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Farmaci, prescrizioni inutili
Farmaci, prescrizioni inutili


di: Massimo Bertolucci

Per farmaci inutili intendiamo una serie di farmaci che includono prodotti per cui non è stata dimostrata l’efficacia fino a prodotti che pur essendo efficaci vengono prescritti per indicazioni non appropriate. Volendo essere più precisi potremmo anche dire che sono inutili tutti quei prodotti farmaceutici per cui non esiste un rapporto efficacia-rischio favorevole; tuttavia se manca il beneficio è senza senso discutere dell’eventuale rischio. L’abusata frase “prendo questo farmaco tanto male non mi fa” è illogica perché un farmaco deve essere assunto se c’è la sicurezza che il beneficio che ne deriva sia superiore agli svantaggi. Infatti, non esistono farmaci innocui: tutti mostrano effetti collaterali più o meno noti e più o meno frequenti.

Detto questo cataloghiamo i farmaci inutili in tre classi.

1. Farmaci per cui non è dimostrata l’efficacia. Va subito detto che per efficacia si deve intendere un miglioramento della qualità di vita, una diminuzione dei sintomi patologici o un prolungamento della durata di vita.

Molte classi di farmaci, anche quelle più frequentemente utilizzate, non sono in grado di rientrare in una di queste categorie dell’efficacia. L’elenco è lungo: ricostituenti, epatoprotettori, vasodilatatori, farmaci per la memoria, immunomodulanti, farmaci anti-invecchiamento per citarne alcuni, non hanno mai fornito documentazioni scientifiche di efficacia, tanto è vero che si cercherebbero invano nei testi accreditati di farmacologia o di terapia.

I ricostituenti, ad esempio, hanno un bel nome che anticipa impossibili risultati, ma in realtà nessuno ha mai dimostrato che servano a qualcosa , se non a garantire profitti a chi li vende. I genitori che, spesso con l’aiuto del pediatra, credono di fare qualcosa di utile per i propri figli quando sono svogliati o quando non rendono come dovrebbero a scuola, devono riflettere sul fatto che in realtà non solo somministrano rimedi inutili, ma danneggiano i loro figli. Infatti creano nei ragazzi la convinzione che lo scarso rendimento a scuola sia un problema di tipo medico, mentre invece può dipendere da cause che nulla hanno a che vedere con la medicina come la mancanza di affetto, la scarsa attenzione dei genitori, la incapacità degli insegnanti.

Con la prescrizione di un farmaco questi genitori creano la convinzione che un rimedio esterno, anziché il ricorso alla volontà ed alle capacità interiori, possa rappresentare la soluzione. Questa “medicalizzazione” può essere poi alla base della convinzione che il farmaco sia la soluzione di ogni problema. Ci si può domandare infatti se il ricorso al doping da parte degli atleti, ai tranquillanti da parte di chi deve affrontare problemi di lavoro, alle droghe da parte di chi ha problemi esistenziali, non sia in realtà anche il risultato di una società farmacocentrica.

Un’altra serie di farmaci inutili è rappresentata da prodotti che vengono venduti con il nome di “integratori alimentari” e che contengono vitamine, sali minerali, più una serie di estatti vegetali di dubbia composizione che vanno dal ginko biloba alla centella asiatica. Questi sono la versione “più moderna” di prodotti che avrebbero la caratteristica – per fini puramente pubblicitari – di “aumentare le risposte fisiologiche e le difese dell’organismo”. Farmaci antiossidanti ed anti-radicali liberi completano il gruppo dei farmaci inutili. Infatti l’attività anti-ossidante e contro i radicali liberi è stata studiata in qualche test “in vitro”, ma non è mai stata dimostrata “in vivo”, e particolarmente nell’uomo. Si deve aggiungere che anche qualora si dimostrasse l’attività anti-ossidante non è detto che questa si traduca in un beneficio terapeutico. L’iperprescritta vitamina E, prototipo dei farmaci antiossidanti, in almeno tre importanti studi clinici non ha dimostrato di migliorare la morbilità o la mortalità in pazienti portatori di patologie cardiovascolari.

