischio di mantenere troppo impegnato l'emisfero cerebrale sinistro, deputato alla logica e alla critica e molto utile nel filtrare i messaggi ricevuti dalla TV. Le differenze individuali nella suggestionabilità televisiva, la frequente presenza di televisione anche nei locali pubblici frequentati ed il suo utilizzo quotidiano per diverse ore, rendono sempre molto difficile comprendere quando si stia abusando della tv e quando si sia soggetti inconsapevolmente alla telefissazione.
La difficoltà maggiore nell'individuare i comportamenti di vera e propria teledipendenza sta poi nella iniziale tendenza a negare il problema da parte di chi vi è soggetto in prima persona. Esistono degli indicatori qualitativi e quantitativi importanti per comprendere se il consumo del mezzo di comunicazione televisivo è eccessivo, di cattiva qualità e se, rispondendo ad alcuni bisogni psicologici, rischia di sfociare persino in una vera e propria dipendenza. L'abuso e la telefissazione, infatti, non coincidono direttamente con la teledipendenza, che si manifesta con una serie di comportamenti simili ad una vera e propria dipendenza da una sostanza e con la presenza persino di crisi di astinenza in assenza del suo consumo.
Di seguito vengono descritti alcuni comportamenti che devono far sospettare di essere in presenza di teledipendenza. Principali segni di teledipendenza: abuso televisivo, con contemplazione della TV superiore alle 2-3 ore quotidiane; telefissazione o fissazione anomala; euforia o esaltazione nella contemplazione delle immagini televisive dei programmi preferiti; riduzione delle attività di svago alternative alla visione televisiva; rarefazione dei rapporti sociali, con apatia di fronte ad inviti allettanti e sostituzione della comunicazione con i presenti con consumo di programmi televisivi, sui quali non si tollera l'interferenza e il commento; appiattimento delle capacità critiche e passività mentale di fronte ai contenuti mediati dalla tv; confusione tra realtà e descrizione televisiva della realtà, con accettazione di quanto detto in televisione come realtà assoluta e superiore alle altre (ricorrenti affermazioni di certezze, durante le conversazioni, testimoniate da frasi come “l'hanno detto in televisione !”); crisi di astinenza con nervosismo, irritabilità e agitazione ansiosa, nel momento in cui il soggetto non ha disponibile una televisione o tenta di resistere all'impulso di accenderla; desiderio di acquistare prodotti pubblicizzati attraverso il mezzo televisivo; preoccupazione abnorme e ricorrente associata a notizie apprese in televisione.
La teledipendenza non è un fenomeno “tutto-o-nulla”, che o è presente o non lo è. Spesso esistono manifestazioni intermedie, legate alle caratteristiche di personalità di un individuo, in cui l'astinenza si manifesta in modo più contenuto e più come sofferenza interiore. In altri casi, il problema può manifestarsi con comportamenti eclatanti e irrazionali come l'affitto di un televisore o la richiesta di un “prestito televisivo” ad un amico, nei casi di guasto al proprio apparecchio televisivo, o anche il consumo contemporaneo di più programmi con diversi apparecchi televisivi. Inoltre, non tutti i teledipendenti sono uguali perché, sebbene i fattori comportamentali che predispongono alla teledipendenza siano sempre presenti, esistono delle differenze individuali legate ai motivi psico-sociali che hanno alimentato questo tipo di comportamento, intrecciandosi alla storia individuale della persona che ne è vittima. Infatti, mentre alcune persone non tollerano alcun tipo di interferenza nel corso di programmi televisivi che rappresentano fonte di modelli da apprendere o strumenti per soddisfare virtualmente i propri bisogni frustrati, altri utilizzano la teledipendenza per vincere la solitudine e sono meno interessati ai contenuti veri e propri, ponendo maggiore attenzione alla compagnia virtuale nella quale consentono con piacere le interferenze di amici reali.
I comportamenti descritti come sintomi della dipendenza televisiva lasciano chiaramente intendere come siano naturalmente predisposte alla teledipendenza le persone che hanno una storia personale connotata da una rete sociale reale ridotta o di cui fruiscono poco. Questo spiega perché le “categorie maggiormente a rischio” siano gli anziani, le persone con insicurezze relazionali o che per particolari ragioni (stanchezza lavorativa, esigenze emotive o personali di stare soli per un periodo…) riducono i contatti relazionali con il mondo esterno. Inoltre, esistono due rischi importanti che la teledipendenza, come l'abuso televisivo, porta con sé: la predisposizione ad altre moderne dipendenze nei confronti delle quali la televisione può svolgere un'azione induttiva (es. dagli acquisti o dal sesso) e la vulnerabilità alle notizie catastrofiche, con conseguente propensione a lasciarsi coinvolgere nelle psicosi collettive, come la paura del contagio di alcune malattie o il terrore di guerre e catastrofi imminenti (Ricciardi M., “La Paura della SARS” in “La protezione civile italiana”, 2003).
TELE-INDIPENDENZA
A questo punto si possono tracciare alcune regole che possono aiutare a stabilire un rapporto equilibrato nella fruizione della televisione, al fine di prevenire o ridurre la teledipendenza, soprattutto se si ritiene di rientrare nelle “categorie a rischio”, anche temporaneamente. Le stesse regole sono utili per migliorare il consumo televisivo nell'infanzia, affinché la tv non diventi quello che è stato più volte chiamato provocatoriamente “il terzo genitore”, nonché per limitare gli effetti negativi che si associano all'abuso televisivo, tra i quali i più noti sono la passività mentale, il pensiero sintetico, l'obesità, la propensione ad imitare modelli inadeguati e le fobie di eventi catastrofici (D'Amato M., “Bambini e Tv”, Il Saggiatore, Milano, 1997).
Regole per prevenire o ridurre gli effetti della teledipendenza: limitare la dose massima di esposizione giornaliera televisiva a due-tre ore; per i bambini è importante la mediazione degli adulti nella codifica dei messaggi televisivi; evitare ogni forma di telefissazione o di fissazione anomala della tv, guardare la televisione con una idonea postura e luminosità, senza svolgere contemporaneamente lavori intellettuali; coltivare altri hobbies e lasciare spazio ad attività creative e attive nel corso della settimana; mantenere attivi i contatti sociali; confrontare le notizie televisive con quelle provenienti da altre fonti, mantenendo un atteggiamento logico-critico e una visione globale dei fenomeni (fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, ndr).
Quanto detto fino a questo momento consente di comprendere come la teledipendenza possa rappresentare un fenomeno temporaneo o semplicemente il risultato di abitudini sbagliate e di modalità compensatorie con cui si affrontano alcuni bisogni personali. In alcuni casi è possibile regolare le proprie abitudini autonomamente per far scomparire il fenomeno nel giro di poco tempo, lasciando spazio anche ad altre attività più creative. In altri casi, soprattutto quando questa dipendenza si associa ad altre, diventa necessario un trattamento specifico che può richiedere anche un cambiamento globale delle proprie abitudini di vita.
E-mail: Alessio Mannucci
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