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a cura di Anna Ermanni

L'insufficienza cardiaca congestizia (CHF) è una delle cardiopatie "maggiori" per la quale gli approcci terapeutici disponibili sono numerosi, ma in genere non molto soddisfacenti. Ecco perché numerose ricerche mirano a chiarire i fattori di rischio della malattia e le possibilità di prevenzione. È questa la strada seguita da un ampio studio di popolazione americano, il NHANES, i cui ricercatori hanno esaminato le abitudini alimentari di una popolazione di 10.362 soggetti che all'inclusione (tra il 1971 e il 1975) non presentavano segni clinici di insufficienza cardiaca.

La popolazione era stata suddvisa in due gruppi, soggetti in sovrappeso e normali, di dimensioni simili e con caratteristiche demografiche sovrapponibili. Obiettivo della ricerca era verificare se vi fosse un'associazíone tra dieta ad alto contenuto di sodio e rischio di CHF. Il follow-up è stato in media di 19 anni e si sono registrati 413 casi di CHF nei normopeso contro 679 nei soggetti in sovrappeso, confermando che l'obesità è certamente un fattore di rischio per scompenso cardiaco.

Dopo la correzione dei dati per tutti gli altri fattori di rischio accertati il rischio (RR) è risultato di 1,43 nel sottogruppo di pazienti sovrappeso che assumevano 113,6 mmol di sodio al giorno contro quelli che ne assumevano solo 50,2 (considerati a rischio 1,0). Un introito giornaliero superiore a 100 mmol bastava a far crescere del 21 per cento il rischio, di scompenso. Nel sottolineare che questo elemento della dieta costituisce un forte fattore predittivo del rischio di CHF, gli autori evidenziano come una restrizione del sodio possa avere un ruolo importante nella prevenzione dello scompenso nei cardiopatici in sovrappeso, ma anche in quelli normopeso.

La ricerca è stata pubblicata sui periodici "JAMA" & "Medico e paziente".




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