2. Farmaci utilizzati per contrastare cattive abitudini di vita. Anche questi sono farmaci utilizzati senza alcuna logica perché in realtà, perdurando le “cattive abitudini”, non possono esercitare alcun beneficio. Gli esempi si sprecano. Il fumo è un tipico esempio: quanti farmaci si utilizzano per contrastare il catarro, il mal di gola, la tosse, la bronchite, che sono tipici del fumatore. Questi sintomi sono dovuti alla irritazione prodotta dai componenti infiammatori presenti nel fumo di tabacco e non possono certamente essere curati se si continua a mantenere l’irritazione. Per non parlare di tutti i farmaci che non verrebbero mai prescritti, se si rinunciasse al fumo che con il tempo determina tumori, infarti miocardici, arteriti ed insufficienza polmonare. Altro esempio è l’impiego di farmaci epatoprotettori con l’intento di evitare i danni epatici che inevitabilmente insorgono in chi abusa di alcool. Ma forse il maggior volume di farmaci viene impiegato per contrastare i danni indotti da un’alimentazione incongrua per quantità e qualità. L’eccessiva ingestione di calorie determina inevitabilmente un aumento del peso corporeo, che sempre di più, anche nel nostro paese, diventa obesità , costituisce un fattore di rischio per diabete, malattie muscoloscheletriche e cardiovascolari. La risposta è quasi sempre la ricerca di un improbabile farmaco che permetta di mangiare senza limiti ed impedisca l’aumento di peso. Sono innumerevoli i farmaci che vengono venduti, con prescrizione o senza prescrizione; le farmacie sono piene di questi “rimedi” in compresse, pomate, gel e quant’altro. Per una dieta incongrua, ricca di grassi e povera di vegetali, sono invece disponibili vitamine nelle dosi e nelle combinazione più fantasiose, associazioni di aminoacidi ed integratori alimentari cui abbiamo già accennato. Tutto questo complica un problema che è estremamente semplice e che si risolve diminuendo le calorie ingerite ed al tempo stesso aumentando l’esercizio fisico.

3. Farmaci utilizzati impropriamente. Per ogni farmaco esistono indicazioni terapeutiche molto precise: sono quelle che vengono concesse dalle autorità regolatorie sulla base di dossier che mostrano l’attendibilità dei benefici ed una loro sostanziale prevalenza rispetto ai danni che accompagnano l’impiego di ogni farmaco. Ad esempio i farmaci che agiscono diminuendo l’acidità gastrica attraverso l’azione dei recettori H2 dell’istamina o inibendo la pompa ionica, sono indicati per prevenire le ulcere gastro-duodenali. Questo effetto ha offerto un grande vantaggio per i pazienti, perché il loro uso ha diminuito le emorragie gastriche e di conseguenza le ospedalizzazioni e gli interventi chirurgici. Tuttavia il grande successo economico di questi farmaci è dovuto all’impiego per indicazioni terapeutiche non validate. L’impiego per le cosiddette dispepsie gastriche, le forme di cattiva digestione, come antagonisti dei danni da farmaci che possono ledere la parete gastrica, come profilattico dei danni gastrici che possono venire indotti dai cortisonici, magari somministrati per inalazione o per pomata (!), e addirittura per prevenire i danni da stress, anche di quello da parto, rappresenta un insieme di prescrizioni completamente inutili.

Anche i farmaci psicotropi vengono spesso prescritti inutilmente. Quante decine di milioni di confezioni di tranquillanti vengono prescritti per fatti banali, situazioni in cui gli effetti benefici sono per lo meno discutibili? Quante preparazioni di benzodiazepine vengono prescritte a soggetti anziani semplicemente per tenerli tranquilli? Possiamo anche chiederci se tutte le prescrizioni di farmaci antidepressivi corrispondano veramente ad una necessità. Se questi farmaci hanno efficacia – seppur limitata – nei pazienti che hanno una vera malattia depressiva, rimane molto difficile giustificarne l’impiego per degli “stati” depressivi. Infatti la depressione che accompagna la morte di una persona cara, la perdita del lavoro o una difficoltà finanziaria non è una malattia, ma una semplice reazione ad una situazione avversa. Usare farmaci in queste condizioni è doppiamente negativo: innanzi tutto perché non se ne è dimostrata l’efficacia e, in secondo luogo, perché si sottrae l’individuo alla sua capacità di trovare al suo “interno” la forza per risolvere una difficoltà della sua vita.

Si potrebbe continuare ricordando l’impiego abnorme di antibiotici, anche in patologie come l’influenza in cui non hanno nessuna efficacia .

Più articolata dovrebbe essere la discussione su molti altri farmaci, che pur essendo efficaci si dovrebbero togliere dal commercio perché sono meno attivi o più tossici di altri che agiscono per le stesse indicazioni. Come pure si potrebbe ricordare l’inutilità di molte confezioni che non hanno ragione d’essere, come il cospicuo numero di farmaci antiinfiammatori preparati per uso topico (pomate o unguenti) o le preparazioni in supposte, oppure i prodotti retard disponibili per farmaci che hanno già una vita media lunga.

C’è quindi bisogno di una buona pulizia nell’armamentario terapeutico che continua ad aggiungere farmaci sul mercato senza maitoglierne. Il problema non è solo italiano, è un po’ generalizzato in tutto il mondo. Se si eliminasse dal mercato il 50% dei farmaci non si farebbe nessun danno, anzi ciò migliorerebbe la sanità pubblica.