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Geni e molecole

Un gene per il fegato grasso
Obesità: scoperto il gene
Emicrania e rischio infarto
Il gene dell'obesità...
Proteina per gli anticorpi
Gene dell'ormone TSH
Un ormone per la longevità
Geni, scoperto locus genico
Blocca un enzima e perdi peso
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Il gene dell’infarto
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Anticorpo contro il dolore
Nuova ricerca sulla Sla
TLQP-21, molecola anti-obesità
Alieni umani 2
Le buckyballs deformano il DNA
Una proteina per l'autismo
Geni e colore della pelle
Diagnosi Precoce
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Reinventare la vita
Biologia sintetica (parte II)
Biologia sintetica (parte I)
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Ormoni e appetito
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Alieni Umani
Microrna
Riattivazione X
Lo stress e la proteina Mapk
Il gene Bruce
La Liquirizia è antivirale
Il gene dei muscoli
La molecola Neu5Gc
La proteina della schizofrenia
Il gene della sordita'
Sterilità e retrogeni
Geni e Corea di Huntington
Le funzioni dei probiotici
I geni dei batteri
Il gene CREB e la memoria
Un gene è la causa della SIDS
Muscoli e geni
Epilessia e geni circadiani
Gene PC3/Tis21 e cervelletto
Il gene del linguaggio FoxP2
Nuove funzioni degli enzimi
Scoperta una super proteina...
Il gene della sordità
Gene PASG e vecchiaia
Recettore dell'influenza del 1918
Il Gene della lebbra
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Brevettato il gene BRCA2
Un gene per infarto e ictus
Gene associato alla depressione
Il gene della parola
Il gene dell'invecchiamento HGPS
Due geni cerebrali
Le funzioni della melanopsina
Il gene della parola
Il gene della parola


di: Donata Allegri

Secondo una nuova scoperta scientifica l'essere umano non discende dall'uomo di Néanderthal che non è presente come antenato nella nostra linea evolutiva. È ciò che afferma Svante Paabo, dell'Instituto zoologico dell'Università di Monaco, in Germania. Per arrivare a questa conclusione Paabo ha analizzato un frammento di omero dell'uomo di Néanderthal, trovato nel 1857 vicino Düsseldorf. Lo scienziato ha confrontato il DNA dei mitocondri delle cellule di osso con quelle dell'uomo moderno.

Svante Paabo

I mitocondri sono gli organi responsabili della produzione di energia nelle cellule. Quando si confronta il DNA mitocondriale degli uomini attuali, non si trovano più di 8 geni differenti provenienti da mutazioni accidentali. Il DNA dell'uomo di Néanderthal differisce dal nostro, in media, in 23 geni; questo dimostra, secondo Paabo che L'uomo di Néanderthal non appartiene alla nostra stessa specie. Secondo altri scienziati le variazioni possono essere causate dall'incrocio fra le razze. Esaminando un gruppo di scimpanzé, Paabo ha notato che la differenza tra il Dna degli uomini e quello degli scimpanzé è molto piccola, solo del 5 per cento. Ma in questi pochi geni sta la differenza tra una specie dominante e una in via d’estinzione. Paabo, assieme ai suoi colleghi, ha scoperto in un gene presente in tutti i mammiferi, chiamato FOXP2, un piccolo particolare che potrebbe aver portato a un importante cambiamento.

Per svelare il mistero del linguaggio umano bastano un paio di aminoacidi, un'infinitesima variazione del patrimonio genetico che ha regalato la capacità di parlare agli uomini e non alle scimmie. È infatti grazie a un minuscolo tassello di Dna che la nostra bocca e la nostra laringe sono conformate per muoversi in maniera sufficientemente raffinata da articolare un linguaggio. Eppure non solo gli uomini, ma anche gli scimpanzé, altri primati e perfino i topi dispongono del gene Foxp2.

Non si sa di preciso quale sia la funzione del gene, ma nelle scimmie antropomorfe esaminate (scimpanzé, gorilla e orango) e nel topo, la sequenza degli aminoacidi del gene è quasi identica, e porta a proteine dalla struttura equivalente. Nell’uomo, il cambiamento di due sole basi azotate (i mattoni di cui sono costituiti i geni,) conduce a una proteina molto diversa, che potrebbe avere anche un funzione differente da quella originaria. Lo studio successivo di un gruppo di persone con il gene irregolare ha portato alla scoperta che questi difetti causano problemi nella parola. Da qui a concludere che FOXP2 sia un gene coinvolto nella produzione di parole, (in particolare nei delicati movimenti muscolari indispensabili per parlare) il passo è stato breve. Non è certamente il gene del linguaggio, concludono i ricercatori, ma sicuramente uno dei più importanti.

Metodi statistici hanno infine stabilito che il gene "umano" è comparso nella nostra specie negli ultimi 200.000 anni. Proprio quando i paleontologi affermano che Homo sapiens abbia cominciato a diffondersi per il mondo e grazie alle proteine prodotte in più dalla nuova sequenza genica, bocca e laringe si sono perfezionate tanto da permettere l'articolazione di suoni complessi. Nessuna variazione genetica è invece apparsa fra uomini di diversa origine etnica. Le persone con una sola copia di questo gene funzionante hanno problemi non solo nell'articolare il linguaggio, ma anche nel comprenderlo, nel seguire le regole grammaticali e nel muovere i muscoli del viso. ll vero scoglio sarà ora comprendere come il frammento di Dna che è stato individuato presieda alla sintesi delle proteine che modellano il nostro apparato di fonazione. Questa è la sfida del futuro.




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