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Colla invece del filo di sutura
Colla invece del filo di sutura


di: Johann Rossi Mason

Ago e filo da sutura potrebbero, un domani, andare in pensione. Le ricerche sull’argomento sono attivissime. In particolare Jonathan Wilker, professore di Chimica alla Purdue University sostiene che la sostanza collosa per unire i lembi di una ferita evitando la sutura tradizionale dovrebbe essere molto resistente, non tossica e impermeabile. La stanno studiando sulle basi delle caratteristiche di un particolare ‘mitile blu’ (blue mussel): “I mitili sono capaci di incollarsi tra loro e sulle superfici in maniera molto salda e siamo interessati a capire che tipo di collante biologico utilizzino.

Ogni mitilo usa dei ‘piedi’ per attaccarsi con dei filamenti alle rocce o ad altre superfici scivolose grazie ad una sostanza che è impermeabile e resistente all’urto delle onde. È noto che tale colla sia composta di proteine ma si è anche visto che il ferro è una componente determinante, ferro che viene filtrato dall’acqua. È la prima volta nella storia della scienza che si individua la presenza di un metallo essenziale per formare un materiale biologico che non sia cristallino. Da questi studi si svilupperanno nuove ricerche per la preparazione di materiali come adesivi da sutura.

Ma la ricerca è da tempo attiva nel campo delle colle chirurgiche, colle biocompatibili che si attivano grazie all'azione del laser e hanno come principale vantaggio quello di lasciare cicatrici più pulite, tenuta all'acqua della ferita e minore rischio di infezione. La ricerca, in corso all'Università di Harvard utilizza un colorante da tempo noto per uso medico, il Rosa Bengala che si è visto essere in grado di creare legami forti con i tessuti che lo circondano quando venga esposto ad una luce verde. I ricercatori hanno quindi testato il colorante usando un laser a luce verde per verificare il fissaggio. La tenuta della colla è risultata superiore rispetto a quella delle colle chirurgiche attualmente disponibili, ma si tratta di un percorso ancora piuttosto ungo prima di poter giungere alla sua applicazione su larga scala.

E ancora in tema di collanti chirurgici nel 2002 sono state messe a punto raffinate tecnologie per la produzione della cosiddetta ‘colla di fibrina’ autologa, ossia derivante dallo stesso paziente destinato ad utilizzarla. Priva di tossicità, con una adesione in tempi brevi, riassorbibile nel giro di pochi giorni o settimane ha una azione di riparazione locale e potrebbe essere impiegata in cardiochirurgia, ortopedia, ginecologia, neurochirurgia e chirurgia plastica.

Da una singola unità di plasma del paziente vengono estratti fibrinogeno e trombina e combinati con un sistema chiamato Cryo-Seal che produce la colla in un’ora circa, permettendo di affrontare anche le emergenze. Il mercato della colla di fibrina si aggirerebbe in circa 500 milioni di dollari, 100 dei quali nella sola Europa. Aspettiamo che la tecnologia faccia il suo corso.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

Harvard University

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