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La terza Roma
La terza Roma


di: Alessio Mannucci

L'idea escatologica del regno Cristiano-Ortodosso - “Mosca, la Terza Roma” - venne trasferito alla Russia secolarizzata di Pietroburgo e, infine, all'URSS. Dalla Cristianità Ortodossa Bizantina, attraverso la “Sacra Rus”, fino alla capitale della Terza Internazionale. Il messianismo russo - agli inizi fondato sulla concezione della “nazione aperta” - ricevette nel XX secolo la formulazione di “nazionalismo Sovietico”, raccogliendo nazioni e culture dell'Eurasia in un gigantesco progetto universale, culturale ed etnico... Il “rifiuto del mondo moderno”, profano e desacralizzato, che si manifesta nella civiltà occidentale del ciclo finale è comune a Julius Evola e a tutta la tradizione intellettuale russa degli slavofili.

Evola

Autori russi come Homyakov, Kirievsky, Aksakov, Leontiev, Danilevsky tra i filosofi e Dostoevsky, Gogol, Merejkovsky tra gli scrittori, criticano il mondo occidentale pressoché negli stessi termini di Evola. Si trova presso di essi la medesima avversione al regno della quantità, al sistema della democrazia moderna, al degrado spirituale e alla profanità totale. Così, si vedono spesso delle corrispondenze sorprendenti tra la definizione delle radici del male moderno - massoneria profana, giudaismo deviato, avvento delle plebi, divinificazione della ragione - tanto in Evola che nel neo-paganesimo nazista, quanto nel cosmismo-immortalismo e nella cultura “conservatrice” dell'estrema destra russa.

La critica del mondo moderno da parte di Evola è completamente comprensibile e accettabile in Russia sia dai conservatori che dai rivoluzionari, è più vicino alla mentalità russo-slavofila che a quella europea: il gusto stesso per la generalizzazione, l'evocazione frequente di motivi mistici e mitologici, il vivo sentimento del mondo spirituale interiore a partire dal quale si percepisce organicamente la realtà immediata moderna come perversione e deviazione.

Per la tradizione conservatrice russa, lo stile della spiegazione mitologica degli avvenimenti storici e anche contemporanei è quasi obbligatorio. Il richiamo al livello super-razionale, o non-razionale, si comprende perfettamente in Russia, dove piuttosto è l'eccezione un argomentare razionale. Si può inoltre notare l'influenza esercitata dai conservatori russi su Evola: nelle sue opere egli cita spesso Dostoevsky, Merejkovsky (il quale, d'altronde, egli conobbe personalmente) e alcuni altri autori russi. D'altro canto, i frequenti riferimenti a Emmanuel Malynsky e a Leon de Poncins lo fanno parzialmente rientrare nella tradizione contro-rivoluzionaria tipica dell'est europeo. Si possono anche citare i suoi riferimenti a Serge Nilus, l'editore dei famosi “Protocolli di Sion”, che Evola ha riediti per l'Italia.

L'altro aspetto del pensiero evoliano avvertito dai russi come un soggetto intimo ed estremamente importante è la sua esaltazione dell'idea imperiale. Roma è per Evola il punto cruciale della sua Weltanschauung. È una forza sacra, vivente e immanente, che si manifesta attraverso l'Impero, ed è per Evola l'essenza dell'eredità tradizionale dell'Occidente (“Imperialismo Pagano”). Evola intuisce la vera anima mitologica della tradizione occidentale, che è pagana, primitiva, primordiale, ma la identifica con un ideale ariano-nazista dionisiaco, anti-cristico, faustiano, satanico, di oppressione e annientamento, invece che di liberazione, dell'uomo.

I resti del palazzo di Nerone e delle antiche costruzioni romane sono stati da lui percepiti come la testimonianza diretta della sacralità organica e concreta la cui unità e continuità sono state sbriciolate dal "castello" kafkiano del Vaticano cattolico guelfo. La sua formula ghibellina è chiara: l'Impero contro la Chiesa, Roma contro il Vaticano, la sacralità organica e immanente contro le astrazioni devozionali e sentimentali della fede, implicitamente dualista e farisea. Un complesso simile si ritrova nei russi, il cui destino storico è profondamente legato ad un'idea di Impero. Questa nozione è stata dogmaticamente fissata nel concetto ortodosso di “starets philophe”. La “prima Roma”, in questa visione ciclica ortodossa, non è la Roma cristiana, ma la Roma imperiale, perché la “seconda Roma” (o “nuova Roma”) era per i cristiani Costantinopoli, la capitale dell'Impero cristiano. Dunque, l'idea stessa di “Roma” presso gli ortodossi russi corrisponde alla comprensione della sacralità come immanenza del Sacro, come “sinfonia” necessaria e inseparabile tra autorità spirituale e potere temporale.

