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di: Enrico Loi

Scienziati del Johns Hopkins Medicine hanno scoperto che una molecola, associata alla rilevazione della luce nell'occhio, varia le sue funzionalità in base ai mutamenti dell'intensità luminosa. Questa scoperta, pubblicata dal periodico "Neuron", è il risultato di una serie di sperimentazioni di laboratorio con il moscerino della frutta.

La nuova scoperta si è basata su ricerche precedenti, che dimostravano come la ridistribuzione di determinate proteine situate nelle cellule dell'occhio si basa sull'intensità luminosa. I ricercatori scoprirono già allora le proprietà dell'arrestina, in particolare come essa venga mossa per attuare un legamento e nel contempo inibire una proteina rilevatrice della luce.

I risultati della nuova ricerca dimostrano che è la miosina, un piccolo motore molecolare che si sposta all'interno dello scheletro della cellula, a muovere l'arrestina. Questo meccanismo evita una cecità temporanea che avverrebbe nel momento in cui l'intensità luminosa aumentasse all'improvviso. Ciò dimostra che l'adattamento alla luce di molti esseri viventi, tra i quali anche l'uomo, avviene non soltanto mediante il meccanismo automatico di autoriduzione della pupilla, che funge da limitatore dell'intensità di luce, ma pure mediante una risposta chimica.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

Johns Hopkins Medicine




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