COPERTINA
Tipologie d'ansia - 42810 -1-6
 SCIENZA   TECNOLOGIA   ASTRONOMIA   SALUTE   ECOLOGIA   VARIE   <<POSTA>> 
  Comunicazioni   |   Formulari POSTA   |

Ricerca

Record di allergia da smog
Nicotina e la morte delle api
Nano inquinamento 5
10 megalopoli a effetto serra
Mega nuvole avvelenate...
Pesticidi killer
La propagazione dello smog
Polveri sottili e nanoparticelle
Pacific Trash Vortex
Inquinamento in Cina
Nano inquinamento 4
Inquinamento killer 4
Biodisel e bioetanolo
Inquinamento killer 3
Inquinamento killer 2
Incenerimento della Bayer
Nano-inquinamento 3
La città infiammabile
I danni delle scie chimiche
Spazzatura elettronica
Mal'aria 2006
Aree inquinate e salute
Il peso dell'uomo
Bayer, esplosione da fosgene
Aria inquinata nelle scuole
La nave della morte
Nuove discariche dei gas killer
Inquinamento plastico
Nafta verso il Mediterraneo
Inquinamento aereo
Siti industriali a rischio
Aumenta il CO2 dagli USA
Gli uragani scatenano i maremoti
Allarme smog in Italia
Estinzione update
Nano-inquinamento 2
Ambiente Italia 2006
Toxic 100 update
Nano-inquinamento
Stato di emergenza
Terremoti alleati dei gas serra
Agricoltura chimica
Il boomerang del biodiesel
Orche tossiche
Inquinamento in alta quota
Global murder
TOXIC 100
The Chernobyl effect
Amianto, un nemico invisibile
Mediterraneo: allarme mercurio
Anche l'idroelettrico sporca
Rifiuti tossici e ambiente
Inquinamento: 10mila morti l'anno
I costi reali del petrolio
Il pianeta morente
Mappa dell'inquinamento globale
Una pattumiera nucleare
The corporation (parte 2)
CO2 e oceani
Inquinamento killer
Una discarica chiamata Somalia
Un frutto su due è contaminato
USA: lo scandalo del mercurio
Aria irrespirabile
La tossicità del fullerene
La costa è inquinata?
La Esso inquina
Computer e l'ambiente
Allarme pesce al mercurio
Il fiume più velenoso del mondo
Erbe medicinali inquinate
No alle fumigazioni aeree
Chimica e natura...
Petrolio, e sai cosa mangi
Salmone chimico
SOS per i coralli caraibici
Mediterraneo altamente inquinato
Il metano nell'atmosfera
Le navi inquinano troppo
La Convenzione di Rotterdam
Mar Caspio da salvare
Centrali a turbogas dannose
Nave mangiapetrolio
Stop all'amianto per l'Asia
Più siccità meno metano
Aerosol prodotti dall'uomo
La lavatrice è piena di zeoliti !
Regole per le sostanze chimiche
Vietnam inquinato dagli USA
Il metil bromuro
USA: blocca trattato sul mercurio
R.Ceca: impianto di alluminio
Usa ostacola accordo sul mercurio
L'ozono ritorna minacciosamente
Alberi radioattivi
Città come camere a gas
I satelliti per l'inquinamento
L'arsenico in Bangladesh
L'idrogeno pulito
Artico: emergenza inquinamento
Arsenico nei laghi statunitensi
Effetto serra e siccità
Vestiti tossici
Sensibilità chimica
Mucche a dieta
Le diossine
La plastica è nociva
La fuliggine
L'acqua in italia
Inquinare di meno risparmiando
I segreti dell'industria chimica
Distruttuori endocrini
Distributori pericolosi
Detersivi pericolosi
Co2 catturata
Cibo per animali
Processo farsa a Saddam
Processo farsa a Saddam


