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redazione ECplanet

Lo scioglimento dei ghiacci dell'Artico prosegue a ritmi sempre più veloci. Lo dice l'Organizzazione Metereologica Mondiale (World Metereological Organization), che il prossimo 23 marzo lancerà l'Anno Polare Onternazionale, iniziativa tesa a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza dei nostri Poli (l' ultimo Anno Polare risale al 1882). I ghiacci, dice l'OMM, diminuiscono dell'8,59% ogni decennio, pari a 60.421 km quadrati l'anno (superficie superiore alla Svizzera). Lo scioglimento potrebbe anche sprigionare un'immensa quantità di gas serra accumulata nei terreni della tundra e della taiga.

Che il Polo Nord e il Polo Sud si stiano sciogliendo più rapidamente di quanto previsto dagli esperti è attestato anche da due studi pubblicati su Science e condotti negli Stati Uniti da ricercatori del National Center for Atmospheric Research (NCAR) e dell'Università dell'Arizona. Gli scienziati USA avvertono: «Il processo diventerà irreversibile se non limitiamo i gas serra». Nel breve termine si alzerà il livello degli oceani, a lungo termine le foreste Boreali si sposteranno più a Nord e scompariranno i ghiacci dalla Groenlandia.

Gli studi, basati sia su modelli informatici sia raccogliendo prove sul clima nelle ere passate, hanno consentito di prevedere che, entro il 2100, le estati artiche saranno calde quanto lo furono durante l'ultima era interglaciale, 13mila anni fa. A permettere le ricerche, guidate da Bette Otto-Bliesner del Ncar e da Jonathan Overpeck dell'università dell'Arizona, una serie di informazioni raccolte principalmente dalle barriere coralline, dai sedimenti marini e dalle carote di ghiaccio, e le simulazioni eseguite con il Community Climate System Model (CCSM) dell'NCAR, un potente computer per simulare il clima nel passato, nel presente e nel futuro.

Lo scioglimento dei ghiacciai groenlandesi è confermato anche dall'aumento dei terremoti che avvengono sull'isola. La scomparsa del ghiaccio infatti, fa risalire verso l'alto la crosta terrestre che scarica l'energia dando origine a piccoli sismi. Tra il 1993 e il 2002, infatti, se ne verificavano non più di quindici all'anno, nel 2005 furono 36.

Le ricerche, a cui hanno partecipato anche ricercatori dell'università di Calgary, Colorado, della Pennsylvania e del U.S. Geological Survey, mostrano che l'aumento dei gas serra durante le estati del prossimo secolo potrebbero riscaldare l'Artico di 5-8 gradi Fahrenheit (3-5 gradi Celsius). Dalle informazioni raccolte e dalle simulazioni al computer, gli esperti hanno stabilito che la situazione climatica odierna somiglia moltissimo a quella dell'ultima era interglaciale, cioè 130.000 anni fa, quando l'aumento delle temperature fu causato dal cambiamento dell'inclinazione e dell'orbita della Terra e dall'incremento della radiazione solare all'Artico. I scienziati ipotizzano che, in quel periodo, l'aumento del livello degli oceani, prodotto dal riscaldamento dell'Artico e dallo scioglimento delle sue placche di ghiaccio, avrebbe destabilizzato i confini ghiacciati del continente antartico causandone il collasso.

Se tale processo accade oggi, secondo i ricercatori, «sarebbe accelerato dall'effetto serra» e dall'inquinamento, che scurendo la neve le permette di assorbire più luce solare. Secondo le previsioni, il processo di scioglimento che oggi ha una velocità di 2,54 centimetri in dieci anni, diventerà irreversibile durante la seconda metà di questo secolo, a meno che non si riducano drasticamente le emissioni di gas serra e l'inquinamento». Secondo gli esperti, le riduzioni dovrebbero avvenire subito o al massimo in questa decade, altrimenti si rischia di vedere per il prossimo futuro gli oceani salire di 4-6 metri e questo metterebbe a rischio le coste di tutto il pianeta.

Per evitare che il termometro salga di più di 2 gradi è necessario che le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica (oggi al livello di 380 parti per milione) non superino la soglia delle 500 parti per milione. Ciò significa procedere a una graduale riduzione delle emissioni fino ad arrivare entro la metà del secolo a un taglio del 60% rispetto al 1990. È la linea concertata a livello mondiale con il protocollo firmato a Kyoto nel '97 ed entrato in vigore il 16 febbraio scorso: con questo atto i paesi firmatari, guidati dall'Europa, si sono impegnati ad avviare il taglio delle emissioni e si sono esposti a sanzioni economiche nel caso di mancato rispetto. Ma i paesi dell'area Asia-Pacifico hanno ribadito di recente un punto di vista opposto: gli obiettivi delle politiche di difesa del clima devono essere rigidamente volontari; dunque nessun tetto, nessun obbligo di riduzione e di mantenimento della temperatura entro i livelli considerati accettabili dagli scienziati.

Un contrasto che per la Casa Bianca sta assumendo toni da crociata. Dopo le dimissioni di Christine Whitman dalla guida dell'EPA (l'Agenzia Federale per l'Ambiente) per la censura ai rapporti annuali dell'organizzazione, Bush ha dovuto incassare lo schiaffo di James Hansen, massimo esperto climatico Nasa, che ha accusato il presidente USA di volergli imporre il bavaglio per impedire all'opinione pubblica di misurare la reale portata della minaccia climatica, e lasciare che il petrolio, principale responsabile del global warming, continui a scorrere. E così, intorno al 2100, Venezia e molte delle città italiane vicino alle coste scompariranno sotto il mare. Il Pantheon a Roma sarà appena sopra il livello del mare. Stessa fine per la Torre di Pisa. E così sarà anche per molte grandi megalopoli della Terra, quali Londra, New York, New Orleans. L'innalzamento dei mari inoltre farà si che le tempeste avranno un impatto catastrofico lungo le coste.

Autore: data articolo

Istituzioni scientifiche citate e correlate all'articolo:

Community Climate System Model (CCSM)

National Center for Atmospheric Research | NCAR

World Meteorological Organization (WMO): HOME - Entry Page

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