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di: Alessio Mannucci

Lo scorso 19 marzo 2004, un gruppo di ricercatori della società Sangart di San Diego ha testato l'MP4, un nuovo tipo di sangue artificiale, su 20 pazienti svedesi e per il momento i risultati sarebbero positivi. Anche precedenti test sugli animali hanno dato risultati incoraggianti: sia criceti che maiali sembrano aver superato le trasfusioni senza danni particolari.

Nel frattempo, In California, in Texas e in qualche altro stato americano, si stà sperimentando l'uso di un altro tipo di sangue artificiale su pazienti scelti come cavie. Sebbene al momento, il prodotto, conosciuto come “PolyHeme”, non sia stato ancora approvato per un uso generale, lo si ritiene già in grado di rivoluzionare i trattamenti medici di emergenza, data la scarsità di donatori di sangue. Anche quando dispongono di “sangue fresco”, i medici si trovano impossibilitati a pomparlo immediatamente nel corpo di un paziente sotto emorragia.

PolyHeme

Devono prima controllare il gruppo sanguigno del paziente, un processo che necessita in media di 30-40 minuti. A meno che non dispongano di sangue del “donatore universale”, del tipo O-negativo, che và bene per tutti i tipi di sangue. Ma è comunque raro (circa il 7% della popolazione). Di fronte a casi particolarmente gravi di perdita di sangue, si può procedere a infusioni di soluzioni saline (sale marino) che però non sono in grado di trasportare lo stesso volume di ossigeno che trasporta il sangue.

L'inizio della ricerca in questo campo risale ai tempi della scoperta della circolazione sanguigna, avvenuta nel 1628 a opera di William Harvey. Quando buona parte delle trasfusioni sugli uomini fallirono, a causa probabilmente dell'incompatibilità dei gruppi sanguigni (che furono scoperti solo nel 1900), si pensò che l'unica soluzione fosse un prodotto alternativo e le sperimentazioni inclusero, oltre al sangue di animali, persino vino e latte. Le ricerche furono abbandonate fino alla tragica diffusione dell'Aids negli anni Ottanta.

I moderni prodotti di sangue artificiale sono in lavorazione sin dagli anni Settanta. I ricercatori non sono però ancora riusciti a creare prodotti in grado di trasportare '’ossigeno come il “sangue naturale”, che siano compatibili con tutti i tipi di sangue, che possano essere conservati per lunghi periodi (il sangue donato “scade” dopo 42 giorni) e che non trasmettano malattie. Secondo i calcoli, il potenziale del mercato mondiale del sangue artificiale, oggi, ammonta a una cifra tra i due e i dodici miliardi di dollari all'anno.

Qualche tempo fa, la Baxter Healthcare aveva annunciato che un sangue artificiale di sua produzione, in grado di trasportare l'ossigeno, era stato usato con successo in un esperimento che aveva coinvolto circa duecento pazienti operati al cuore. HemAssist, questo il suo nome, derivava dalla manipolazione di molecole di emoglobina umana. Stando a quanto dichiara il Dr. Stephen A. Gould, dei Northfield Laboratories dell'Illinois, che producono il PolyHeme, al momento vi sono solo due tipi di sangue artificiale, oltre al PolyHeme l'Hemopure prodotto dalla Biopure del Massachusetts, che si contendono il primato della ricerca.

L'Hemopure, usato in chirurgia, è ottenuto dal sangue bovino. Una volta ricavata dai globuli rossi degli animali, la sostanza viene più volte filtrata per essere purificata. Poi è sottoposta ad una cromatografia liquida ad alta pressione. Infine, passa attraverso un processo di polimerizzazione, grazie ad un composto chiamato gluteraldeide dotato di proprietà germicide. Il Ministero della Sanità di Pretoria è stato il primo a dare il via libera all'uso sull'uomo dell'Hemopure. Le autorità sanitarie sudafricane ne hanno approvato l'uso per i pazienti che, a seguito di un'operazione chirurgica, sono colpiti da anemia acuta.

Secondo i portavoce della Biopure, il sangue artificiale può avere effetti collaterali come l'itterizia, l'ipertensione e la nausea. Effetti ritenuti comunque inferiori ai rischi corsi durante le trasfusioni di sangue umano. Inoltre, la società respinge con forza tutti i dubbi sulla sicurezza del prodotto e in particolare l’ipotesi che l'emoglobina bovina possa essere veicolo di contagio di malattie come la Bse. I portavoce affermano, infatti, che il prodotto è assolutamente sterile. “Hemopure ha superato oltre venti test clinici in America ed Europa e le probabilità che possa trasmettere batteri, virus o malattie sono estremamente basse”, dicono.

Nel frattempo la società sta già commercializzando un prodotto simile, ma meno puro, chiamato Oxyglobin, destinato a usi veterinari. Il PolyHeme invece, come l'HemAssist e l’MP4, è un derivato dell'emoglobina, una proteina che si trova nei globuli rossi (ogni globulo rosso contiene 300 milioni di molecole di emoglobina) sprovvista di antigeni, i “guerrieri” del sistema immunitario che “armano” i globuli rossi contro le “invasioni” di sangue forestiero. Il PolyHeme è più sottile del sangue naturale e questo potrebbe renderlo più “pratico” nella cura delle emorragie.

La questione sta aprendo anche delle controversie di carattere etico-religioso. Ad esempio, la chiesa dei Testimoni di Geova, che proibisce ai suoi membri la trasfusione di sangue per via degli anatemi biblici contro il “consumo” di sangue, ha dato il “permesso” ai suoi numerosi membri americani di accettare prodotti artificiali che non siano derivati dai maggiori componenti del sangue naturale (alla faccia di Geova). Mentre altre religioni, inclusa la chiesa della Scienza Cristiana, disapprovano la medicina in generale e dunque sono contrarie a priori.

Alcuni chirurghi hanno già “testato” il PolyHeme su qualche Testimone di Geova. Sebbene i Northfield Laboratories non abbiano ancora reso pubblica la lista degli ospedali che prendono parte alla sperimentazione, qualcun altro (forse un concorrente?) ha fatto i nomi: Denver Health Medical Center; San Diego Medical Center; University of Texas Medical School di Houston; Loyola University Medical Center di Maywood, Illinois; Mayo Clinic di Rochester, Minnesota; Regional Medical Center di Memphis.

Ognuno degli ospedali coinvolti è tenuto a informare i suoi pazienti dei rischi a cui possono andare incontro. A quanto pare, solo 1 dei 57 pazienti coinvolti si è rifiutato di sottoporsi ai test. Gli ospedali sfruttano una scappatoia legale federale creata dal Congresso nel 1996 che consente un “lifting” alle regole riguardanti il consenso informativo quando si usano trattamenti medici di emergenza. La stessa usata dalla Baxter Healthcare nel 1998.

Ebbene, secondo alcuni resoconti “alternativi” circa la metà dei 52 pazienti coinvolti all'epoca sono morti e la sperimentazione è stata sospesa. George Annas, un bioetico della Boston University, fortemente critico verso questi studi, è convinto che anche il PolyHeme porterà alle stesse tragiche conseguenze. “Non si possono trattare gli umani come animali da laboratorio”, sostiene, eppure è quello che avviene in tutti gli ospedali. Vera Hassner Sharav, presidente e fondatrice della Alliance for Human Research Protection di New York dice che non esiste alcuna garanzia sulla sicurezza di questi “prodotti”. Chi se ne frega, rispondono i neo-faustiani, se non li sperimentiamo come facciamo a saperlo?

E-mail: Alessio Mannucci




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