di: Alessio Mannucci

In Iraq, il processo per crimini contro l'umanità dell'ex presidente deposto Saddam Hussein e di 11 ex responsabili del suo regime, detenuti in Iraq dagli americani, si è concluso con la condanna a morte per impiccagione dell'ex dittatore. Un processo farsa, la cui sentenza era già stata scritta ed appesa al cappio dondolante che attendeva il collo dell'ex rais. Secondo Giulietto Chiesa, questo processo è un atto di guerra (di informazione), che ha lo scopo di distogliere l'attenzione dalla cruda quotidianità dell'occupazione americana. Perché fra i capi d'accusa ci si è rifatti ad un episodio che riguarda 150 morti ammazzati in un piccolo villaggio a nord di Baghdad e non allo sterminio di centinaia di migliaia di iraniani nella sanguinosa guerra Iran-Iraq ? Oppure, perché non si è fatto riferimento alla causa che ha innescato questa (s)porca guerra, vale a dire il possesso e l'uso in passato da parte di Saddam di armi di distruzione di massa chimiche e batteriologiche (mai trovate) ?

Ma è ovvio: perché sarebbe stato alquanto sconveniente portare alla sbarra, di fianco a Saddam, i suoi vecchi alleati: Bush senior e il fido Rumsfield... Non a caso, il processo è stato trasmesso, come un grande show holliwoodiano, sulla televisione irachena, ma in differita, di venti minuti: giusto il tempo di poter censurare qualsiasi riferimento a passate alleanze nordamericane.

Baghdad, 18 ottobre 2005. Alla vigilia del processo contro Saddam Hussein, l'Iran annuncia di aver trasmesso alle autorità irachene il fascicolo contenente l'incriminazione dell'ex rais. Tra i vari capi d'imputazione figurano il genocidio e l'utilizzo di armi chimiche. Jamal Karimi-Rad, ministro della Giustizia di Teheran, ha spiegato che “il pubblico ministero è l'intera nazione iraniana, perchè i crimini hanno colpito tutte le famiglie”. Risponde con parole di fuoco l'avvocato Issam Ghazawi, uno dei membri del Comitato Centrale di Difesa di Saddam Hussein, sostenendo che all'ex rais sarebbe stata negata la scelta dei propri legali, che il collegio giudicante è ancora senza volto e che l'imputazione per la sola strage di Dujail sarebbe “strumentale”. “Il caso Dujail - ha commentato Ghazawi - è stato scelto perchè è uno dei pochi in cui non è coinvolta anche l'Amministrazione americana”.

In effetti, il tribunale e i giudici, scelti sotto lo stretto controllo degli Stati Uniti, hanno competenze limitate e non possono chiamare in causa le capitali, in particolare Washington e Parigi, che nel corso di svariati decenni hanno permesso al regime baathista di sopravvivere e schiacciare gli oppositori. Alla luce delle Convenzioni di Ginevra e dell'Aia, il tribunale è senza dubbio illegale. Le potenze occupanti non hanno nessun diritto di modificare il sistema legale di un paese. È però quanto hanno fatto gli Stati Uniti.

Tra i giudici, non eletti, ma nominati dalla potenza occupante, vi è ad esempio un nipote di Ahmed Shalabi (il controverso membro dell'opposizione irachena in esilio negli Stati Uniti quando Saddam Hussein era al potere). Salam Shalabi era avvocato a Londra, specializzato in diritto commerciale. In seguito, è stato nominato presidente del tribunale speciale iracheno.

SADDAM, IL NOSTRO BUON AMICO

Consultato a suo tempo dal Dipartimento di Stato, che ha avuto un ruolo chiave nella creazione del tribunale, l'esperto giudiziario americano Cherif Bassiouni spiega: «Si è fatto in modo di creare un tribunale con giudici non indipendenti, ma al contrario strettamente controllati; quando parlo di controllo, voglio dire che gli organizzatori del tribunale devono assicurarsi che gli Stati Uniti e le altre potenze occidentali non siano chiamati in causa. Gli stessi regolamenti del tribunale faranno sì che agli USA e agli altri paesi sia accuratamente evitata qualsiasi accusa. Il che ne farà un processo incompleto e ingiusto. Una vendetta del vincitore».

