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di: Alessio Mannucci

“pharmbots” ad alta velocità per ricombinare la struttura chimica dei farmaci

Per 2 milioni di americani che soffrono di artrite reumatoide la miglior cura è “doparsi”. Gli steroidi anti-infiammatori riducono drasticamente i dolori agonizzanti anche se possono causare effetti indesiderati come diabete e aumento della pressione sanguigna. I chemofarmacologi delle moderne compagnie biotech hanno a lungo coltivato il sogno di uno steroide che riducesse le infiammazioni senza provocare effetti collaterali.

Alexis Borisy della CombinatoRx, una compagna biotech di Boston da 90 milioni di dollari, ha sviluppato un nuovo processo per la produzione di farmaci chiamato Combination High Throughput Screening (cHTS) e che si basa sulla ricombinazione chimica (di 2 molecole) di tutte le droghe già esistenti. Nel caso dell'artrite reumatoide, La ricombinazione delle molecole di due comuni steroidi è riuscita a colpire l'infiammmazione senza introdurre tossicità.

Al momento la CombinatoRx ha diversi cocktail in prova, inclusi dei rimedi per l'asma e la psoriasis. Sperano con questo metodo di trovare una nuova cura anche contro il cancro, una malattia complessa, generata da diverse mutazioni genetiche accumulatesi per decadi, difficile da combattere con un singolo trattamento. L'approccio della CombinatoRx offre dunque nuove speranze.

La medicina ricombinatoria non è nuova. Viene già usata per la chemioterapia e per i cocktails farmacolocigi con cui cercano di curare l'AIDS. Ma le possibilità sono limitate. Con il sistema robotico “MiniTrak”, invece, la CombinatoRx riesce a ricombinare circa 2,000 farmaci diversi in tutti i modi possibili, il che vuol dire esaminare circa 2 milioni di possibilità per ogni malattia di trovare una cura anche se molte case farmaceutiche già da tempo usano la robotica per accelerare l'analisi delle interazioni chimiche cercando le reazioi più inaspettate. la tecnologia che rende possibile uno “screening” così intensivo è di recente acquisizione. In futuro, salendo a a 3 o a 4 molecole, le possibili combinazioni salirebbero a circa 1 miliardo e 600 milioni.

E salirebbero anche le probabilità di che una qualche combinazione possa rivelarsi efficace nei confronti della cellula malata, perfino senza neanche sapere qual'è la malattia. Ogni combinazione è esaminata a vari dosaggi. La CombinatoRx spera, a parte di poter licenziare presto nuove medicine, che tutte quelle già esistenti vengano rese disponibili per la ricombinazione, nel qual caso diventerebbe un'azienda leader del “drug design” e farebbe soldi a palate. Peter Lansbury, cofondatore dell'Harvard Medical School's Laboratory for Drug Discovery in Neurodegeneration, dice che la tecnica promette di rivoluzionare il modo in cui vengono prodotte nuove medicine.

Borisy è un chimico farmaceutico e si interessa di “drug design” dal 1998. La CombinatoRx si è formata nel marzo del 2000 quando ha realizzando il prototipo del “pharmbot” in un piccolo laboratorio, accorgendosi che funzionava. Fin dal primo test è emerso un possibile trattamento contro il cancro ottenuto dalla combinazione di un antipsicotico e un antibiotico, ad un certo dosaggio, che previene l'allargamento del tumore andando a colpire contemporaneamente in due punti diversi il meccanismo di proliferazione delle cellule cancerose. Il trattamento si è dimostrato efficace quanto uno tra i più venduti agenti chemioterapeutici come il paclitaxel (Taxol).

Che il procedimento della CombinatoRx possa effettivamente ottenere dei farmaci brevettabili è ancora da vedere. Non si sà ancora, sul lungo termine, che effetti collaterali possono provocare. Proprio perché le sinergie chimiche sono eventi rari, bisogna anche considerare le probabilità che la combinazione vincente sia tossica. Per il momento la compagnia detiene la licenza del farmaco anti-cancro, ritenuta una “composizione farmaceutica” sufficientemente sicura.

Ma siamo solo all'inizio.

E-mail: Alessio Mannucci




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