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di: Enrico Loi

La Peste è una malattia infettiva, contagiosa, comune all'uomo e ai roditori, che si diffonde epidemicamente. In passato la peste ha provocato pandemie di estrema gravità (famose la peste di Atene del 430-427 a.C. descritta da Tucidide, quella di Firenze del 1348 di cui parla Boccaccio, quella di Milano del 1629-1630 narrata da Manzoni nei Promessi sposi, ecc.); anche se la sua diffusione è attualmente molto limitata, si stima che in vari paesi del mondo, nella maggior parte tutti concentrati nel continente africano, sono circa 3/4 mila i soggetti colpiti ogni anno dalla peste.

L'agente patogeno della malattia è la Pasteurella pestis, nota anche come batterio di Yersin e Kitasato dal nome degli scienziati che la individuarono durante l'epidemia in Asia del 1894. Il serbatoio della Pasteurella pestis è rappresentato da alcuni roditori selvatici (ad esempio la marmotta dell'Asia centrale) ma soprattutto dal ratto (Rattus rattus). Questi animali si contagiano tra loro usando come veicolo del germe la pulce del ratto (Xenopsylla cheopis e solo raramente la Pulex irritans), che è anche il mezzo con cui la malattia colpisce l'uomo. L'uomo a sua volta può ammalarsi sia in seguito alla puntura della pulce, come nel caso della peste bubbonica, sia per contagio interumano, come nel caso della peste polmonare che si può trasmettere con la saliva emessa nel parlare (goccioline di Flügge), sia infine tramite il contatto diretto con roditori appestati, come accade ad esempio ai cacciatori di pellicce o ai contadini del Turchestan.

Pasteurella pestis

La malattia si manifesta in modo diverso a seconda della forma che assume: bubbonica, setticemica o polmonare. La peste bubbonica è trasmessa dalla puntura della pulce: dopo un periodo di incubazione che va da 1 a 5 giorni, la malattia ha un esordio brusco, con febbre elevata (40 °C), brividi, vomito, dolori diffusi. In breve il dolore si localizza, interessando un'area gangliare in prossimità del punto d'inoculazione. Uno dei gangli assume rapidamente dimensioni notevoli, divenendo duro e dolente, mentre la cute sovrastante è arrossata, tesa e lucente: si forma così il bubbone pestoso. La temperatura si mantiene elevata, attorno ai 40 °C, la lingua è arida e il malato presenta oliguria. La puntura del ganglio ingrossatosi consente di mettere in evidenza la presenza della Pasteurella pestis. L'evoluzione del bubbone tende in genere verso l'infezione generalizzata o una grave setticemia; talvolta il bubbone suppura e in tal caso la malattia evolve lentamente verso la guarigione. L'infezione può anche propagarsi ai polmoni realizzando così il quadro di una peste polmonare secondaria. Nel corso di epidemie si osservano casi di peste bubbonica minore, con sintomatologia attenuata, e al contrario forme emorragiche (peste nera).

La peste setticemica è anch'essa trasmessa dalla puntura della pulce; si configura come tale dall'inizio o è secondaria a un bubbone pestoso. La febbre elevata, i brividi, il delirio e uno stato di prostrazione generale precedono la morte. In questa forma si può evidenziare la presenza della Pasteurella pestis nel sangue del malato mediante l'emocoltura.

La peste polmonare viene trasmessa dall'uomo malato a quello sano con la saliva; dopo un periodo di incubazione variabile da 2 a 6 giorni la malattia esordisce con estrema violenza con febbre elevata, angosciosa sensazione di asfissia, abbondante espettorato assai contagioso perché ricco di batteri. L'evoluzione mortale è costante quando non viene instaurata in tempo la terapia.

In tutte le forme cliniche descritte la streptomicina somministrata a dosi elevate consente di ottenere la guarigione, a condizione che il trattamento venga istituito tempestivamente e precocemente. L'associazione della streptomicina con sulfamidici o con altri antibiotici è spesso consigliata. Tuttavia, non si è mai trovato un test diagnostico che localizzi con efficacia il batterio prima che esso sviluppi le gravissime sintomatologie tipiche della malattia. Una diagnosi precoce risulterebbe fondamentale anche nel caso in cui il batterio venisse utilizzato come arma biologica, specialmente nel caso della peste setticemica e polmonare che, nella maggior parte dei casi, portano alla morte se non viene somministrata una cura nelle 24 ore dall'inizio della sintomatologia.

Ora, i ricercatori hanno sviluppato un efficace test diagnostico nel quale particelle d'oro unite captano la presenza degli antigeni del batterio, anche nel caso di concentrazioni di antigeni formate appena solo 15 minuti dopo l'infezione. I ricercato hanno anche constatato che il test non produce falsi allarmi, quindi è estremamente affidabile. La ricerca è stata pubblicata dal periodico "The Lancet".

Per saperne di più visitate il sito:

Istituto Pasteur




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