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a cura della redazione GT

Da loro una speranza contro l'osteoporosi

Un principio attivo identificato nei gabbiani potrebbe aiutare a combattere l'osteoporosi. Della sostanza, che ha la caratteristica di concentrare la densità di calcio nelle ossa, è stata ricostruita la sequenza genetica. Grazie alle tecniche delle biotecnologie è stato così possibile mettere a punto una nuova arma contro la fragilità delle ossa.

Lo studio, ha reso noto la rivista on line Biotech.com., è stato pubblicato sulla “Revue de Chirurgie Orthopedique et Reparatrice de l'Appareil Moteur”. Nello stesso studio sono presentati anche i dati relativi alla somministrazione ai pazienti del principio attivo sequenziato dai gabbiani e chiamato Bcal3. I ricercatori, coordinati da Dominique Stafoeli, dell'università di Metz, ritengono che la guarigione delle fratture in pazienti colpiti dall'osteoporosi potrebbe essere fortemente accelerata dall'impiego di nuovi biofarmaci.

“Una delle caratteristiche dominanti dell'osteoporosi - rileva Stafoeli - è la ridotta densità ossea, del tutto simile a quella, non patologica, dei migratori. Ma se per i volatili il minimo peso scheletrico non risulta essere negativamente implicato nel recupero delle fratture, negli umani ciò comporta una sofferenza spesso non completamente sanabile. Utilizzando il principio attivo sequenziato dai gabbiani - ha concluso Stafoeli - siamo riusciti a concentrare quanto più calcio possibile nelle ossa a tal punto da rinsaldarle molto più fortemente”.

In collaborazione con la redazione GT




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