Gli organizzatori americani e iracheni del processo hanno infatti deciso che il tribunale speciale non potrà accusare di complicità nessuno straniero - il che vuol dire nessun americano, nessun britannico o nessun francese (e anche nessun italiano, ndr). Eppure, la storia degli ultimi quarant'anni trabocca di esempi in cui dei non-iracheni, e tra questi cinque presidenti americani, almeno tre presidenti francesi, diversi primi ministri britannici e una grande quantità di imprenditori occidentali (anche italiani) sono stati complici, talvolta co-autori, dei crimini commessi dal regime baathista. È sotto la presidenza di John F. Kennedy che Washington comincia ad avallare i massacri in Iraq. Nel 1963, preoccupati nel vedere il presidente Abdel Karim Qassem avvicinarsi a Mosca e minacciare di nazionalizzare il petrolio, gli Stati uniti decidono di passare all'azione. L'8 febbraio 1963, appoggiano il colpo di Stato di un partito politico dichiaratamente anticomunista, il Baath. James Akins, consigliere politico dell'ambasciata degli Stati uniti a Baghdad subito dopo il colpo di stato, conferma: «Noi fornivamo ai baathisti denaro, molto denaro e anche equipaggiamenti. Questo non si diceva apertamente, ma molti di noi lo sapevano».

Dopo aver fucilato Qassem, i baathisti uccidono e torturano migliaia di comunisti e simpatizzanti di sinistra: medici, magistrati, operai. “Avevamo ricevuto un solo ordine: sterminare i comunisti !”, dichiara Abdallah Hatef, uno degli autori del massacro, oggi direttore di una scuola elementare a Baghdad. “Il giovane Saddam Hussein era molto motivato. Si occupava di torturare gli operai, il che consisteva nel gonfiare gli uomini con l'acqua, rompergli le ossa o dare scariche elettriche”. Washington lo ha sempre negato, ma molti dirigenti del colpo di stato hanno rivelato che la CIA ha svolto un ruolo attivo nel massacro, in particolare fornendo liste di comunisti da arrestare. Nel 2003, un ex responsabile della diplomazia americana, interrogato da una grande agenzia di stampa, prima di rispondere ha richiesto l'anonimato: «Francamente eravamo felici che ci sbarazzassero dei comunisti ! Lei pensa che meritassero una giustizia più equa ? Sta scherzando. La faccenda era decisamente troppo seria!» (parole citate da Richard Sale dell'agenzia UPI).

Il resoconto di una riunione tenutasi a Baghdad il 9 giugno 1963 (Mohamed Sabah, capo gabinetto del primo ministro iracheno, prima di morire ha affidato questo documento a un ufficiale iracheno che lo ha tenuto nascosto per molti anni, prima di consegnarlo al ricercatore iracheno Abdelkhadi Tamimi) tra americani e baathisti, conferma la volontà «comune di arginare il comunismo nella regione». I nemici individuati non sono i soli comunisti, ma anche i curdi, che si oppongono al potere baathista nel nord del paese. A Baghdad, Subhi Abdelhamid (Subhi Abdelhamid è stato ministro dell'Interno e ministro degli Affari esteri del governo filo-nasseriano che nove mesi più tardi soppiantò i baathisti. Questi ripresero il potere con la forza nel 1968), che allora comandava le operazioni dell'esercito iracheno contro i curdi, ha confermato di avere negoziato personalmente con l'addetto americano la consegna di cinquemila bombe per schiacciare la resistenza. «Poi gli americani ci hanno offerto, gratis, mille bombe al napalm per bombardare i villaggi curdi».

