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a cura di Enrico Loi

L'esposizione sul lungo periodo all'inquinamento atmosferico dovuto alle emissioni dei veicoli può diminuire l'aspettativa di vita; l'intensità del traffico e la distanza del domicilio dalle strade principali possono essere considerate predittivi di differenze nelle concentrazioni nell'aria del biossido d'azoto. Se un'associazione tra inquinamento da particolato e patologie cardiopolmonari si era già osservata, una conferma giunge da un ampio studio prospettico pubblicato sul Lancet (2002; 360: 1203-1209).

La ricerca, durata otto anni - dati raccolti tra il 1986 e il 1994 - e condotta in Olanda, ha coinvolto cinquemila soggetti di età compresa tra 55 e 69 anni, il 64 per cento dei quali uomini. Scopi del lavoro erano valutare l'esposizione agli aeroinquinanti, soprattutto al fumo nero (il particolato atmosferico, principalmente dovuto al carbonio elementare emesso dai diesel) e al biossido d'azoto (proveniente da tutti i veicoli a motore) e misurare la mortalità causa-specifica connessa. I dati ottenuti hanno evidenziato un aumento di rischio relativo di decessi dovuti a patologie cardiovascolari associate a un livello di inquinamento atmosferico di fondo pari a 10 pg di fumo nero/m3.

Questo incremento non è statisticamente significativo, tuttavia rafforza evidenze analoghe ottenute da precedenti studi. Si è inoltre valutata la variazione del rischio a seconda della vicinanza o meno dell'abitazione a zone particolarmente trafficate. I dati ottenuti confermano i sospetti: la maggior parte dell'11 per cento dei partecipanti morti nel corso dello studio è deceduto per patologie cardiovascolari e polmonari, e la mortalità cardio-polmonare è risultata significativamente correlata alla vicinanza dell'abitazione alle vie principali. In particolare, si è notato che vivere entro cento metri da un'autostrada o entro cinquanta da una strada principale fa aumentare ulteriormente il rischio di morte cardiovascolare, che risulta quasi una volta e mezza più alto di quello attribuibile al solo inquinamento di fondo. Meno rilevante, invece, è apparsa l'influenza di fattori quali il rumore da traffico, la dieta scorretta e il consumo d'alcol. Infine, sono risultati indipendenti dall'inquinamento atmosferico i decessi dovuti a patologie diverse da quelle cardiovascolari e respiratorie e da quella neoplastica a carico del polmone.

Viene sottolineato, peraltro, che non sono necessariamente biossido d'azoto e fumo nero a causare l'aumento della mortalità; tuttavia queste sostanze sono validi indicatori del livello di aeroinquinamento. Ovviamente saranno necessarie ulteriori ricerche sull'argomento, ma i risultati dello studio, secondo gli autori, dovrebbero comunque suggerire alcune modifiche di politica sanitaria: queste dovrebbero partire dal presupposto che le emissioni veicolari e quelle dovute alla combustione continuano a essere una delle maggiori fonti di particolato in tutto il mondo. Il nesso sempre più evidente tra queste polveri e il rischio di mortalità cardio-polmonare sottolinea quindi con forza la necessità di interventi a livello locale.

La ricerca è stata pubblicata dai periodici "Lancet" & "Giornale del medico" (autore: Paola Gregori).




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