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di: Johann Rossi Mason

Si, forse, può darsi

Negli Stati Uniti esprimere il proprio dissenso alla rianimazione, ad alcuni tipi di cure, all'accanimento terapeutico è vincolante per il medico. Violare la volontà precedentemente espressa dal paziente significa incorrere in guai legali di grande portata, sino alla sospensione. In Italia il testamento biologico si farà, ma probabilmente con diverse caratteristiche. Il testo del documento è stato presentato con il titolo “Dichiarazione anticipata di trattamento” dal Comitato Nazionale per la Bioetica e ora attende di diventare una legge quadro.

Pur approvato all'unanimità, il documento ha già dovuto affrontare diverse modifiche, per mettere d'accordo le diverse correnti della bioetica. In pratica il documento dovrebbe permettere al cittadino che lo desideri di esprimere la propria volontà circa i trattamenti voluti e quelli rifiutati nel caso in cui, per malattia o incidente, non sia possibile esprimere il proprio consenso verbalmente.

Quindi oltre alla libertà di cura potremmo avere anche una libertà di ‘non cura’, un concetto che piace poco ad alcuni correnti della medicina che si rifiutano di essere considerati meri esecutori di volontà altrui (e che ci sarebbe poi di male?). Il vero problema è che non sarà facile far rispettare questa legge dato che anche una persona che esprime la propria volontà di non farsi amputare un piede, in piena capacità di intendere e di volere, ha scatenato un vespaio su tutti i media per giorni interi.

Allo stato attuale, in cui potrebbero imporle per legge di curarla al fine di evitarle la morte, riesce difficile pensare che la stessa volontà, messa per iscritto e manifestata prima dell'evento avverso possa avere una maggiore dignità. La questione non è di secondaria importanza in uno stato che vuole tutelarci da tutto, anche da noi stessi.

Johann Rossi Mason
E-mail: jobres@ecplanet.com
Sito personale: Comuni-CARE




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