Per i tradizionalisti ortodossi, la separazione cattolica tra il Re e il Papa non è concepibile e rivela l'eresia, chiamata precisamente “eresia latina”. In questa concezione russo-ortodossa si ritrova l'ideale puramente ghibellino in cui l'Impero è talmente valorizzato teologicamente che non si può concepire la Chiesa come qualcosa di estraneo e isolato da esso. Questa centralità della sacralità del Regnum nella tradizione russo-ortodossa si basa sull'epistola di Paolo dove vi è la questione del “katehon”, “colui che sostiene”, identificato precisamente con il Sacro Impero, l'ultimo ostacolo contro l'irruzione dei “Figli della Perdizione”, equivalenti dei Gog e Magog biblici.

Dunque, la concezione di Mosca quale Terza Roma, che è in qualche modo consustanziale al pensiero tradizionale russo, corrisponde perfettamente all'ideale evoliano ghibellino. Ancor di più, la denuncia del cattolicesimo e del suo ruolo nefasto nella decadenza dell'Occidente è in Evola quasi identica alle accuse dei cristiani ortodossi contro l' “eresia latina”. L'esaltazione spirituale e lucida dell'Impero nei libri di Evola diviene inestimabile per i russi alla ricerca della loro identità autentica e tradizionale. “L'imperialismo sinfonico” dei russi ortodossi riconosce facilmente la propria immagine nell' “imperialismo pagano” o “ghibellino” di Julius Evola. Immagine che in qualche modo accomuna anche il Terzo Reich e il progetto del “nazismo magico” (non a caso russi e tedeschi sono stati per un certo periodo alleati).

Arthur Moeller van den Bruck

Si sà che l'autore di “Terzo Reich”, Arthur Moeller van den Bruck, è stato profondamente influenzato dagli scritti di Dostoevsky, per il quale l'idea di Terza Roma era centrale. Si ritrova presso van den Bruck la stessa visione escatologica dell'Impero Finale, in corrispondenza simbolica con le idee “paracletiche” dei montanisti e con le profezie di Ioachim de Flora. Van den Bruck, le cui idee sono stata evocate da Evola, ha adattato la concezione di Terza Roma della tradizione russo-ortodossa alla Germania, elaborando il progetto politico-spirituale ripreso in seguito dai nazional-socialisti. Evola partecipò egli stesso largamente al dibattito intellettuale all'interno della cerchia della rivoluzione conservatrice tedesca (l' “Herrenklub” di Heinrich von Gleichen, di cui egli era membro, era la continuazione dello Juniklub fondato da van den Bruck).

Evola è stato spesso definito come un “anarchico di destra”, specie per le sue opere artistiche di gioventù, influenzate dal dadaismo e dal futurismo, soprattutto “Cavalcare la Tigre”. Contemporaneamente, l'anticonformismo totale verso la realtà moderna occidentale, la contestazione radicale dei valori borghesi, lo avvicinano all'estrema sinistra (gli estremi si toccano). La rivolta evoliana contro il mondo moderno possiede degli aspetti distruttivi, come ogni rivolta, d'altronde. Il suo radicalismo intransigente lo spinge alla rottura con il conservatore abituale che difende per inerzia i valori di ieri contro i valori di oggi. Il suo orientamento va verso il mito primordiale, verso l'Iperborea perduta, verso la Trascendenza, verso l'Eterno Presente. Una ricerca dell'assoluto qui e ora che obbliga a superare i limiti convenzionali e anche a sgretolare le forme secondarie della tradizione adattate al kali-yuga.

Evola non accetta una parte del Sacro, lo vuole Tutto, immediatamente. Questa Rivolta gli fa prendere posizioni “anarchiche”, contestare la legittimità delle forme tradizionali svuotate di ogni vita. È la posizione dell'adepto del Tantra, che spiega ne “Lo Yoga della Potenza”. La stessa antinomia è propria della sinistra radicale. La fenomenologia esistenziale ed estetica delle due rivolte, per quanto differenti, le unisce quasi perfettamente. La rivoluzione, la guerra, la crisi, il ribaltamento sociale, provocano sempre un trauma profondo che necessariamente obbliga l'essere umano a incontrare la realtà ontologica profonda che supera i cliché profani della vita “normale”.

