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Nuove scoperte sul virus HIV


di: Donata Allegri

Da tempo si sa che l'HIV-1, la varietà predominante del virus che provoca l'AIDS, è stato trasmesso agli esseri umani dagli scimpanzé africani. Un gruppo di biologi guidato da Paul Sharp, dell'Università di Nottingham, avrebbe scoperto che gli scimpanzé si sono contagiati nutrendosi di altre scimmie dell'Africa centro-occidentale; sono arrivati a questi risultati mettendo a confronto le sequenze genetiche dei virus e le sequenze di aminoacidi di quattro proteine.

    

Cercopithecus nictitans

 

Cercocebus torquatus

Il virus HIV degli scimpanzé è un incrocio fra ceppi di virus trovati nel cercocebo dal collare (Cercocebus torquatus) e nel cercopiteco dal naso bianco maggiore (Cercopithecus nictitans). Si stanno effettuando altri studi per capire se possono esistere altri virus SIV che in futuro potrebbero contagiare gli uomini. In uno studio pubblicato sulla rivista internazionale “AIDS”, Elisa Vicenzi, Guido Poli e i loro collaboratori, dell’Unità d’Immunopatogenesi dell’AIDS all’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano, hanno identificato due polisaccaridi in grado di prevenire l’infezione di linfociti e macrofagi umani da parte di diversi ceppi di HIV-1.

Elisa Vicenzi e Guido Poli

Le due molecole, battezzate KOS e KNOS, sono state derivate dal polisaccaride batterico K5, caratterizzato da una struttura simile all’eparina ma senza le sue proprietà anticoagulanti. KOS e KNOS, grazie alle loro cariche elettriche negative conferite dai gruppi solfato interagiscono e neutralizzano le cariche elettriche positive che si trovano in alcune regioni del mantello virale sulla glicoproteina gp120 quasi fossero una cerniera. I virus avvolti dai polisaccaridi non riescono ad interagire con i loro recettori sulla superficie cellulare di linfociti T e macrofagi che quindi risultano protetti dall’infezione, per questo motivo e per il fatto che non inducono infiammazioni. KOS e KNOS possono essere sviluppati come microbicidi anti-HIV.

Paul Sharp dell'Università di Nottingham

Ad oggi, non esiste un microbicida anche solo parzialmente efficace per cui la scoperta dell'efficacia di questi due polisaccaridi potrebbe avere un impatto significativo nel continente africano, dove spesso le donne non hanno il potere di opporsi all’uomo. E’ stato calcolato dall’Istituto d’Igiene e Medicina Tropicale di Londra che un microbicida efficace anche solo al 60% ed utilizzato solo dal 20% della popolazione a rischio potrebbe prevenire fino a 2,5 milioni di nuove infezioni nell’arco di tre anni nelle zone ad alta prevalenza del virus.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

The University of Nottingham




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