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Partorire in acqua
Partorire in acqua


di: Donata Allegri

Se fino a qualche anno fa poteva apparire un'alternativa piuttosto originale e forse azzardata, il parto in acqua è divenuto un evento frequente e spesso privilegiato per le caratteristiche di naturalezza e delicatezza che lo contraddistinguono. Nella vasca piena d'acqua la partoriente ritrova un più elevato senso di intimità, in quanto dispone di un ambiente nel quale può rilassarsi.

Gli scienziati dell'Università di Southampton, in Inghilterra, sostengono che il calore dell'acqua favorisce il rilassamento della muscolatura della partoriente, Diminuisce inoltre la produzione degli ormoni dello stress (l'adrenalina) e aumenta la produzione di endorfine, ormoni che contribuiscono ad alleviare la percezione dolorosa delle contrazioni. L'acqua calda favorisce anche un rilassamento di tipo psicologico, grazie al quale si interrompe il circolo naturale che dalla tensione conduce all'irrigidimento dei muscoli e all'abbassamento della soglia di sopportazione del dolore. Di conseguenza, la partoriente, meno tesa, riesce ad affrontare meglio le contrazioni e risulta minore la necessità di ricorrere all’uso di antidolorifici.

Sono tanti anche i vantaggi per il bambino che viene alla luce in un elemento che gli risulta «familiare», in quanto assimilabile al liquido amniotico nel quale è stato immerso per nove mesi. Non è possibile, però, procedere al parto in acqua prima della 37ma settimana di gravidanza. Ciò è dovuto al fatto che il «diving reflex», ovvero il riflesso di immersione naturale del bambino, raggiunge il massimo della maturità nelle ultime settimane di vita intrauterina.

È necessario quindi che questo riflesso, che consente al piccolo di non aspirare acqua fino al momento in cui emerge dalla vasca, sia ben maturo. I ricercatori hanno confrontato due gruppi di madri al loro primo figlio le donne del primo gruppo che erano state immerse in una vasca durante le prime fasi del travaglio, quelle del secondo invece no. Si è visto che delle 49 donne del primo gruppo, circa il 50% ha avuto bisogno di un'epidurale, contro i 2/3 delle 50 donne del secondo gruppo. La ricercatrice Elizabeth Cluett, che ha condotto la ricerca, dice che da questo studio si è visto che le madri che partoriscono in acqua non necessitano di più tempo per dare alla luce il bambino. Questo studio è stato pubblicato sulla rivista “British Medical Journal”.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

University of Southampton

Donata Allegri
E-mail: donata.allegri@ecplanet.com
Sito personale: Crocevia




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