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Rimedi contro il Morgellons - 42850 -3-6
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redazione ECplanet

Gli appassionati di videogiochi lo sanno bene: alcuni titoli provocano dipendenza, assuefazione. E basta una sessione di Tetris per portarsi dietro per tutto il resto della giornata fantasie di incastro. Ebbene, alcuni ricercatori della Charité University Medicine di Berlino hanno iniziato ad indagare sulla dipendenza patologica dai videogame, e sui suoi effetti collaterali.

La prima conferma sperimentale è che giocare di continuo provoca anche una dipendenza fisica. Con le dovute proporzioni, dicono gli scienziati, i meccanismi ricordano da vicino quelli innestati da numerosi stupefacenti, dove l'esperienza deviante diventa il primo cardine della successiva dipendenza chimica. “Abbiamo già numerosi pazienti e famiglie che ci chiedono aiuto”, ha dichiarato Sabine Grüsser, ricercatrice presso l'Università tedesca.

Nelle persone che stanno per cadere nella dipendenza è come se scattasse un meccanismo di associazione fra il reale e il gioco. Oggetti o immagini che normalmente non provocano alcun tipo di reazione, iniziano a stimolare sensazioni e pensieri legati al gioco. Un po' come accadrebbe ad un consumatore di crack, ha spiegato Grüsser, che dà un valore particolare, o associa una sensazione, al luogo dove abitualmente consuma quella sostanza o a fatti ed elementi che glielo ricordano. Anche una volta uscito dal “tunnel” - afferma la ricercatrice tedesca - il contatto con questi ambienti sarà sempre in grado di riaccendere il desiderio deviante.

L'obiettivo dello studio, ancora in pieno svolgimento, è proprio quello di comprendere se nel videogaming si attivi o meno lo stesso interruttore. Uno degli ultimi test sembrerebbe aver confermato questa teoria. Grüsser e il suo collega Ralf Thalemann hanno selezionato 15 ventenni che hanno ammesso di avere una dipendenza da videogioco, ovvero hanno confermato che la loro passione ha ridimensionato per importanza altri aspetti del quotidiano come il lavoro e la socializzazione. Poi hanno scelto altri 15 ventenni appassionati, ma con una vita assolutamente normale.

Mostrando ad entrambi i gruppi delle immagini simboliche e chiedendo quali fossero le sensazioni conseguenti, i ricercatori hanno riscontrato reazioni assolutamente nella norma. Con la proiezione di immagini di videogiochi il primo gruppo ha iniziato a dare segni di desiderio, dichiarando di sentire il bisogno di giocare, e esprimendo la convinzione che se gli fosse stato permesso si sarebbero sentiti meglio.

In un altro test, dove sono stati utilizzati dispositivi in grado di misurare la risposta dei muscoli dell'occhio, si è riscontrato che di fronte ad immagini di videogiochi il primo gruppo non mostrava mai reazioni incontrollate. Insomma, i ricercatori hanno potuto confermare che gli hard-core gamer con assuefazione sono meno impressionabili, o comunque meno sensibili a visioni inattese. “È come se l'attivazione del sistema che fa entrare in circolo la dopamina fosse legata solo ad alcuni particolari stimoli, come avviene in tutte le dipendenze”, ha aggiunto Grüsser.

Maressa Hecht Orzack, fondatrice del servizio assistenza “dipendenze da computer” del McLean Hospital di Boston, concorda che si tratti di una assuefazione simile alle altre più comuni. “Il problema è che non ci si può semplicemente astenere dall'utilizzo dei computer, ormai sono parte integrante della nostra vita. Bisogna affrontare il problema come i disordini nell'alimentazione”, ha spiegato Orzaci. Sebbene la convinzione comune è che i videogiochi non creino dipendenza come le droghe o il gioco d'azzardo, numerose organizzazioni come Online Gamers Anonymous e EverQuest Widows hanno iniziato da tempo a porsi il problema, creando forum per almeno discutere della questione.

Nel settembre scorso in Oriente sono esplosi casi estremi di dipendenza da videogioco che hanno sconcertato l'opinione pubblica (nella Corea del Sud, un ragazzo di 28 anni è deceduto per attacco cardiaco dopo aver giocato incessantemente per 50 ore a StarCraft, un videogioco strategico-spaziale di grande successo, limitandosi a lasciare la postazione di gioco solo per qualche sonnellino e il bagno). Tanto da far decidere ai Governi di Giappone, Corea e Taiwan - e alcune aziende locali - di rispondere con specifiche iniziative volte al contenimento del fenomeno.

Ma non stupisce gli osservatori che siano i più giovani ad essere tendenzialmente vittima di una qualche forma di dipendenza videludica. “Il problema - sostiene un portavoce di Online Gamers Anonymous - è che in giovane età il controllo di queste passioni può risultare particolarmente difficile, con spiacevoli effetti collaterali sul quotidiano. Non è certamente il caso di fare dell'allarmismo, ma certamente esiste il problema, o forse bisognerebbe dire il rischio, che il piacere di abbandonarsi ad una lunga sessione di videogioco si possa trasformare in dipendenza”.

Istituzioni correlate all'articolo:

Charité Universitätsmedizin Berlin

McLean Hospital, a psychiatric hospital

OLG-Anon




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