Ernst Junger

Ernst Junger, al quale Evola si interessò molto, sviluppò nei suoi romanzi e scritti politici questo problema del reincontro dell'uomo moderno, profondamente alieno, con la realtà superiore nella situazioni di crisi estrema. Esperienza vissuta in prima persona dallo stesso Evola che attraversò periodi di crisi personale che lo portarono al limite del suicidio. La sete dell'assoluto è in logico rapporto con le esperienze “negative” e talvolta anche “antinomiche”. Queste considerazioni spiegano anche l'interesse di Evola per certi personaggi giudicati dagli altri tradizionalisti (Guénon, Burkhardt, etc.) nettamente “contro-iniziatici” - Alister Crowley, Giuliano Kremmerz, Gustav Meyrink etc.

A sinistra, soprattutto all'estrema sinistra, si ritrova facilmente il medesimo complesso, la stessa passione, la stessa esaltazione dell'esperienza traumatica e nello stesso tempo lo stesso rifiuto del conformismo, la stessa avversione viscerale in rapporto alle norme e alle convenzioni, la stessa rivolta contro l'abituale. Ad esempio, in Theodore Reusse, attivista di sinistra e iniziatore alla massoneria dello stesso Guénon. Il lato “sinistro” di Evola richiama il paradosso politico della Russia attuale dove i neo-comunisti, anti-liberali, fanno fronte comune con i conservatori ortodossi. Aspetto questo che ha caratterizzato storicamente anche il bolscevismo, in cui si sono sviluppate per vie eterodosse e contraddittorie le tendenze profonde della sacralità russo-ortodossa: l'avversione per il mondo occidentale borghese, la ricerca del Regnum, i fattori escatologici, l'esperienza diretta, rivoluzionaria e immediata della Verità.

Inoltre, vi erano all'alba della corrente comunista russa accostamenti esoterici estremamente curiosi con i rappresentanti delle correnti spirituali locali ed europee. Si può dire che tra Evola e la Russia esistono non solo le corrispondenze a livello di corrente ideologica “conservatrice”, “di destra”, ma anche con certi lati della “sinistra” russa, nella sua dimensione profonda e paradossale. Le previsioni dei conservatori e contro-rivoluzionari (come Léon de Poncin) concernenti la necessità della vittoria della quarta casta proletaria in tutto il pianeta sono state smentite dal trionfo della civiltà borghese (presunta terza casta) nella Russia post-sovietica.

Lo stesso Evola commise il medesimo errore accettando la posizione radicalmente antisocialista e anticomunista, propria dei conservatori reazionari, con i quali, a livello spirituale, egli era in pieno disaccordo. La “sinistra metafisica” in Evola non ha potuto trovare la manifestazione dottrinale coerente a livello politico, il lato “anarchico” ed “esoterico” restano in qualche modo sovrapposti assai contraddittoriamente alla sua fedeltà alla “reazione” politica. Lo stesso equivoco che ha caratterizzato le sue relazioni col fascismo e col nazional-socialismo, a cui criticava l'aspetto politico di sinistra e contemporaneamente tentava di rafforzare l'aspetto “metafisico di sinistra” (insistendo ad esempio sul paganesimo contro le relazioni con il Vaticano).

Evola ha avuto torto nel predire la vittoria dei sovietici e nel prendere una posizione radicalmente anticomunista. Ha avuto torto a non riconoscere il lato paradossale e in qualche modo tradizionale della Rivoluzione. Malgrado il suo interesse particolare per “L'Operaio” di Junger, Evola ha falsamente identificato, seguendo la logica della destra reazionaria, le caste tradizionali con le classi della civiltà occidentale. A questo proposito, George Dumezil ha sottolineato come nella società tradizionale indoeuropea - ariana - i lavoratori appartengono alla terza casta e non alla quarta. Oltre a ciò, i mercanti, (cioè i proto-capitalisti) non appartengono del tutto al sistema delle caste, tutte le funzioni di distribuzione dei beni e del denaro sono state appannaggio dei guerrieri, degli kshatryas. Ciò significa che la classe dei mercanti non corrisponde assolutamente alla struttura della società ariana ma si è storicamente sovrapposta ad essa insieme ai sincretismi culturali e razziali.

