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Cardiologia

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Le malattie cardiovascolari
Le malattie cardiovascolari


a cura dell'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele

CHE COSA SONO

Sono considerate malattie cardiovascolari tutte le patologie del cuore e dei vasi sanguigni. Le più frequenti sono la cardiopatia coronaria ischemica, tra cui l'infarto acuto del miocardio e l'angina pectoris, e le malattie cerebrovascolari che comprendono l'ictus ischemico ed emorragico. Le patologie cardiache detengono il primato tra le cause di morte nel mondo occidentale.

All'inizio del XX secolo le malattie cardiovascolari erano considerate la causa di circa il 10% della mortalità totale in tutto il mondo. Sul finire del secolo la percentuale è salita al 50% nei paesi industrializzati. Secondo alcune stime per il 2020 un terzo delle cause di morte nel mondo, includendo i paesi emergenti, sarà dovuto alle malattie cardiovascolari.

Ogni anno in Italia muoiono circa 243 mila persone per malattie cardiovascolari. I decessi per infarto miocardico sono 37 mila all’anno. L'infarto miocardico non è preceduto da sintomi premonitori in oltre il 50% dei casi, sia negli uomini che nelle donne. Oggi è possibile identificare i pazienti che hanno maggiore possibilità di essere colpiti da un infarto, ma non possiamo prevedere se accadrà tra 1 anno, tra 10 anni o mai. In una percentuale rilevante dei casi l'infarto miocardico non può essere attribuito ai fattori di rischio noti come colesterolo, ipertensione, fumo, diabete, obesità e stress psicologico.

La frequenza dei decessi per infarto aumenta con l'età di circa 100 volte passando da 35 a 65 anni. La relazione con l'età può essere dovuta, oltre all'effetto dei fattori di rischio classici come aterosclerosi e danno vascolare, anche ad interazioni tra ambiente e predisposizione genetica elementi ancora non noti ed attualmente oggetto delle più innovative aree di ricerca. Le malattie cardiovascolari quando non sono letali hanno un costo sociale e sanitario considerevole a causa della disabilità e la conseguente limitazione della qualità di vita che ne deriva. Cardiopatie ischemiche, come l'infarto, e malattie cerebrovascolari, come l'ictus, possono portare, infatti, a invalidità precoce, parziale o totale, con conseguente riduzione o modificazione dell'attività lavorativa, oltre alla necessità di trattamenti farmacologici protratti per tutta la vita.

Una delle principali cause dell'insorgere delle malattie cardiovascolari è l'aterosclerosi: gli strati interni delle pareti delle arterie diventano spessi e irregolari a causa di depositi di lipidi e colesterolo. L'ispessimento porta ad una diminuzione del flusso sanguigno. Su questi vasi, ma anche in assenza di un ispessimento significativo, meccanismi biologici la cui causa prima non è nota possono provocare la formazione di un trombo che, ostacolando completamente il flusso sanguigno provoca un danno permanente all'organo irrorato da quel vaso: cuore o cervello. L'aterosclerosi è una patologia generalizzata che può coinvolgere le arterie in diverse aree dell'organismo: conduce all'infarto se è localizzata a livello cardiaco, all'ictus se localizzata a livello cerebrale. Vi sono, inoltre, casi in cui le malattie cardiovascolari dipendono primariamente da difetti funzionali delle cellule cardiache e quindi devono essere affrontate necessariamente con i farmaci o con la chirurgia.

I FATTORI DI RISCHIO

Da tempo sono stati identificati i fattori di rischio che predispongono a malattie cardiovascolari. I fattori di rischio, per esempio, legati all'obesità vengono studiati estensivamente fin dagli anni ’50 mentre non sono ancora state investite altrettante risorse nello studio delle altre potenziali componenti quali la coagulazione, lo stress psicologico, l'infiammazione e le componenti genetico-ambientali. I fattori di rischio che predispongono l'organismo alle malattie cardiovascolari si suddividono in:

fattori non modificabili

età: con l'aumentare dell'età aumenta anche la probabilità di sviluppare una malattia aterosclerotica (ispessimento degli strati interni delle pareti arteriose);

