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di: Alessio Mannucci

Un team internazionale di ricercatori guidato da Henrik Clausen, dell'Università di Copenhagen, ha identificato degli enzimi batterici in grado di convertire il sangue di gruppo A, B e AB in sangue del gruppo universale 0 (lo studio è stato riportato sulla rivista Nature Biotechnology).

Credit: Eye of Science / Photo Researchers, Inc.

Il sangue del gruppo 0 viene detto universale perché, a causa dell'assenza degli antigeni A o B sulla superficie dei globuli rossi, è tollerato da ogni organismo. Questo significa, ad esempio, che in caso di emergenza, quando non c'è il tempo di verificare il gruppo sanguigno del paziente, viene utilizzato direttamente il sangue di questo gruppo, che quindi deve essere disponibile in grandi quantità. Così da evitare la possibilità che venga trasfuso del sangue con un antigene diverso da quello del proprio gruppo, che scatenerebbe una reazione immunitaria nella gran parte dei casi letale.

Per poter mettere a frutto il lavoro dei ricercatori occorrerà però una maggiore donazione di sangue. L'Istituto Superiore di Sanità ha calcolato che per soddisfare il fabbisogno nazionale di sangue dovrebbero esserci almeno 1.300.000 donatori. La compagnia ZymeQuest si è prontamente aggiudicata la licenza degli enzimi scoperti dal gruppo di Clausen e ha già pronta una macchina per convertire il sangue, attualmente usata per sperimentazioni cliniche. Se tutto andrà bene la macchina sarà disponibile sul mercato europeo nel 2011.

Il bisogno di “nuovo sangue” si fa particolarmente pressante, visto che i donatori attualmente iscritti nel registro stanno diventando vieppiù troppo vecchi. “Ci rendiamo conto che perderemo molti donatori nei prossimi anni a causa della curva dell'età. Devono essere radiati dalla lista una volta raggiunti i 55 anni”, ha detto Rudolf Schwabe, direttore della fondazione svizzera Cellule Staminali del Sangue (“Swiss Blood Stem Cells”).

Il registro nazionale svizzero fa parte di una rete a livello mondiale che comprende oltre 11 milioni di donatori di cellule staminali del sangue. Ma, sottolinea il direttore della fondazione, ancora non bastano per garantirne ad ogni paziente che ne ha bisogno. Ogni anno, solo in Svizzera, oltre 200 bambini e adulti si ammalano di leucemia o altri gravi patologie del midollo osseo. Per molti di loro, la trasfusione di cellule staminali del sangue è l'unica speranza di guarire. “Non esiste una lista d'attesa come per il trapianti di organi. Per il 60-70% dei pazienti non vi è assolutamente alcun problema a trovare un donatore. Per gli altri invece è ancora estremamente difficile trovare un donatore compatibile”, afferma Schwabe.

Da anni, inoltre, il numero dei trapianti eseguiti in Svizzera aumenta costantemente: negli anni '90 erano in media 10 all'anno, oggi si è saliti a 40 trapianti all'anno. Dal 1988, quando è stato fatto il primo trapianto di cellule staminali del sangue nella Confederazione, sono stati eseguiti circa 280 trapianti per pazienti svizzeri. Oggigiorno, solo una piccola percentuale di trapianti sono effettuati utilizzando cellule staminali estratte dal midollo osseo. L'80% delle cellule staminali sono infatti prelevate dal sangue.

Le cellule staminali nali del sangue hanno l'importante caratteristica di formare le diverse cellule del sangue: globuli bianchi, globuli rossi e piastrine. Esse sono in grado di rinnovarsi continuamente da sole. Vengono prodotte nel midollo osseo. In misura limitata ogni adulto ha anche nel circolo sanguigno ancora cellule staminali adulte. Nel sangue del cordone ombelicale del neonato si trovano invece molte cellule staminali ematopoietiche, preposte alla produzione del sangue. Un trapianto su dieci è fatto con il sangue del cordone ombelicale.

“Assieme a una nuova vita nasce una possibilità di cura. Dona il sangue del cordone ombelicale”. È questo il messaggio che appare negli opuscoli e nelle locandine realizzate dal Servizio Sanitario Regionale per invitare le future mamme a donare il sangue che rimane nel cordone ombelicale dopo la nascita. Questo sangue è la terza fonte di queste cellule staminali, dopo il midollo osseo e il sangue periferico. Le sacche di sangue raccolte vengono poi analizzate, classificate e conservate nella “banca regionale del sangue cordonale” (presso il Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna) che provvede alla loro distribuzione.

“La privatizzazione della raccolta e dell'utilizzo del sangue da cordone ombelicale ci lascia molto perplessi per ragioni di giustizia sociale”. Questo il commento dell'Associazione Scienza & Vita alla vigilia della riunione della commissione Igiene del Senato, chiamata ad esprimersi sulle proposte riguardanti la donazione e l'utilizzo a fini terapeutici e di ricerca di cellule staminali da cordone ombelicale e di staminali adulte, nonché l'istituzione di banche per la conservazione del sangue da cordone ombelicale. “È evidente, infatti, che solo chi dispone di ampie possibilità economiche potrà farvi ricorso. Si rischia che il 99% dei campioni di sangue resterebbe di fatto inutilizzato”.

L'Associazione sottolinea il forte valore sociale rappresentato dalla donazione del cordone ombelicale, ma invita la Stato a porre in essere tutte le condizioni favorevoli per l'esercizio effettivo di questa volontà da parte del cittadino-donatore.

Data articolo: aprile 2007
Fonti: Technology Review, Swiss info

Link correlati all'articolo:

ZymeQuest

Swiss Blood Stem Cells

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E-mail: Alessio Mannucci




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