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di: Enrico Loi

La notizia che la Advanced Cell Technology di Michael West, Robert Lanza e Joseph Cibelli (un`impresa mercantile Usa) ha ottenuto, e pubblicato sul giornale on-line The Journal of Regenerative Medicine, lo sviluppo di morule umane (il primo gruppo di sei cellule che si forma all`inizio dello sviluppo embrionale) ha mandato in fibrillazione il mondo dei media, e non solo in Italia. Puo` essere questa una buona occasione per cercare di fare un minimo di chiarezza sul tema delle cellule staminali e sulle sorgenti utili alla loro produzione. Inoltre, costituisce una buona opportunità per una boccata d`ossigeno sulle informazioni proposte dai media: dopo l`11 settembre il nostro orizzonte culturale si è appiattito e incupito.

La notizia è certamente degna di fede: non è il solito boato pubblicitario dei raeliani o di altri clonatori umani sparsi sul pianeta, dall`Italia alla Thailandia alla Cina, i ricercatori sono seri e credibile è l`impianto sperimentale. Proprio da questa considerazione dobbiamo partire per dire che Lanza, Cibelli e soci hanno dimostrato che anche nell`uomo è possibile riprogrammare geneticamente il nucleo di una cellula somatica: era questo un dato a oggi chiaro solo sui modelli animali (topi, mucche, porcelli).

È dunque un avanzamento delle conoscenze scientifiche di tutto rilievo. Si pone quindi inevitabilmente il problema delle conseguenze derivanti dalla possibile trasposizione applicativa in campo umano. Ed è qui che, al di là delle posizioni ideologiche sulla natura di quelle sei cellule (sono embrioni o non sono embrioni, posizione quest`ultima sostenibile: non derivano dalla fecondazione di una cellula uovo) dobbiamo riconoscere il pericolo di accettare questa soluzione (il trasferimento di nuclei di cellule somatiche in cellule uovo) per ottenere staminali poiché innescherebbe una rincorsa alle cellule uovo che le donne delle fasce meno protette si vedrebbero chiedere a fronte di un pagamento in danaro. Questo è il vero problema etico.

Di fronte a queste notizie viene spontaneo chiedersi perché le grandi agenzie governative di finanziamento della ricerca non investono per trovare strade alternative. Il caso Italia è paradossale: abbiamo prodotto un documento molto innovativo, il documento Dulbecco voluto dall`ex ministro Veronesi, dove si dice di investire in ricerca per giungere a riprogrammare i nuclei delle cellule somatiche impiegando cellule uovo di animali o sostanze artificiali. Il governo in carica si era fatto paladino della libertà di ricerca, e ora nella finanziaria approvata ha tagliato brutalmente i fondi per la ricerca.

Ma è chiaro che così facendo non si promuove la qualità della vita né si difendono i principi etici cari al mondo cattolico, anzi, si imbocca una strada che porterà ad aumentare la discriminazione sociale tra chi potrà permettersi di acquistare ovuli umani e ottenere le proprie staminali e chi si vedrà escluso dalle terapie utili a trattare tutte le patologie che ci affliggono, e che anzi quegli ovuli dovrà fornire! Forse vale la pena di fare un passo indietro e ricordare i tanti problemi sul tappetto, per meglio capire le implicazioni etico-sociali delle ricerche sulle staminali.

Il nostro corpo risulta di circa 100.000 miliardi di cellule, diverse tra loro, a comporre i vari tessuti e organi. Nel corso dello sviluppo embrionale e fetale le cellule che si vanno formando si differenziano acquisendo le caratteristiche specifiche dei vari tessuti. Le patologie di cui soffriamo sono dovute o a un alterato funzionamento o alla distruzione di cellule. È chiaro che se si potesse disporre di cellule capaci di rigenerare o sostituire quelle perse o danneggiate, la medicina potrebbe fare uso di terapie cellulari per guarire o migliorare la qualità della vita dei pazienti. La medicina del futuro sarà una medicina rigenerativa basata sulle terapie cellulari.

Nell`organismo adulto un certo numero di cellule, dette staminali, assicurano il rinnovo dei tessuti che compongono i vari organi (con l`eccezione di pancreas e cuore). Purtroppo le cellule staminali prelevate dagli adulti sono poche e molto presto perdono la capacità di moltiplicarsi.

