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Emocromatosi ereditaria
Emocromatosi ereditaria


a cura dell'Università degli Studi di Verona

Nuova scoperta contro l'emocromatosi ereditaria, malattia genetica che nel Veneto colpisce il 3-5% della popolazione.

Scoperta una nuova arma per combattere l'emocromatosi ereditaria, la malattia genetica che provoca l'accumulo di ferro in diverse parti del nostro organismo. L'importante traguardo è stato raggiunto per la prima volta da un gruppo di ricercatori della facoltà di Medicina e Chirurgia dell'ateneo scaligero coordinato dai professori Roberto Corrocher, Domenico Girelli e Claudia Bozzini che è riuscito a realizzare il giusto dosaggio dell'ormone. Lo studio si inserisce nell'ambito di un progetto Telethon con la collaborazione di altri gruppi di ricerca dell'Istituto San Raffaele di Milano, dell'Ospedale San Gerardo di Monza e dell'University di Los Angeles negli Stati Uniti.

L'emocromatosi ereditaria, che in Veneto colpisce tra il 3 e il 5 per cento della popolazione, può portare a gravi complicazioni come la cirrosi epatica, anomalie cardiache e alterazioni in varie ghiandole dell'organismo come pancreas e tiroidi. L'epcidina è l'ormone che ricopre un ruolo fondamentale nel metabolismo del ferro ma finora la sua difficile misurazione non ha consentito di ottenere dati significativi contro le malattie ematiche.

A sottolineare la grande importanza dei risultati ottenuti da questa ricerca è Blood, la più autorevole rivista internazionale di ematologia. Nello studio presentato, attraverso la misurazione dell'ormone prima e dopo l'assunzione di ferro, si è potuto documentare per la prima volta che i pazienti affetti da emocromatosi presentano un'insufficiente produzione di questo ormone. In particolare, quando l'apporto di ferro con la dieta aumenta, i soggetti normali rispondono con un aumentata produzione dell' “oromen epcidina”, mentre i pazienti con emocromatosi non riescono a mettere in atto questo meccanismo protettivo. La scoperta del gruppo di ricerca veronese permetterà di diagnosticare in modo più rapido preciso le malattie da sovraccarico di ferro, portando un miglioramento anche delle terapie attuali.

Data comunicato: settembre 2007

Per ulteriori informazioni:

Università degli Studi di Verona
Ufficio Stampa

Via dell'Artigliere, 8
I-37129 Verona
Phone: +39 045.8028164
E-mail: ufficio.stampa@univr.it
Università degli Studi di Verona




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