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Le proprietà del progesterone
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di: Donata Allegri

Michael W. Varner, ostetrico e ginecologo dell'Università dello Utah ha riportato una serie di risultati che dimostrerebbero come l’iniezione di ormoni tipo progesterone sembrerebbero potenzialmente in grado di ridurre di più di un terzo i parti prematuri. Il ricercatore ha sperimentato gli effetti dell’ormone 17P che avrebbe ridotto il rischio delle nascite prima della 37° settimana di una percentuale superiore al 34%. Lo studio è stato effettuato su un campione di oltre 450 donne. Lo studio è iniziato nel 1999 ed è durato due anni e mezzo, durante questa ricerca alcune donne sono state trattate con placebo mentre altre con l'ormone 17P, fra queste ultime Solo il 36,3 % hanno partorito prima di 37 settimane, contro il 54,9 % delle donne che assumevano il placebo.

È ancora sconosciuto come 17P prolunghi la gestazione, anche se si sa che il progesterone fa distendere la parete liscia del muscolo dell'utero, impedendo l'azione dell'ossitocina, un ormone che fa avvenire la contrazione dell'utero. Per quanto riguarda i bambini nati dalle madri che hanno ricevuto 17P, risulta che le loro condizioni sono migliorate , essendo migliorata la loro respirazione e diminuite le infezioni intestinali. Negli Stati Uniti i parti prematuri sono in aumento e sono considerati la causa principale del alto tasso di mortalità infantile. La frequenza di parti prematuri è associata a feti multipli, infezioni; la frequenza di questi eventi è più bassa nell'Europa del Nord perché le donne non lavorano oltre la ventesima settimana di gravidanza ed hanno il congedo pagato.

A mio avviso questo dimostra che le tecnologie, gli studi, le ricerche e le innovazioni devono sempre essere accompagnati da un rispetto per gli esseri umani, per la vita. Se non si tiene conto di questo, ossia se si considerano importanti l'interesse personale, il prestigio, il guadagno, si crea un mondo freddo pieno di tanti robots che, magari, per non sentire la propria insoddisfazione, si fanno la guerra. Penso che a pochi piacerebbe vivere in un mondo in cui esistano solo tecnologie avanzate, conforts e umanità solo in tracce. La ricerca, finanziata dai National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti, è stata pubblicata dalla rivista “New England Journal of Medicine”.

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

The University of Utah

National Institutes of Health

The new England Journal of medicine




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