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Come si evolve l'antrace
Come si evolve l'antrace


di: Donata Allegri

Il Bacillus anthracis fu isolato da Robert Koch nel 1877, nelle colture invecchiate forma spore, cioè si organizza in una struttura che gli permette di resistere anche per anni agli agenti atmosferici in un terreno in cui sia presente. Deve la sua pericolosità all'azione che la sua capsula di rivestimento svolge contro i fagociti e a tre proteine che esso produce e che si organizzano sulle superficie delle cellule dell'ospite generando una tossina letale che agisce distruggendo meccanismi di segnalazione necessari alla sopravvivenza delle cellule.

Robert Koch

Il carbonchio colpisce principalmente ovini e bovini ed altri erbivori ma con minore frequenza perché questi animali brucando l'erba sono col muso in continuo contatto con la polvere in cui si possono annidare le spore che si attaccano anche al loro mantello. L'uomo può contaminarsi attraverso il contatto con gli animali infetti o con materiali derivati da questi. Esistono più di mille ceppi di antrace e fortunatamente solo pochi sono patogeni.

Recentemente ricercatori dell'Università del Michigan, dell'Istituto per la ricerca genomica (TIGR) e dell'Istituto di Ricerca Scripps (TSRI) hanno scoperto che la formazione delle spore è un processo complesso. In questo processo è coinvolto un terzo di tutti i geni del genoma del bacillo ed ogni spora maturata contiene circa 750 diverse proteine. Gli scienziati dicono che ora sanno come la spora è composta e di che cosa è fatta esattamente, la cosa sorprendente è vedere quanto sia complesso questo organismo e quanto impegno metta a fabbricare le spore. Questo studio è stato pubblicato sulla rivista «Journal of Bacteriology»e potrebbe portare alla produzione di nuovi vaccini.

Altri ricercatori del Dipartimento di Microbiologia e Genetica Molecolare dell'Università Harvard hanno visto che sette copie di una delle proteine della tossina si assemblano in cerchio sulla membrana cellulare per forarla; a quel punto, dal foro passa un enzima che provoca il danno; analizzando i piccoli frammenti di proteina, chiamati peptidi, gli studiosi ne hanno trovato uno che impedisce l'ingresso dal poro.

Con questo lavoro scientifico si indica una nuova via per neutralizzare l'antrace che non è basata sull'uso di antibiotici, infatti il trattamento prevede la somministrazione alla persona infettata dall'antrace di una molecola che interferisce con l'attività della tossina letale prodotta dal batterio. In questo modo il batterio diventa molto facile da controllare. Questa è una potenzialità nuova che però necessita di molto tempo ancora perché si possa giungere ad una applicazione in campo sanitario.

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

University of Michigan

Institute for Genomic Research - TIGR

Scripps Research Institute - TSRI

Harvard University

Donata Allegri
E-mail: donata.allegri@ecplanet.com
Sito personale: Crocevia




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