COPERTINA
Macchine spaziali (p.te 11) - 39605 -6-6
 SCIENZA   TECNOLOGIA   ASTRONOMIA   <<SALUTE>>   ECOLOGIA   VARIE   POSTA 
  Alimentazione   |   Cervello   |   Apprendimento   |   Dermatologia   |   Farmaci che ammalano   |   Cellule   |   Cardiologia   |   Ginecologia   |   Geni e molecole   |   Iniziative   |   Medicina   |   Obesita   |   Neurologia   |   Oculistica   |   Odontoiatria   |   Ortopedia   |   Pediatria   |   Prevenzione   |   Psicologia   |   Pneumologia   |   Patologie   |   Ricerche   |   Sport   |   Terapie naturali   |   Sessualita   |   Superconscio   |   Tumori   |   Tossicologia   |   Terapie   |   Vaccini   |

Cardiologia

Un test per l'infarto
Cure innovative per l'aritmia
Bluetooth prevede l'infarto
Cioccolato che aiuta il cuore
Riserva Coronarica
L'Ipertensione Arteriosa
Le funzioni delle statine 2
La pressione pulsatoria
Le funzioni delle statine
Gli effetti del Rosiglitazone
Terapia della periodontite
Anormalità all’ECG
Risultati dello Studio SPIRIT III
Cardiologia, studio ABSORB
Cuore artificiale italiano
Cuore e depressione
PsicoCardiologia
Riattivato un cuore dormiente
Allarme malattie cardiovascolari
Aritmia ventricolare
Cardiologia con mouse e tastiera
Defibrillazione casalinga
Nuovo farmaco per il diabete
Donne e malattie cardiache
Attacchi cardiaci
Infarto: donne meno a rischio...
Le malattie cardiovascolari
Cardiopatie e geni
La campagna cuore vivo
I numeri del cuore
Staminali e cuore
Cardiologia e fumo
Cuore, 10 domande per capire
Le malattie cardiovascolari
Cellule staminali e cuore
Cuore riparato con le staminali
L'acqua dura protegge il cuore
Nitroglicerina e cuore
Insufficienza cardiaca negli Usa
Cuore a rischio per le donne
By-pass e diabete
Sangue artificiale
Consumi di cocaina e cardiopatie
Apnea notturna
Birra per le coronarie
L'occlusione delle coronarie
Una valvola per il cuore
Una cura per il collasso cardiaco
Cuore e depressione
Cuore e depressione


a cura del CNR

Depressione e malattie coronariche sono strettamente legate. Lo dimostra un recente studio sull’invecchiamento condotto dall'Istituto di neuroscienze del Cnr di Padova. L’alta prevalenza nella popolazione anziana di sintomi depressivi impone un’attenzione particolare a questa associazione e adeguati interventi per un problema di salute pubblica

Gli anziani italiani sono i più depressi d’Europa: il 42% della popolazione italiana ultrasessantacinquenne soffre di questa patologia, con una più alta incidenza tra le donne (52%) rispetto agli uomini (31%). È il risultato di un’analisi di un recente studio italiano longitudinale sull'invecchiamento, condotta da Stefania Maggi, ricercatrice dell'Istituto di neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche (In-Cnr) di Padova. L'indagine dell'Ilsa (Italian Longitudinal Study on Aging), che ha preso in esame 5.600 soggetti, tra i 65 e gli 84 anni, scelti random da una lista di otto centri sul territorio nazionale, ha evidenziato questo alto tasso di prevalenza di sintomi depressivi, che si allinea ad analoghi, se pur inferiori, risultati rilevati tra la popolazione spagnola, e ben più alti di quelli del mondo anglosassone.

Il dato è molto importante se letto in relazione a quanto dimostrato sull'incidenza che la depressione o la semplice sintomatologia depressiva hanno, indipendentemente dalla presenza di fattori di rischio tradizionali, tanto nella predisposizione quanto nello sviluppo delle malattie cardiovascolari. “È stato infatti provato”, spiega Stefania Maggi, “che in soggetti colpiti da infarto al miocardio la concomitante o conseguente presenza di sintomi depressivi aumenta il rischio di progressione della malattia e di mortalità rispetto a chi, con lo stesso quadro clinico, non soffre di depressione. Soffrire di depressione diagnosticata o presentare sintomi depressivi pur essendo sani espone maggiormente a rischio di malattie coronariche”.

L’analisi dell'Ilsa conferma inoltre che la sintomatologia depressiva in età anziana aumenta significativamente la mortalità.

Come si spiega questo ? “Sono state avanzate diverse ipotesi e presi in considerazione fattori eterogenei come quelli biologici, comportamentali e socio-ambientali”, riferisce Stefania Maggi, “e gli studi clinici e sperimentali sembrano far prevalere l'aspetto biologico: alterazioni dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, che è il rischio biologico maggiore riscontrato nella depressione”. Anche “l'aggregazione piastrinica, che potrebbe comportare danni vascolari, e un’alterata regolazione neurovegetativa del ritmo cardiaco ipotizzerebbero, sia in termini eziologici che prognostici, le ragioni della plausibilità biologica del rapporto tra stati depressivi e eventi cardiovascolari”, conclude la ricercatrice.

Un invito dunque ai geriatri a non sottovalutare in pazienti con sintomatologia depressiva l'aumentato rischio di declino funzionale fisico, di eventi cardiovascolari e di mortalità che possono essere ad essa associati.

Scheda

Che cosa: Studio sull’invecchiamento – correlazione tra depressione e malattie coronariche
Chi: Istituto di neuroscienze del Cnr (In-Cnr) – sezione di Padova
Per informazioni: Stefania Maggi
Phone: +39 049.8211746
E-mail: stefania.maggi@in.cnr.it




VERSIONE STAMPA  VERSIONE STAMPA     INVIA QUESTA NOTIZIA AD UN AMICO


N.B.: gli eventuali indirizzi di recapito presenti nell'articolo possono cambiare senza che la redazione di ECplanet ne venga a conoscenza.
Ultima modifica = (28-04-2006:19:59)  EDIT ARTICLE Nr. 23730  



Mailing List
Richiesta iscrizione

Mailing List
Richiesta cancellazione


Copyright © 1997 - 2008 ECplanet - tutti i diritti riservati , disclaimer
Admin PPK-Webbased Content Management System (C) by PPK-Webprogram
Benchmark timer:stop( 0.5913)