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r.s. a cura della redazione ECplanet

Sotto accusa fumo e obesità

Le malattie respiratorie croniche uccidono 68 mila persone l'anno e sono al terzo posto fra le maggiori cause di morte del nostro Paese. A lanciare l'allarme sono i 400 esperti europei riuniti nei giorni scorsi a Parma per la quarta edizione del Respiration Day', promosso dall'università cittadina e dalla Fondazione Chiesi, che oggi, da Milano, sono tornati a evidenziare la necessità di riscrivere le linee guida per la diagnosi e la terapia di malattie come asma e bronchite cronica.

Nell'Italia che invecchia, complici l'epidemia di obesità e lo "zoccolo duro" di fumatori, il cattivo funzionamento di bronchi e polmoni si presenta sempre più spesso associato ad altre patologie: dall'ipertensione alle cardiopatie, dal diabete alle disfunzioni ormonali, fino al cancro e all'osteoporosi. Un dato condiviso anche dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), secondo il quale nel 2020 le patologie del respiro saranno responsabili di 11,9 milioni dei 68 milioni di decessi attesi.

«Basti pensare - avverte in un messaggio video Klaus Rabe, pneumologo dell'università di Leiden, in Olanda - che solo un terzo dei malati di Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (Bpco) - una malattia polmonare progressiva ostruisce le vie aeree, rendendo difficoltosa la respirazione - muore di malattia respiratoria». Gli altri due terzi vengono stroncati da nemici diversi, solo apparentemente indipendenti dalla patologia respiratoria alla base.

Una visione condivisa da molti soui colleghi. «Quasi la metà degli over 65 soffre di almeno tre malattie croniche, con costi che aumentano in modo esponenziale», continua Fabbri, a capo della Clinica di malattie dell'apparato respiratorio dell'università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. In particolare, «la Bpco si associa e insufficienza cardiaca cronica almeno nel 20% dei casi, a osteoporosi nel 70% e a sindrome metabolica in quasi il 50%».

I soggetti a rischio. I soggetti maggiormente esposti a questo tipo di malattie sono i «pazienti di 65-70 anni - dice Fabbri - che assumono anche 5-6 farmaci ogni giorno: i circa 10 milioni di italiani che ogni anno affollano i reparti ospedalieri di medicina interna, cardiologia o altre specialità focalizzate sulle malattie croniche».

Che fare ? Per aiutarli «la prima cosa da fare è intervenire sui fattori di rischio, fumo e obesità» in cima alla lista. E «la seconda è riorganizzare la sanità, riscrivere i libri di medicina, rivedere le linee guida e reimparare a fare ricerca» in un'ottica davvero multidisciplinare.

Data articolo: giugno 2008
Fonte: www.ilmessaggero.it




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