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di: Massimo Bertolucci

Attualmente esistono delle valide terapie contro le alterazioni della retina. Gli studi per cercare di trovare validi protocolli terapeutici sono sempre in auge, come ad esempio l'attuale studio di una molecola che potrebbe rallentare in maniera considerevole la miopia.

Finora però non si era mai trovata una valida terapia per combattere la maculopatia degenerativa, una patologia che negli anziani o nei soggetti con una grave miopia causa una progressiva perdita della vista in seguito a un'alterazione dell'area centrale della retina. La malucopatia si sviluppa con l'età e peggiora considerevolmente con il fumo, ipertensione e assimilazione di una alimentazione ricca di grassi animali; ma può interessare pure i giovani ventenni, in concomitanza con una miopia superiore alle 18-20 diottrie.

Questa patologia viene chiamata solitamente dai medici miopia patologica; a differenza della più comune forma costituzionale, che sui 20 anni si stabilizza, quest'ultima continua a progredire, fino a dare seri problemi alla vista e a rappresentare una delle prime cause di cecità; al settimo posto negli Usa, al secondo in Gran Bretagna e Giappone. Nella vicina Repubblica Italiana, ad esempio, sono circa 50 mila i soggetti che ogni anno vengono colpiti: l'8 per cento ha un'età di 50 anni, l'11 per cento ha superato i 60 anni, il 27 per cento ha superato i 70 anni. Secondo stime epidemiologiche, il 32 per cento dei lavoratori con un'età compresa tra 18 e 65 anni soffre di una miopia più o meno grave, che viene corretta ma non bloccata né dagli occhiali né dal laser (può essere praticato solo in miopie non oltre le 9 diottrie). Senza arrivare ai casi estremi di maculopatia degenerativa, un occhio miope ha comunque una fisiologia diversa da uno normale: si sviluppa troppo verso la parte posteriore assumendo una forma allungata, il nervo ottico è più fragile, i vasi sanguigni più sottili e la circolazione più labile.

Ora, grazie al dottor Mario Stirpe, oculista e presidente della Fondazione italiana G.B. Bietti, che nell'ultimo ventennio ha formato numerosi specialisti, la maculopatia degenerativa non è più invincibile perché può essere curata mediante la terapia fotodinamica la quale può, in un numero non certo trascurabile di casi, bloccare il suo processo degenerativo. In due anni di impiego, la fotodinamica ha funzionato nel 67 per cento dei casi curati presso il centro della Fondazione Bietti. Inoltre, sono attualmente al vaglio i risultati della sperimentazione di una molecola che, secondo il dottor Mario Stirpe, potrebbe rallentare o addirittura bloccare l'evoluzione della miopia.

Sempre nell'ambito della vista, Keiichi Kitajo, dell'Università del British Columbia Toronto, in Canada, e Yoshiharu Yamamoto, dell'Università dì Tokyo, in Giappone, hanno presentato i risultati di uno studio per dimostrare che quando gli occhi vengono sottoposti ad una situazione colma di stimoli visivi, la vista si affina a tal punto da percepire variazioni di colore o movimenti che solitamente passano inosservati, i cosiddetti “rumori di fondo”. Sulla base di questo studio, pubblicato dal periodico "Physical Review Letters", gli scienziati cercheranno di mettere a punto un sistema per ottimizzare la guida notturna.

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

Fondazione G.B. Bietti

University of Tokyo

University of British Columbia




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