La lotta anti-borghese dei socialisti rivoluzionari possiede dunque implicitamente una dimensione tradizionale indoeuropea, che è insita in quella slavofila, che spiega le tendenze anti-giudaiche e anti-semite di un gran numero di teorici socialisti come Fourier e Marx, e che si ritrova anche nel socialismo reazionario-totalitario, nazi-comunista, di Stalin. Spiega come sia l'elemento socialista che quello nazional-comunista convivano nelle correnti della Rivoluzione Conservatrice, in Spengler, Sombart, van den Bruck, Junger, fino a Nikisch.

Ciò che pone i maggiori problemi all'assimilazione degli scritti di Evola in Russia è la sua impostazione risolutamente anti-cristiana, che apparentemente lo accomuna a Nietzsche. Secondo Evola, l'intera tradizione cristiana è espressione della degenerazione ciclica, della decadenza dell'Occidente tradizionale e della “sovversione” dello spirito del Sud, della mentalità “semitica” proiettata al Nord iperboreo ariano. In realtà Evola, come anche Nietzsche, si rivolge alla forma cattolica, falsata, della tradizione cristiana, fatta propria dall'Occidente. La critica di Evola al ruolo che ha avuto il cristianesimo occidentale nel processo di decadenza della civiltà europea è condiviso sia da destra che da sinistra, sia da reazionari che da rivoluzionari.

Nell'ottica della Chiesa Ortodossa, nell'ottica della Chiesa Russa dopo la caduta di Costantinopoli e l'adesione del Patriarcato di Costantinopoli all'Unità Cattolica, si trovano sovente gli stessi motivi nella denuncia dell' “eresia latina”. Il devozionismo, il razionalismo scolastico e il papismo del Vaticano sono oggetti di critica costante da parte dell'Ortodossia, con più o meno le stesse conclusioni riguardanti la responsabilità della “deviazione cattolica” nella desacralizzazione dell'insieme europeo da cui è giunto il rigetto quasi totale della tradizione e l'avvento dell'era laica.

La tradizione cristiana ortodossa differisce molto dalla tradizione cattolica nei punti essenziali dogmatici, rituali e metafisici. Lo spirito ortodosso orientale è contemplativo, apofantico, esicastico, comunitario e risolutamente anti-individualista. Il fine nettamente dichiarato dell'Ortodossia è la “deificazione” dell'uomo per via ascetica, descritta nei termini puramente esoterici e utilizzando i procedimenti iniziatici. Una via della deificazione all'opposto rispetto al misticismo exoterico occidentale che esalta l'umanesimo. In altri termini, l'Ortodossia non è la religione intesa nel senso di Guénon (ripreso in seguito da Evola), perché non mira alla “salute dell'anima individuale”, ma alla realizzazione puramente spirituale e metafisica, dunque sovraindividuale e sovrapsichica. L'Ortodossia non è l'exoterismo necessitante dell'esistenza di società iniziatiche esteriori per giungere alla completa realizzazione spirituale (l'assenza storica di società iniziatiche fuori dalla Chiesa nei paesi ortodossi lo testimonia in una maniera sorprendente).

L`esempio più vicino a questa natura particolare della Chiesa Orientale si trova nello sciismo iraniano, dove non vi è più distinzione netta tra il dominio esoterico ed exoterico (Henri Corbin, “L'Homme de la Lumiere”). La differenza essenziale tra la tradizione cattolica occidentale e quella ortodossa orientale rende la posizione anticattolica e “antiguelfa” di Evola pienamente comprensibile e accettabile. Certe obiezioni formulate da Evola contro l'insufficienza metafisica dell'attitudine della Chiesa Occidentale aiutano molto gli ortodossi a ritrovarsi coscientemente nella propria tradizione, cosa che manca fatalmente al cattolicesimo. Il conflitto invece è causato dal rigetto da parte di Evola della tradizione cristiana primordiale, il suo disprezzo per la natura del cristianesimo delle origini che egli qualificò come “plebeo”, “semitico”, e pre-”antitradizionale”, ignorando, o rimuovendo, le origini universali della Philosophia Perennis. In questo modo, egli si inscrive definitivamente nella tradizione romana precristiana e anticristiana, ma piuttosto che schierarsi dalla parte dei filosofi pagani e neoplatonici, che affermavano un cristianesimo primordiale di tipo orfico, finisce per accodarsi al “gioco” anti-cristico dei nazi-fascisti.

