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redazione ECplanet

Le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte nei Paesi occidentali. L'arresto cardiaco, in particolare, rappresenta da solo oltre la metà di tutti i decessi e nel 95 percento dei casi la morte avviene perché l'intervento di defibrillazione, in grado di ripristinare il corretto ritmo cardiaco del paziente, non viene effettuato entro 5-6 minuti dalla perdita di coscienza.

È questa una delle priorità trattate nel corso del XIV Congresso nazionale del Gruppo per l'intervento nelle emergenze cardiologiche, presieduto dal professor Francesco Fedele ordinario al Policlinico Umberto 1, che si è tenuto recentemente a Roma al Centro Congressi dell'università La Sapienza.

Ma cosa fare quando il paziente rischia l'arresto cardiaco, in attesa dell'arrivo dell'ambulanza ? «L importante l'educazione della popolazione all'uso della “home defibrillation” - afferma il professor Fedele - insegnando ai conviventi dei malati come usare i sistemi semiautomatici in attesa dell'arrivo del soccorso sanitario. Si salverebbero migliaia di vite». Questa notizia è stata pubblicata dal periodico “La Repubblica” n. 260 (versione cartacea).




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