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di: Johann Rossi Mason

...per 1 italiano su 10, soprattutto donne

In Italia 37mila interventi ogni anno, nuovo impulso a chirurgia microinvasiva


Tiroide ‘difettosa’ per almeno 1 italiano su 10. Con tutta una serie di disturbi correlati, dall'aumento di peso al rallentamento psico-motorio, che affliggono in maggior parte il ‘gentil sesso’: i dati epidemiologici sui problemi a questa piccola ghiandola posta alla base del collo parlano di un rapporto donne-uomini di circa 15 a 1 e di zone più colpite come la Sardegna, dove la percentuale di persone con patologie tiroidee aumenta fino al 30%. Nel 20% dei casi si ricorre al bisturi e attualmente a farla sempre più da padrona è la chirurgia microinvasiva, che contribuisce a semplificare gli oltre 37mila interventi eseguiti ogni anno in Italia. A fare il punto su questa, come su altre questioni legate alla chirurgia, saranno gli esperti riuniti a Spoleto dal 24 al 27 maggio per il XXV Congresso nazionale dell'Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi).

L'approccio chirurgico minivasivo. La chirurgia tiroidea rappresenta la parte numericamente più rilevante della chirurgia delle ghiandole endocrine con oltre 37.000 interventi eseguiti ogni anno in Italia. Le indicazioni chirurgiche si sono in questi ultimi anni ampliate, con ricorso sempre più frequente alla tiroidectomia (asportazione della ghiandola) totale, considerato anche che la terapia ormonale sostitutiva è semplice e ben tollerata. L'intervento di tiroidectomia è ormai routinario ma gravato, anche quando ci si affida alle migliori ‘mani’, da piccole percentuali di complicanze inevitabili, come carenze di calcio nel sangue per i danni delle ghiandole paratiroidi e disturbi di linguaggio legati a una compromissione più o meno importante dei nervi laringei, in particolare il nervo ricorrente.

La chirurgia mininvasiva ha un importante campo di applicazione in chirurgia tiroidea con l'esecuzione di interventi con incisioni sempre più piccole, ma anche con l'introduzione di tecniche videoassistite, sia pure per ora realizzate prevalentemente in centri specializzati con alti volumi chirurgici. Questa innovazione è legata sia a una tendenza generale della chirurgia verso una riduzione del ‘trauma operatorio’ sia alle specifiche necessità di limitare il danno estetico: le incisioni chirurgiche per gli interventi sulla tiroide sono infatti localizzati nella parte anteriore del collo e la patologia tiroidea colpisce in larghissima maggioranza la popolazione femminile.

Quali patologie. Sono circa 9000 ogni anno, nel Belpaese, le diagnosi di cancro alla tiroide. Una cifra che percentualmente rappresenta l'1% di tutti i tumori e lo 0,5% delle morti per neoplasie. Anche il cancro tiroideo è più diffuso tra le donne rispetto agli uomini, con un rapporto di circa 3:1. Fortunatamente, in media, attualmente esiste oltre il 90% di probabilità di guarigione. Un’altra forma tipicamente ‘rosa’ di disturbi alla tiroide è quella che colpisce dopo il parto: si presenta nel 5-9% delle neomamme ed è di solito una condizione transitoria, i cui sintomi possono essere confusi con quelli della depressione post-partum.

Il gozzo, manifestazione sia di iper che di ipotiroidismo, colpisce oggi in Italia circa 6 milioni di persone con, oltretutto, un costo allo Stato di almeno 150 milioni di euro all'anno, fra diagnosi e terapia. L'ipertiroidismo è la patologia endocrina maggiormente frequente dopo il diabete mellito. Se ne conoscono due forme principali: quella di Basedow, frequente tra i 20 e i 40 anni, e quella da autonomizzazione funzionale, maggiormente riscontrabile in età più avanzata. La reale incidenza dell'ipotiroidismo, invece, è difficilmente valutabile, poiché viene influenzata da diversi fattori (genetici ed ambientali, quali la carenza di iodio). Basti sapere che circa un neonato su 4000 nasce con questo disturbo.

Proprio per quanto riguarda l'infanzia, è di nuovo particolarmente significativo il dato che riguarda la Sardegna, dove 1 bambino su 4 soffre di gozzo, con una percentuale più rilevante tra le femmine (23%) rispetto ai maschi (21%). Un deficit nutrizionale di iodio che è, peraltro, comune alle altre regioni meridionali italiane.

Un problema al femminile. Ma per quale motivo la tiroide rappresenta una pericolo più per le donne che per i loro compagni e mariti ? Ad essere ‘sotto accusa’, pur non essendoci ancora alcuna certezza scientifica, il complesso equilibrio ormonale femminile. E la prova sembra essere che le malattie tiroidee spesso compaiono in coincidenza con fasi ormonali particolarmente delicate, come la gravidanza o la menopausa. Si è scoperto, poi, che gli estrogeni aumentano la perdita di iodio attraverso le urine, quindi la tiroide della donna si trova a lavorare con meno ‘benzina’ ed è così più a rischio di malattie.

Johann Rossi Mason
E-mail: viola81@email.it
Sito personale: Comuni-CARE




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