sesso: la donne hanno un'incidenza inferiore di malattia aterosclerotica rispetto agli uomini, anche se la protezione del sesso femminile si riduce dopo la menopausa;

famigliarità: la presenza di malattia aterosclerotica in un famigliare di primo grado (genitori, fratelli, figli) prima dei 60 anni rappresenta un importante fattore di rischio perché verosimilmente esiste un substrato genetico che si associa ad un’aumentata suscettibilità individuale a sviluppare la patologia aterosclerotica;

fattori modificabili

diabete mellito: il rigoroso controllo della glicemia, con la dieta o con farmaci ipoglicemizzanti, può diminuire lo squilibrio metabolico, fattore importante nello sviluppo di aterosclerosi e nella progressione della malattia; ipertensione arteriosa: la pressione arteriosa va misurata periodicamente e, se riscontrata elevata, vanno ricercate le eventuali cause e conseguentemente instaurato un trattamento specifico;

obesità: è una delle cause principali di malattia aterosclerotica; fumo: la nicotina e l'ossido di carbonio, principali fattori nocivi contenuti nelle sigarette, determinano aumento della pressione arteriosa, aumento della frequenza cardiaca, aumento della coagulabilità del sangue, diminuzione del colesterolo HDL. Il fumo è particolarmente pericoloso nelle persone che hanno già avuto un evento cardiovascolare o che hanno già altri fattori di rischio; dislipidemia: sono delle condizioni in cui sono alterati livelli di grassi e lipoproteine, colesterolo totale, colesterolo HDL, LDL e trigliceridi nel sangue;

sedentarietà.

Purtroppo, in una rilevante percentuale di casi l'infarto miocardico non può essere attribuito a colesterolo, ipertensione, fumo, diabete, obesità e stress psicologico. Gli studi più recenti indicano che l'infiammazione ha un ruolo fondamentale nello scatenare l'infarto. La proteina C reattiva (CRP) è l'indicatore più attendibile del rischio infiammatorio di infarto.

LA PREVENZIONE

Circa la metà dei casi fatali prima dei 70 anni si verifica in modo improvviso e inatteso e non sempre la vittima può essere adeguatamente soccorsa. La prevenzione rimane dunque l'unica via percorribile contro molte malattie cardiovascolari. Modificando i fattori di rischio e adottando uno stile di vita più salutare, è possibile in buona parte prevenire le malattie cardiovascolari.

Ecco, dunque, 5 semplici e sane regole di vita:

1) evitare il fumo
2) controllare l’alimentazione
3) fare attività fisica e tenere sotto controllo il proprio peso
4) tenere sotto controllo il valore del colesterolo
5) tenere sotto controllo la pressione arteriosa

PROSPETTIVE TERAPEUTICHE

Il futuro dei pazienti cardiopatici potrebbe cambiare radicalmente grazie alla sperimentazione di nuove terapie che utilizzano le cellule staminali per la riparazione dei danni del muscolo cardiaco colpito da infarto. Il cuore colpito da infarto potrebbe essere in grado di autoripararsi grazie alle cellule staminali contenute nei tessuti. Infatti il cuore possiede cellule staminali proprie ed è un organo che può rigenerarsi così come la pelle, l’osso e il midollo osseo.

Fino ad oggi alcune sperimentazioni sui topi hanno dimostrato che le cellule staminali prelevate dal midollo osseo e messe in coltura insieme a quelle rimaste sane in un cuore malato, si trasformano in cellule miocardiche che possono sostituire quelle malate. Le ultime ricerche hanno invece identificato l'area del cuore dove risiedono queste cellule staminali. Il prossimo passo sarà quello di individuare la strategia per farle migrare dove si è verificato il danno.

È di fondamentale importanza non solo riparare i “guasti” ma riuscire ad evitarli in maniera mirata e personalizzata cercando di identificare i fattori che rendono “suscettibile” la persona ai meccanismi alla base delle malattie cardiovascolari. Poiché lo sviluppo delle tecniche postgenomiche cresce progressivamente sono possibili approcci innovativi alla ricerca, stimolati dalle diversità si riscontrano tra un paziente e l'altro.




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