Nuova cura contro il crollo vertebrale
Chi l'avrebbe mai detto che un giorno si sarebbe usato del cemento per evitare che le vertebre, colpite da osteoporosi o malattie tumorali, collassino. Si tratta ovviamente di un cemento speciale e non di quello usato nell'edilizia ma il principio di funzionamento è lo stesso. Sfruttando una nuova metodica denominata vertebroplastica, i medici iniettano nelle vertebre della colonna malata una sostanza che riempie le cavità ed elimina i dolori.

Della nuova terapia ne hanno parlato a Milano gli specialisti dell'Ospedale Cannizzaro di Catania, tra i primi centri in Italia per casistica e risultati. “Sono circa 120 mila le fratture vertebrali che in un anno si verificano in Italia a causa dell'osteoporosi- ha spiegato Concetto Cristaudo, primario neuroradiologo e Luigi Manfré, il direttore dell'Unità operativa di neuroradiologia - almeno 15mila provoca dolore. Vi è poi il gran numero di pazienti colpiti da tumore osseo o con metastasi ossee, anche terminali, che vivono con dolori molto intensi e sono costretti a letto”.
Per tutte queste persone è finalmente disponibile un trattamento mininvasivo che, grazie a una particolare iniezione, permette di raggiungere risultati tangibili come la prevenzione del crollo vertebrale e la scomparsa del dolore. Una volta localizzato il punto esatto del cedimento osseo, il problema osteoporotico o la sofferenza ossea dovuta al tumore, il neuroradiologo introduce nella schiena del paziente un ago fin dentro la vertebra e la riempie di un cemento particolare, che si consolida in appena 6 minuti e determina la scomparsa del dolore nel giro di 1-3 giorni. Per l'intervento non è necessaria neppure l'anestesia generale e il paziente può tornare a casa dopo non oltre 48 ore. Questa nuova metodologia, essendo il cemento iniettato “citolesivo”, permette inoltre di distrugge le eventuali cellule tumorali presenti nella sede della cementificazione.

“I risultati di questa metodica sono estremamente incoraggianti - ha spiegato Manfré. Nell'85-98% dei casi si assiste alla scomparsa o alla significativa riduzione del dolore, unitamente alla ripresa della normale mobilità del paziente e all'eliminazione del rischio di un crollo vertebrale, con le relative conseguenze”. L'intervento, tuttavia, presenta delle limitazioni. La cementificazione, infatti, può essere utilizzata per più corpi vertebrali, ma mai per più di tre vertebre nella stessa seduta operatoria. “I controlli a distanza, oggi presenti in letteratura fino a 48 mesi dall'intervento - ha aggiunto il neuroradiologo siciliano - hanno dimostrato una stabilità morfologica del cemento e il perdurare della scomparsa dei sintomi della malattia”. In Italia questo tipo di intervento viene attualmente eseguito a Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Milano e Napoli.
In collaborazione con la redazione GT