Un nuovo allarmante caso di suicidi collettivi si è verificato nell'Irlanda del nord: tre quindicenni si sono impiccati e si teme che un'altra decina di teenagers possa fare la stessa fine. La scuola al centro del dramma è la Craigavon Senior High School di Portadown, nella contea di Armagh. Nel corso di tre settimane, si sono impiccati tre compagni di classe, Wayne Browne (il primo della serie), James Topley e Lee Walker. Si è cominciato a sospettare di un “patto suicida” dopo che, otto giorni fa, James è stato trovato appeso allo stesso lampione usato da Wayne per darsi la morte. Uno psicologo della zona, Arthur Cassidy, ha indicato, in base a confidenze ricevute, che una dozzina di ragazzi di quella scuola potrebbero aver deciso di togliersi la vita con una cadenza concordata. “Ci sono dei teenagers - ha detto lo psicologo - che vengono da noi in lacrime e esprimono il timore che questo o quel loro amico possa essere il prossimo”.

Secondo alcune fonti, il patto suicida potrebbe essere stato discusso e messo a punto dai ragazzi della scuola chattando online su siti molto frequentati dagli adolescenti come MySpace, Bebo e Facebook. La scuola di Portadown ha in tutto circa ottocento studenti e il dott. Cassidy ha lanciato un appello alle famiglie perché sorveglino con più attenzione i propri figli, passino più tempo con loro, cercando di cogliere eventuali sintomi di malessere.
Dorothy Browne, madre del primo dei tre impiccati, affranta, non riesce a capacitarsi del gesto compiuto dal figlio: “Wayne era felice ed espansivo. Non ci posso credere. Con i suoi soldi si era appena comprato una vacanza alle Canarie per luglio. Non ha mai mostrato segni di depressione”. Il prete della parrocchia locale, il reverendo Brian Harper, ha avvertito che il tam-tam sul presunto patto suicida ha peggiorato la situazione: “La gente è diventata isterica”. I ragazzi morti vivevano tutti e tre a Laurelvale, un villaggio vicino a Portadown dove a marzo un vicino ventottenne di James Topley si era impiccato in seguito a dispiaceri di cuore. Un suicidio che potrebbe aver fatto da detonatore nella psiche di quindicenni particolarmente suggestionabili e vulnerabili.
Lo scorso gennaio, un giovane cinese diciasettenne, sconvolto dopo aver scoperto che la ragazza che aveva conosciuto in una chat online non corrispondeva alla ragazza dei suoi sogni, ha deciso di uccidersi. Così hanno riferito i media di stato cinesi. Per il ragazzo, proveniente da una città del nord della Cina, lo shock è stato tanto forte perché la considerava già il suo “dolce cuore”.
Da una ricerca condotta, dalla sicurezza pubblica, sul background del teenager, è risultato che era diventato dipendente dalle chatroom online da luglio e trascorreva buona parte della giornata negli internet café chattando con una donna che aveva come nickname “Qunjiaofeiyang” o “flying skirt”, dicendo di essere una bella diciannovenne. I due si erano messi d'accordo per incontrarsi a Mudanjiang, una città nella provincia dell'Heilongjiang, dopo Natale. Con immenso disappunto, il teenager ha scoperto che la ragazza dei suoi sogni invece era una ragazza di 10 anni più grande. L'amarezza lo ha portato a ritornare immediatamente a casa ed ha raccontare ai suoi genitori dell'accaduto solo dopo che la donna lo ha cercato al numero di casa. I genitori hanno cercato di consolarlo ma dopo quattro giorni è stato ritrovato impiccato ad un albero.
Un nuovo studio sugli effetti degli antidepressivi ha identificato variazioni genetiche collegate proprio alle intenzioni suicide: se confermate, potrebbero fornire la base per un test genetico volto a individuare i soggetti più a rischio. “Stiamo cercando il modo di evitare i più rischiosi effetti collaterali prima di iniziare il trattamento”, dice Francis McMahon, un genetista psichiatrico del National Institute of Mental Health (NIMH) di Bethesda, MD, che ha partecipato allo studio.
Nel 2005, dopo un'estesa analisi di test clinici e numerose testimonianze di genitori di giovani che si erano suicidati dopo aver cominciato il trattamento con alcuni psico-farmaci, tra cui il Paxil, la Food and Drug Administration costrinse le case farmaceutiche interessate a far aggiungere un avvertimento sul rischio di suicidio. Secondo alcuni psichiatri, però, l'uso degli antidepressivi, in generale, abbassa il tasso di suicidi, e questi avvertimenti potrebbero dunque rivelarsi un'arma a doppio taglio, spaventando quei pazienti che invece ne hanno davvero bisogno.
Lo scorso maggio, la FDA ha disposto che gli avvertimenti sul rischio suicidio fossero estesi a tutti quelli sotto i 25 anni (in precedenza l'avvertimento era rivolto solo a adolescenti e bambini). L'agenzia ha poi raccomandato ai medici di valutare attentamente il rischio suicidio rispetto all'effettiva urgenza di somministrare il farmaco. Per questo si sta pensando a dei test genetici. Dai trials condotti da scienziati del NIMH, del Massachusetts General Hospital e dell'Harvard Medical School, è risultato che tra il 6 e l'8% dei pazienti hanno manifestato tendenze suicide nel primo mese di trattamento con il Citalopram, un antidepressivo SSRI comunemente prescritto. In un altro studio, con 1.879 partecipanti, pubblicato sugli Archives of General Psychiatry, Roy Perlis e il suo team a Harvard hanno trovato dei legami significativi tra una variazione nel gene CREB1 e le intenzioni suicide nei maschi: color che avevano commesso suicidio hanno mostrato una regolazione alterata del gene nei loro cervelli. Perlis ha sottolineato che le tendenze suicide si sono manifestate solo dopo un mese dall'inizio del trattamento con il Citalopram. In un altro studio separato, pubblicato dall'American Journal of Psychiatry, McMahon e i suoi colleghi hanno ricavato l'evidenza per collegare due geni coinvolti nella comunicazione chimica dal neurotrasmettiore gluttamato. Si tratta dei primi studoi in questo campo, per cui c'è ancora molta cautela tra gli psichiatri.

Per il momento, nessuna delle variazioni scoperte può aiutare a predire con certezza un rischio suicidio, e dunque neanche fornire le basi per un test genetico. Secondo McMahon, per esempio, le due variazioni identificate dal suo gruppo, potrebbero aiutare a individuare un 60% di persone a rischio. Gli scienziati sperano che la combinazione di tutte queste variazioni potrà alla fine raggiungere una maggiore accuratezza. Per questo motivo, si stanno effettuando ricerche nell'intero genoma. Si cercano anche variazioni genetiche per predire il modo in cui i pazienti risponderanno a determinati farmaci. “L'ideale sarebbe sviluppare due tipi di test, che valutino sia i rischi che i benefici derivanti dall'assunzione di un dato farmaco”, dice David Brent, uno psichiatra della University of Pittsburgh non coinvolto negli studi.
Di sicuro, gli psico-farmaci, per poter agire sull'umore, provocano cambiamenti biochimici: “Un'improvviso aumento della serotonina nel cervello può causare gravi squilibri in certe persone che presentano sintomi come nervosismo, insonnia e anche tendenze suicide”, puntualizza McMahon.
Data articolo: giugno 2007
Link correlati all'articolo:
Archives of General Psychiatry
The American Journal of Psychiatry
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