I curdi che hanno vissuto i bombardamenti ricordano il napalm che bruciava le greggi e interi villaggi. Ma, all'epoca, pensavano che fosse fornito dai sovietici. Al suo processo, Saddam Hussein è stato accusato di aver intrapreso, nel settembre 1980, una guerra contro l'Iran che è costata la vita a un milione di uomini e di donne. Tuttavia, vari testimoni affermano che Washington lo ha incoraggiato a scatenare il conflitto. L'Occidente aveva tutto da guadagnare nel vederlo attaccare la minacciosa rivoluzione islamista dell'ayatollah Khomeini. Un documento governativo americano top secret, del 1984, rivela: «Il presidente Carter ha dato a Saddam Hussein il via libera per scatenare la guerra contro l'Iran» (questo memorandum, redatto nel 1984 dal Segretario di stato Alexander Haig e indirizzato al presidente Reagan, è stato declassificato nel 1992).

Dopo aver dato il proprio consenso, gli Stati uniti decidono anche il piano di battaglia contro l'Iran. È quanto sostiene il presidente iraniano dell'epoca, Abolhassan Bani-Sadr. Egli afferma che i suoi servizi segreti avevano acquistato una copia di questo piano, scritto, secondo le sue fonti, in un albergo parigino da iracheni e americani. «Ciò che mi permette di affermare che era autentico, è che la guerra irachena è stata condotta esattamente secondo questo piano di battaglia! Ed è proprio perché ne eravamo entrati in possesso, che abbiamo potuto tener testa agli attacchi iracheni» (il giornalista americano Richard Sale ha raccolto anche la confessione di diversi ex-alti funzionari della diplomazia americana, che gli hanno confermato: «Il piano era nostro»).

Ufficialmente, nel conflitto Iran-Iraq, Washington è neutrale. Una commissione d'inchiesta americana ha tuttavia rivelato che la Casa bianca e la CIA hanno fornito segretamente a Saddam Hussein ogni tipo di armi, tra cui le bombe a frammentazione. Le loro informazioni satellitari hanno permesso di centrare con più precisione le truppe iraniane, ben sapendo Washington che l'esercito iracheno faceva uso di armi chimiche. Sono state queste informazioni che hanno permesso la vittoria finale dell'Iraq, secondo Rick Francona, l'ufficiale del servizio segreto militare americano che, nel 1988, forniva a Baghdad le liste dei bersagli iraniani da bombardare.

Un altro dei crimini di cui Saddam Hussein è stato accusato, è di avere gassato, nel 1988, cinquemila civili del villaggio curdo di Halabja. Baghdad li accusava di aver collaborato con gli iraniani. All'epoca, gli Stati uniti e la Francia hanno fatto di tutto per impedire che Saddam Hussein venisse condannato per questo crimine. Non soltanto il presidente Ronald Reagan ha opposto il suo veto a una legge destinata a bloccare il commercio americano con l'Iraq, ma Washington ha inviato un telex alle ambasciate USA nel mondo, chiedendo loro di sostenere che i curdi di Halabja erano stati gassati dagli... iraniani.

Anche la Francia ha «dimenticato» di condannare Saddam Hussein per questo delitto. All'indomani del dramma, il governo di Michel Rocard ha pubblicato un comunicato in cui si denunciavano gli attacchi chimici «da qualunque parte provengano», ma senza mai citare il presidente iracheno. Roland Dumas, all'epoca ministro degli affari esteri, ci spiega perché: «È vero, l'Occidente tendeva a chiudere un occhio perché l'Iraq era un paese che giudicavamo necessario all'equilibrio della regione». Quanto a Jean-Pierre Chevènement, all'epoca ministro della difesa, ha dichiarato: «Se si vuole giudicare la faccenda di Halabja nel suo insieme, bisogna ripensare all'importanza decisiva della regione per quanto riguarda l'approvvigionamento petrolifero del mondo: chi possiede questa regione ha in mano l'equilibrio finanziario del pianeta. Allora, la scelta non è tra il bene e il male: ma tra ciò che è orribile e ciò che è atroce».