La limitazione numerica e fisiologica non esiste per quelle staminali che si prelevano dagli stadi iniziali dello sviluppo embrionale, dette per questo embrionali. Gli embrioni criopreservati costituiscono la sorgente ideale di cellule staminali ma il loro impiego non è alieno da forti resistenze etiche, anche se un grande numero di essi giace nei freezer in attesa di essere eliminato. Il trasferimento di nuclei somatici in ovociti (con la stessa tecnica che ha portato a Dolly e a Cumulina, al cui sviluppo gli scriventi hanno partecipato) è certamente in grado di produrre cellule staminali in quantità: questa opportunità è però legata a implicazioni etiche e di pressione sulla salute della donna che gli ovociti dovrebbe fornire. Appare quindi quanto mai necessario lo sviluppo di una strategia di ricerca capace di portare alla produzione di cellule staminali, necessarie alla medicina del XXI secolo, senza implicazioni etiche e attenta alla salute della donna. Ora, una semplice riflessione pratica e storica ci aiuta a capire che cosa si può oggi fare.

L`impiego di staminali derivate da stadi adulti, quando possibile, si scontra sempre con la limitazione fisiologica e numerica; così è necessario il materiale derivante da 5-6 aborti per ottenere la quantità di tessuto fetale neuronale utile al trattamento di un solo paziente Parkinson con il miglioramento del quadro clinico di durata variabile dai 6-24 mesi ai 5 anni.

La storia della scienza insegna che così come stimoliamo con sostanze chimiche e direttamente nel corpo del paziente la proliferazione di cellule o condizioniamo processi fisiologici (e al presente lo possiamo fare per via chimica perché conosciamo i meccanismi e le molecole coinvolte in quei processi), oggi sappiamo che il nucleo di una cellula somatica quando soggiorna a contatto del citoplasma dell`oocita riacquista le capacità di cellula staminale. Se la ricerca sul trasferimento nucleare e l`espressione dei geni zigotici dovesse rivelarci come il processo di riprogrammazione avviene all`interno della cellula uovo, potrebbe diventare possibile riprogrammare i nuclei delle cellule del paziente fino a ottenere nuove e vitali cellule, ad esempio per il cervello o il fegato, senza dover impiegare una cellula uovo o dover produrre un embrione.

Potremmo in tal caso impiegare estratti citoplasmatici di altre specie (ad esempio specie animali impiegate negli allevamenti zootecnici) o citoplasti prodotti artificialmente, così da poter effettuare in provetta la riprogrammazione.

Ancora meglio, in un futuro non lontano, forse lo sapremo fare direttamente nel corpo del paziente così come oggi impieghiamo iniezioni di sostanze chimiche per inibire o stimolare funzioni di alcune sue cellule. Questa previsione è confortata dalla storia dell`embriologia sperimentale ove è tradizione fare ricorso, nelle prime fasi di studio di fenomeni di cui ignoriamo le basi cellulari e molecolari, a trapianti ed espianti cellulari (basti pensare all`induzione di Spemann) e in genere all`impiego e alla manipolazione del materiale biologico naturale (come accade oggi con il citoplasma degli ovociti); in un secondo tempo, e sulla base di questa prima necessaria fase di conoscenza, si giunge alla scoperta dei fattori che si possono impiegare per ottenere artificialmente lo stesso risultato finale.

Conoscendo le molecole, e i meccanismi genetici coinvolti nel processo di riprogrammazione genetica del nucleo somatico attuato dal citoplasma dell`oocita, le potremo manipolare con successo in vitro e non avremo più la necessità di ricorrere agli ovociti tutelando la salute della donna sulla quale (nel caso non si trovino vie alternative) verrebbe esercitata una pericolosissima pressione per ottenere gli ovociti oggi indispensabili.

In questa nefasta ipotesi non solo le donne del terzo e quarto mondo ne avrebbero a soffrire, ma anche quelle degli strati sociali meno abbienti dei paesi sviluppati con un mercato molto simile (ma di proporzioni incommensurabilmente più vaste) a quello degli organi.




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