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Pneumologia

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a cura di Anna Ermanni

Il monitoraggio dell'acidità del respiro può aiutare il medico a stimare il grado di infiammazione delle vie aeree, particolarmente nel caso dell'asma. È quanto hanno scoperto alcuni pneumologi greci che hanno calcolato il pH del respiro di 40 pazienti asmatici, 20 con bronchiectasie, 20 con broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e 10 sani. Come previsto, il respiro dei malati di bronchiectasia e di BPCO è risultato più acido di quello degli asmatici e delle persone sane in quanto il pH basso è tipico dell'infiammazione cronica.

La valutazione ha però permesso di notare che il respiro degli asmaticí moderati e gravi è più acido di quello dei pazienti con forme più benigne della malattia e ciò anche in periodi di relativo benessere. Il pH torna nella norma dopo trattamento con antinfiammatori. Secondo i ricercatori, mentre per anni si è sostenuto che il broncospasmo è all'origine della malattia asmatica, scoperte più recenti puntano il dito sul fenomeno infiammatorio quale motore del processo patologico, più dello spasmo stesso.

Sono i mediatori dell'infiammazione a scatenare il rilascio di sostanze spasmogene e quindi a causare l'attacco acuto. La misurazione del pH del respiro potrà in futuro essere usata per prevedere i pazienti a rischio di attacco asmatico e candidati a una terapia con farmaci antinfiammatori a scopo di controllo della malattia.

La ricerca è stata pubblica dai periodici "American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine andKostikas" & "Medico e paziente".




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