Al di là del suo bisogno di petrolio, la Francia era anche il primo fornitore militare dell'Iraq. A Parigi, l'uomo che nel 1981 dirigeva la Direzione Generale della Sicurezza Esterna (DGSE), Pierre Marion, era preoccupato del sostegno militare che la Francia di François Mitterrand forniva a Saddam Hussein. Oggi afferma che il sostegno era incoraggiato dai mercanti di armi, cui la guerra Iran-Iraq faceva molto comodo. «Dassault - dice Marion - è l'industriale che ha profittato di più della guerra e che ha più spinto in quella direzione. Aveva mezzi di pressione estremamente energici ed efficaci, che utilizzava su tutti i dirigenti francesi».

Nel 1992, una piccola associazione europea, «Giuristi contro la Ragion di Stato», cita in giudizio i mercanti di armi francesi: Dassault, Thomson e Aérospatiale. In quell'occasione, i tribunali parigini arrivano alla conclusione che, vendendo armi ad un paese che le utilizzava per bombardare dei civili, le società francesi si esponevano al rischio di dovere, un giorno, renderne conto alla giustizia. Oggi non è più un segreto: Saddam Hussein non avrebbe mai potuto attaccare i suoi vicini, né utilizzare le armi chimiche per i suoi crimini, senza l'aiuto delle imprese e dei governi occidentali. I gas mortali venivano dalla Germania, gli impianti iracheni che li allestivano erano equipaggiati dalla Francia e dagli USA.

Nel dicembre 2002, la CIA si è impadronita, in piena notte, di un rapporto di 12.000 pagine sull'armamento di Saddam Hussein, che era stato consegnato alle Nazioni Unite. Lo ha restituito dopo 48 ore, con un centinaio di pagine mancanti. Una fuga di notizie a livello governativo ha permesso a Gary Milhollin, esperto americano nel mercato delle armi, di recuperare le pagine sottratte: rivelano che il laboratorio Pasteur ha venduto all'Iraq germi biologici, che l'impresa alsaziana Protec ha attrezzato una fabbrica di gas da combattimento a Samarra, o ancora che la ditta americana Bechtel, che finanzia le campagne elettorali della famiglia Bush, ha fornito all'Iraq uno stabilimento chimico. Altri documenti, che coinvolgono società occidentali, giacciono ancora nella sede newyorkese delle Nazioni Unite, dove sono conservati anche i dossier degli ispettori dell'ONU in Iraq. «Ho discusso con funzionari dell'ONU a New York e mi hanno confermato che queste informazioni devono restare confidenziali», si è rammaricato Milhollin.

WAR INC.

(tratto da “Una Storia Coloniale”, di Paolo di Motoli, La Rivista del Manifesto, num. 40, giugno 2003).

Secondo le stime dello Stockolm International Peace Institute, solo nel 1984, l'Iraq spese 14 miliardi di dollari (quasi metà del Pil) per la difesa. Il Centre for Strategic and International Studies di Washington ha calcolato che tra il 1982 e il 1989 Baghdad ha acquistato armi per 42,8 miliardi di dollari. Sempre secondo fonti americane, il 40% di queste armi gli è stato venduto dall'Unione Sovietica, il 13% dalla Cina e il restante 15% dai paesi europei, Francia in testa. I paesi occidentali continuavano a commerciare con Baghdad in piena guerra, fornendo all'industria bellica irachena tecnologie necessarie a rafforzare il settore nucleare (Francia e Italia) e il settore chimico (Germania e Stati Uniti).

