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Nuovo farmaco per il diabete
Nuovo farmaco per il diabete


di: Johann Rossi Mason

Presentato ad Atene al 41° Congresso Europeo di Diabetologia uno studio internazionale su 19 Paesi che dimostra gli effetti del farmaco su pazienti affetti da diabete di tipo 2. Nel mondo già 150 milioni i soggetti colpiti dalla malattia.

Adesso il rischio infarto, ictus e morte prematura per i milioni di diabetici nel mondo può essere combattuto grazie agli effetti di un farmaco. Si chiama Actos (Takeda), il cui principio attivo, il pioglitazone, adesso è dimostrato, aumenta concretamente la prevenzione e le aspettative di vita sui soggetti colpiti da diabete di tipo 2, ovvero l’incapacità del corpo di rispondere in modo adeguato all’azione dell’insulina prodotta dal pancreas.

Nel mondo più di 194 milioni di persone hanno il diabete e si prevede che nel 2025 saranno oltre 333 milioni. Oltre l’80% di questi casi (150 milioni) è rappresentato da diabete di tipo 2. Circa il 65% di chi ha il diabete muore per complicazioni cardiocircolatorie o per infarto e nei paesi industrializzati il diabete è al quarto posto in assoluto tra le cause di decesso. Nella sola Europa circa 33 milioni di persone hanno il diabete di tipo 2 e tra questi l’Italia è al primo posto, con 3 milioni di casi diagnosticati.

Questi i risultati emersi ad Atene per il 41° Congresso Europeo di Diabetologia, durante il quale sono stati presentati, dai maggiori esperti mondiali, i risultati del primo studio Proactive outcome (che valuta risultati, quali riduzione di mortalità, di ospedalizzazione, di infarto etc.) sull”Actos, farmaco antidiabetico per via orale, prodotto dalla multinazionale Takeda Pharmaceutical.

Lo studio è stato condotto su 5.238 pazienti, in 19 Paesi e si basa sull’efficacia del principio attivo del pioglitazone nel ridurre i rischi di morte, di infarto, ictus e delle patologie cardiovascolari collegate al diabete. Indicato per quello di tipo 2, che è alla base delle maggiori complicazioni cardiovascolari e che colpisce soprattutto gli over 45 (ma l’età è in calo), persone in soprappeso e chi ha casi di diabete in famiglia.

I risultati dello studio durato tre anni ha evidenziato come il farmaco a base di pioglitazone oltre a rappresentare un’efficace terapia orale per il diabete di tipo 2, ha un vero effetto salvavita nel contrastare le complicazioni cardiovascolari e alcune delle maggiori cause di morte per chi ne soffre. Lo studio ha infatti evidenziato una riduzione del 16% nel rischio di infarto del miocardio in pazienti ad alto rischio. Non solo, nei pazienti trattati con il farmaco si è registrato un incremento del 19% del “colesterolo buono” (HDL) e una riduzione dei livelli di glucosio nel sangue e un decremento della pressione sanguigna. Il tutto senza che fossero rilevati effetti collaterali e controindicazioni.

“Lo studio condotto – ha detto John Dormandy, Professore di scienze vascolari al Saint Gorge Hospital di Londra – ha messo in evidenza come l’Actos ha tutte le potenzialità per salvare delle vite e aiutare a spostare in avanti nel tempo e a ridurre il rischio di patologie cardiovascolari, come infarto e ictus, tra chi soffre di diabete di tipo 2. Si tratta del primo studio al mondo che mostri come un farmaco specifico, normalmente usato per controllare i livelli di glucosio nel sangue, può significatamene aiutare quelle milioni di persone che nel mondo hanno il diabete di tipo 2 ad aumentare le loro”.

Lo studio ha coinvolto pazienti (66,1% uomini) tra i 35 e i 75 anni, affetti da diabete di tipo 2: il 48,5% dei pazienti presentava almeno due tra i maggiori fattori di rischio (occlusione delle arterie, infarto del miocardio, coronarie, ecc.), il 75,4% soffriva di ipertensione e il 58,8% è rappresentato da fumatori o ex fumatori. Il farmaco, prodotto dalla Takeda, funziona proprio sulla resistenza all’insulina ed è un insulino sensibilizzante somministrato per via orale. Resistenza all’insulina che è anche uno dei fattori alla base della sindrome metabolica (anche chiamata sindrome x), che è un mix tra tutti i fattori alla base dei maggiori rischi cardiovascolari: diabete, obesità, e pressione alta.

Non solo, tra le complicazioni associate al diabete ci sono, oltre ai problemi cardiaci (che colpiscono con un’incidenza tra le 2 e le 4 volte maggiori tra chi soffre di diabete), disturbi agli occhi e alla vista e disturbi ai reni, solo per citarne alcuni. Un costo in vite umane, ma anche un costo “economico”: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che tra il 2,5% e il 15% dei budget della sanità vengono utilizzati per patologie legate al diabete. In generale, infatti, i costi sanitari di chi ha il diabete sono dalle due alle cinque volte superiori rispetto a chi non lo ha.

Johann Rossi Mason
E-mail: viola81@email.it
Sito personale: Comuni-CARE




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