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Edema polmonare ad alta quota
Edema polmonare ad alta quota
Edema polmonare ad alta quota


a cura di Enrico Loi

La maggior parte degli alpinisti, sciatori e persone che svolgono il trekking sono vulnerabili ad una forma lieve di edema polmonare ad alta quota. I risultati dello studio pubblicati sulla prestigiosa rivista inglese THE LANCET


Tre su quattro sportivi che praticano queste discipline sia a livello professionistico sia nel "tempo libero" potrebbero essere a rischio di subire una lieve forma di edema polmonare da alta quota(EPAQ). L'edema polmonare è una patologia che si manifesta in pazienti che hanno subito danni da sostanze tossiche, insufficienza cardiaca, infezioni o dopo ictus celebrali o fratture del cranio e si presenta con un accumulo di liquido extravascolare nei tessuti e negli alveoli polmonari. Il paziente colpito da edema polmonare respira rapidamente e superficialmente con difficoltà e presenta un'attività cardiaca più frequente.

L'edema polmonare da alta quota (EPAQ) è una condizione che colpisce alpinisti, sciatori e persone che fanno trekking ed è caratterizzata da un aumento della pressione arteriosa polmonare che porta ad un accumulo di liquido nei polmoni. La forma severa di EPAQ è rara, in quanto si verifica nel 2-5% delle persone che scalano rapidamente e dopo sforzo fisico a quote superiori a 2500m. Finora si ipotizzava che questa condizione colpisse solo un limitato gruppo di persone con una particolare predisposizione genetica.

"Questo studio - dichiara il Dr. George Cremona pneumologo dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano - ci permette di stabilire che esiste una forma sub-clinica di EPAQ che è molto più frequente di quanto pensavamo, anche dopo scalate a quote non altissime e dopo uno sforzo di media entità. Lo studio svolto assieme ai colleghi dell'Università della California, San Diego, della Fondazione Maugeri e dell'Università di Ferrara è stato condotto su un campione molto vasto di 262 scalatori del Monte Rosa (quota 4559 metri), i quali sono stati valutati attraverso alcuni esami diagnostici prima e dopo il loro arrivo presso il Rifugio Regina Margherita".

Quaranta soggetti, il 15%, mostravano segni clinici o radiologici di accumulo di liquido polmoni ed un aumento del volume di chiusura (cioè il volume di aria che resta nel polmone quando le vie aeree periferiche incominciano a chiudersi verso la fine di una espirazione completa). Inoltre anche il 74% dei 197 soggetti senza segni clinici o radiologici di edema polmonare avevano un aumento del volume di chiusura, segno riconosciuto di edema polmonare lieve e, pertanto era stato utilizzato dai ricercatori come misura di edema polmonare sub-clinico. Utilizzando l'aumento del volume di chiusura come indice di accumulo di fluido nei polmoni, i dati dello studio permettono di concludere che tre su quattro soggetti normali che scalano quote non altissime hanno una forma lieve e sub-clinica di EPAQ. Quei soggetti nei quali il volume di chiusura non è aumentato avevano volumi polmonari proporzionalmente grandi per la loro taglia. Lo studio indica, inoltre, che una valutazione del rischio può essere fatta attraverso un semplice test diagnostico, la spirometria, per misurare i volumi polmonari in quanto i soggetti con un volume di polmoni relativamente ridotto sembrano più a rischio di sviluppare questa condizione".

"I nostri dati - prosegue il dr. Cremona - suggeriscono che forme lievi e asintomatiche di edema polmonare sono molto comuni e che il rischio di forme più severe non è solo limitato ad una piccola minoranza di scalatori con una particolare predisposizione genetica ma è un problema che può colpire la maggioranza delle persone se la velocità di ascesa e l'intensità di sforzo sono di entità sufficiente e specialmente se i loro volumi polmoni sono normali o ridotti rispetto alla loro taglia.

"Posso suggerire - conclude il dr. Cremona - che chi frequenta l'alta montagna non ha bisogno di prendere particolari accorgimenti ma deve tener presente che è opportuno salire gradatamente per avere il tempo di acclimatarsi e di assicurarsi adeguati periodi di riposo. Qualora si avvertissero sintomi quali la fame d'aria, tachicardia, tosse secca, cianosi o febbre è importante scendere il più presto possibile a quote più basse ed eventualmente assumere ossigeno e farmaci quali l'acetazolamide e nifedipina dietro prescrizione medica".

Publication: Lancet - "Evidence of increased pulmonary extravascular fluid accumulation in a majority of recreational climbers of Monte Rosa".
Unit of Respiratory Medicine San Raffaele University Scientific Institute; Division of Physiology, Department of Medicine, University of California, San Diego La Jolla; Pulmonary and Radiological Division Salvatore Maugeri Foundation; Club Alpino Italiano and Pulmonary Division University of Ferrara.




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