Nel marzo del 1982, Washington aveva cancellato l'Iraq dalla lista degli Stati che appoggiavano il terrorismo, grazie ai buoni uffici dell'ambasciatore USA in Arabia Saudita Richard Murphy. E in quello stesso anno, Baghdad acquistò elicotteri americani Huges, pagandoli in petrolio, grazie all'intermediazione della Chevron. L'opposizione del Congresso americano alla vendita di armi USA, prodotte con tecnologie avanzate, costrinse Baghdad a creare una vera lobby filoirachena negli Stati Uniti. La lobby era molto differenziata: al suo interno c'erano, ad esempio, fabbricanti di aerei ed elicotteri, ma anche agricoltori del Midwest frustrati dall'embargo all'Unione Sovietica per l'invasione dell'Afghanistan, che impediva loro di esportare riso e grano.

Il presidente Reagan si decise subito a sostenere l'Iraq per fronteggiare Khomeini e il dipartimento di Stato organizzò sovvenzioni in favore di Baghdad. Trecento milioni di dollari di credito vennero erogati per l'acquisto di grano e riso americano, le banche aprirono crediti al regime e gruppi agroalimentari importanti come Cargill, Arabfina e Dreyfus garantirono assistenza illimitata all'Iraq per oltre un miliardo di dollari. Le monarchie petrolifere del Golfo erano ben liete di collaborare con gli Usa per costruire un baluardo contro il pericolo della rivoluzione islamica. Altro petrolio venne fornito al regime da Kuwait e Arabia Saudita, mentre l'amministrazione Reagan, il Pentagono, la CIA e il Dipartimento di Stato coordinarono gli sforzi per aiuti anche sul campo di battaglia. Gli aerei Awacs stanziati in Arabia fornirono a Baghdad informazioni analitiche sulle truppe iraniane. Washington incoraggiò poi gli altri paesi, come la Francia, ad accordare all'Iraq nuovi prestiti, mentre all'Egitto venne concesso di vendere armamenti al regime iracheno.

Dopo che l'inviato di Reagan, Donald Rumsfeld, si recò a Baghdad nel dicembre 1983 per riallacciare le relazioni diplomatiche, gli americani consentirono ai francesi di consegnare dei Super Etendard e - grazie al tramite dell'azienda italiana Augusta - vendettero all'Iraq gli elicotteri Bell-Textron. Venne poi realizzato un nuovo oleodotto, per far giungere il petrolio iracheno in Giordania, e nel 1985 Reagan inaugurò la politica di massima apertura per gli acquisti iracheni di materiale ad alta tecnologia. Una sede della Hewlett Packard aprì a Baghdad e nel solo 1985 Washington vendette materiale all'Iraq per 700 mila dollari. Verso la fine del 1986, le esportazioni verso Baghdad vennero finanziate dalla filiale di Atlanta della Banca Nazionale del Lavoro italiana, che diventò uno strumento della politica americana in Iraq, fino al suo crollo.

Nell'agosto del 1988, la guerra si concluse lasciando sul campo migliaia di morti: e le macerie di due paesi in profonda crisi economica. L'Iran entrò in una fase post-rivoluzionaria - dopo la morte di Khomeini nel 1989 - mentre Saddam Hussein si trovò a fronteggiare il mostruoso debito del suo paese. La politica di apertura occidentale e dei paesi del Golfo cambiò e Arabia Saudita e Kuwait non erano assolutamente disposti a cancellare i 35 miliardi di dollari del debito iracheno, mentre il prezzo della più importante risorsa del paese, il petrolio, scese al minimo storico. Il Kuwait condusse una politica petrolifera aggressiva superando del 20% la quota di petrolio da produrre fissata dall'Opec. La conseguenza fu una caduta dei prezzi che fece perdere all'Iraq un terzo delle entrate petrolifere. Questi atti vennero considerati dal regime come una dichiarazione di guerra e il 2 agosto del 1990, 100 mila soldati iracheni invasero e saccheggiarono il Kuwait.

