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di: Abrahm Abbot

Una serie di test su animali e uomini dal Massacchusetts Institute of Technology ha dimostrato che una buona notte di sonno è essenziale per i meccanismi dell'apprendimento. Ma non solo: a seconda dell’importanza dell’impegno che si ha, sarebbero coinvolte fasi differenti del sonno. "L'erosione del tempo dedicato al sonno, che è tipica della vita moderna, può mettere seriamente a rischio il nostro potenziale intellettivo", ha ammesso Robert Stickgold, del Massacchusetts Institute of Technology. " Molti pianisti trovano che dormir sopra una certa musica ne migliora l'esecuzione, il giorno dopo. E nello stesso modo la capacità dei soggetti di svolgere attività che richiedono destrezza e precisione migliora del 20 per cento se gli esercizi avvengono dopo aver dormito per una notte".

I ricercatori del team di Stickgold hanno anche scoperto che le diverse fasi del sonno hanno influenza su tipi diversi di apprendimento. Questo significa che ottenere buoni risultati in un test visivo, per esempio, richiede soprattutto un buon sonno nel primo quarto della notte (quello profondo, caratterizzato da un andamento lento delle onde cerebrali) e un sonno Rem (rapid eye movements, quello in cui si sogna) nell'ultimo quarto. Buoni risultati negli esercizi manuali di precisione dipendono invece da episodi non-Rem nell'ultima parte della notte (quando cioè non si sogna prima del risveglio).

"In sintesi, durante il sonno il nostro cervello si impegna in un processo di ripetizione, ristrutturazione e riclassificazione di quanto ha registrato, in modo da funzionare meglio il giorno seguente", dice Stickgold. Ed è quanto avviene anche negli animali: è stato provato, ad esempio, che gli uccelli giovani ripetono il canto che hanno appena imparato mentre dormono. I loro neuroni, attivi nei primi tentativi di canto, si “accendono” anche durante la notte, come se il cervello ripetesse i toni. "Gli uccellini, cioè, sognano di cantare". E i topi sognano di correre. "Dopo essersi mossi in un labirinto per tutto il giorno, durante la notte il loro cervello replica esattamente i segnali elettrici tipici del movimento, anche se il topo dorme", ha aggiunto al convegno di Boston Matthew Wilson, che ha collaborato agli esperimenti.

In collaborazione con la redazione GT




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