Evola identifica cioè la tradizione cristiana con la tradizione giudeo-cristiana distorta secolarmente dalla Chiesa Cattolica. Così, invece di avvicinarsi alla Chiesa orientale, o le Chiese Orientali, che si qualificano come elleno-cristiane, il confuso e invasato Evola finisce per aderire all' Imperialismo Pagano nazi-fascista, ovvero al folle progetto della “soluzione finale”. Un'analisi di questa differenza fondamentale si trova tra autori russi come Nikolaev (“V poiskah sa Bojestvom”), V. Lossky (“Theologie Mystique”) e autori francesi come Jean Bies (“Voyage au Monte Athos”) e Michel Fromaget (“Corps, Ame, Esprit”). La tradizione della devozione passiva, della ricerca della salvezza individuale, l'egalitarismo postumo, sono caratteristiche proprio della tradizione elleno-cristiana, che la Chiesa cattolica occidentale ha fatto propria distorcendone il senso e vietando l'esegesi personale delle scritture.

Per questo motivo, Evola, seppur vicino ad alcune posizioni dell'estrema sinistra socialista, per i cristiani orientali non solo non è accettabile, ma proprio non è comprensibile, perché i motivi propriamente giudeo-cristiani distorti dalla rilettura cattolica sono assai rari e marginali nell'Ortodossia. La Chiesa bizantina, e dopo la sua caduta la Chiesa russa, hanno ereditato la tradizione ellenica, più consona a quella slavofila, incorporandola nell'insieme armonico della Rivelazione evangelica. Nella Chiesa orientale sono particolarmente venerati gli apostoli “gnostici” e controgiudaici: S.Paolo, Giovanni apostolo, Andrea (patrono della Chiesa russa). Mentre i giudeo-cristiani S.Pietro o S.Giacomo hanno dei ruoli secondari. Lo spirito della Chiesa orientale resta molto caratterizzato dal marcionismo o monofitismo implicito. Il Cristo qui è soprattutto “Pantakrator”, lo Zar, il Dio della Seconda Venuta, terribile e onnipotente. Ma anche lo spirito aristocratico e ascetico, attivo ed eroico.

Andrei Rubliev

Il punto culminante dell'affermazione cosciente di questa natura della Chiesa orientale è stata la santificazione di S.Gregorio di Palama, l'eminente esoterista cristiano la cui dottrina esicastica della Luce Increata e della deificazione ha scandalizzato tanto i cattolici che il settore filocattolico dell'Ortodossia. Questo stesso esicasmo è proprio alla maggioranza dei santi russi - S.Serge di Radohej, S.Nil Sorsky, fino agli artisti delle icone (come Andrei Rubliev, canonizzato come santo dal concilio della Chiesa Ortodossa russa). Dunque, nel rifiuto assoluto del cristianesimo, Evola pone un serio ostacolo alla sua assimilazione sia da parte del tradizionalismo russo, sia da parte dell'estrema sinistra, cosmista e immortalista. Seppur apprezzato, il suo sentimento di “rivolta contro il mondo moderno” è incompatibile con la sua ceca posizione anti-cristiana e l'imperialismo pagano di stampo ariano-nazista. Può essere condiviso dai russi il rifiuto dello spirito semitico e l'elogio dello spirito ariano-ellenico, ma purché adattato alla via orientale della “Mano Sinistra”, nel quadro di una cristianità ellenica, orfica, ascetica e esicastica.

È anche verò però, che la tradizione russo-slavofila, non è estranea a forme di dionisismo, che caratterizzano l'ala più radicale della sinistra rivoluzionaria, che porta dal marxismo al cosmismo-immortalismo e che tende al dissolvimento delle individualità (tipica concezione orientale) in una prospettiva salvifica escatologica e apocalittica. Evola ha insistito molto sulle origini iperboree della Tradizione Universale, confondendo la zona mitogenetica nord-occidentale con una sorta di Paradiso Terrestre mitologico (ariano) dal quale sarebbe giunto l'Apollo Iperboreo. Il punto fondamentale della sua dottrina è un madornale errore mitogenetico, una forma di “razzismo spirituale” che ha caratterizzato sia il nazi-comunismo (pan-mongolico) sia il nazi-fascismo (pan-germanico), che ha cercato disperatamente le prove della supposta superiorità ariana tra i ghiacci, in India, in Tibet, perfino ad Atlantide, senza mai trovarne, ovviamente.

La stessa idea si trova in altri tradizionalisti, soprattutto in Guénon, in B.G. Tilak e anche presso il saggista tedesco Hermann Wirth. D'altronde, Evola parla di Guénon e Wirth come due dei tre personaggi che lo hanno influenzato più di altri (il terzo era Guido de Giorgio). Tutto nasce dal desiderio di ritrovare una identità perduta, distrutta dal mondo moderno, che vive nel