Il vento occidentale favorevole all'Iraq era però cambiato e divenne una tempesta che travolse i sogni di egemonia di Saddam Hussein. L'Arabia Saudita, intimorita dalle manovre irachene, chiese la protezione americana e nel giro di pochi mesi 500 mila soldati americani sbarcarono in Arabia. Il presidente americano George Bush lanciò un ultimatum a Saddam Hussein per abbandonare il Kuwait, che scadeva il 15 gennaio 1991. Il 17 gennaio 1991 gli aerei della coalizione alleata bombardavano Baghdad: era l'inizio di un lungo calvario che sarebbe costato molto caro a tutta la popolazione irachena (durissime sanzioni a base di uranio impoverito, ndr).

THE BIG GUN

Il caso più clamoroso di collaborazione con uno stato «sponsor del terrore» è stato il contratto militare pluriennale di Finmeccanica con la Siria: 600 sistemi “Turms” di controllo del tiro, prodotti da Galileo Avionica, per oltre 200 milioni di euro, destinati ai carri armati “T72” dell’esercito di Damasco. Le consegne sono cominciate nel 1999. E non è escluso – lo ha denunciato il Dipartimento alla Difesa USA – che blindati “ammodernati” col sistema italiano siano finiti in Iraq. Quando c’era ancora Saddam. D'altronde Saddam, fin dall'inizio della sua ascesa trai i peggiori “cattivoni” della storia, fu ampiamente sovvenzionato, per motivi strategici legati al mercato dei gas e del greggio, dagli Stati Uniti (quando Bush senior era il capo della CIA) che crearono e armarono Saddam insieme ad alcune civili nazioni europee. Fra cui proprio l'Italia, che costruì per il caro rais, allo stabilimento Oto Melara di La Spezia, il famoso “super-cannone”, in grado di lanciare proiettili tossici fino a trecento chilometri di distanza. Per “oliare” l'affare fu utilizzata la sede di Atlanta della Banca Nazionale del Lavoro. In America ci hanno fatto anche un film nel 1995: “Doomsday Gun” (in italiano “Il Supercannone”), con Kevin Spacey nei panni di un agente della CIA.

Appendice

LE TAPPE DEL PROCESSO FARSA

19 OTTOBRE 2005: il processo a Saddam Hussein e a sette ex dirigenti iracheni si apre a Baghdad dinanzi al Tribunale Speciale Iracheno (Tsi) per il massacro di 148 citadini sciiti a Dujail e la loro persecuzione, in rappresaglia a un attentato mancato contro l'ex presidente nel 1982. Saddam si dichiara non colpevole.

20 OTTOBRE 2005: Saadoun Janabi, avvocato di Awad Ahmad Al-bandar, ex giudice del tribunale rivoluzionario e coimputato di Saddam Hussein, è assassinato a Bahgdad.

8 NOVEMBRE 2005: Adel Mohammad Abbas, avvocato dell'ex numero due del regime iracheno Taha Yassin Ramadan, è trovato morto a Baghdad. Tamer Hammoud Hadi, che difende un altro imputato, Barzan al Tikriti, viene ferito.

9 NOVEMBRE 2005: i legali della difesa di Saddam Hussein contestano la legittimità del Tsi, ribattezzato Alto Tribunale iracheno. Saddam Hussein sarà espulso varie volte del tribunale e rifiuterà a volte di apparire.

28 NOVEMBRE 2005: Depone un ex responsabile iracheno e accusa il fratellastro del presidente deposto, Barzan al Tikriti, di avere condotto una repressione spietata a Doujail.

5 DICEMBRE 2005: Due testimoni riferiscono, a viso scoperto, di arresti, torture ed omicidi a Doujail.

23 GENNAIO 2006: Viene designato un nuovo giudice Curdo, Rauf Rachid Abdel Rahman, dopo le dimissioni di Rizkar Amine, criticato per la sua mancanza di fermezza.

28 FEBBRAIO 2006: Il procuratore presenta la copia di una lettera firmata da Saddam Hussein, che approva la condanna a morte dei 148 cittadini sciiti.

1 MARZO 2006: Saddam riconosce di aver fatto processare le persone sospettate di un attentato contro il suo convoglio nel 1982.

15 MARZO 2006: Saddam Hussein chiama