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Mappa dell'inquinamento globale
Mappa dell'inquinamento globale


di: Alessio Mannucci

Grazie a 18 mesi di osservazione con gli strumenti del satellite ambientale Envisat, l'Agenzia Spaziale Europea ha realizzato una mappa dell'inquinamento atmosferico su scala globale. In particolare, dell'inquinamento da ossidi di azoto, emessi in gran parte dalle attività umane (emissioni di fabbriche, industrie pesanti, trasporto a motore e combustione di biomassa), tra i più pericolosi per la salute perché portano alla produzione di ozono nella troposfera, che è la parte più bassa dell'atmosfera.

Danni all'ambiente:

- Piogge acide (l'NO2 si scioglie nelle gocce d'acqua trasformandosi nel relativo acido e dando acidità all'acqua, così come l'SO2).

- Buco nell'ozono (la presenza di NO2 nell'aria contribuisce alla diminuzione della quantità di ozono in stratosfera).

- Diminuzione della visibilità.

Danni all'uomo:

- Danni alle vie respiratorie: gli ossidi di azoto sono meno solubili di quelli di zolfo, così mentre i primi vengono sciolti ed in parte neutralizzati nella trachea, i secondi riescono a raggiungere in forma gassosa gli alveoli polmonari, provocando un danno più consistente.

- Irritazione degli occhi.

- Diminuzione delle difese immunitarie.

Il dettaglio della foto riguarda il biossido di Azoto (NO2) presente nella troposfera tra gennaio 2003 e giugno 2004, misurati dalla strumentazione SCIAMACHY. La scala è 1015 molecole/cm2 L'immagine è stata prodotta da S. Beirle, U. Platt e T. Wagner dell'Istituto di Fisica Ambientale della University of Heidelberg. La mappa mostra come la distribuzione verticale dell'azoto troposferico sia associata alle maggiori concentrazioni urbane in America del Nord e in Europa, così come alle centrali energetiche sudafricane e alla zona urbana di Città del Messico. Altre regioni interessate a questa forma di inquinamento sono la Cina Nord Orientale, l'Indocina e l'Africa, a causa degli incendi forestali.

Il satellite ambientale Envisat, di proprietà dell'ESA, è stato lanciato nel Febbraio 2002 con a bordo una strumentazione chiamata Scanning Imaging Absorption Spectrometer for Atmosferic Chartography (SCIAMACHY). Grazie ai 10 raffinatissimi strumenti concentrati nella sua piattaforma, Envisat è in grado di coprire praticamente tutti gli aspetti del cosiddetto “sistema Terra”, vale a dire le complesse interazioni tra atmosfera, oceano e superficie terrestre da cui dipendono l'evoluzione del clima e, in ultima analisi, il destino del pianeta.

Strumenti come RA 2, radar altimetro di seconda generazione, MWR, radiometro a microonde, o ASAR, il radar ad apertura sintetica (tutti e tre “sviluppati” in Italia dalla Alenia Spazio), gli consentono infatti di scrutare la superficie terrestre 24 ore su 24, in qualunque condizione atmosferica, fornendo finalmente una visione satellitare completa anche di zone quasi sempre coperte dalle nuvole, come l'equatore o l'Amazzonia. Impossibile entrare nel dettaglio di tutte le applicazioni di Envisat. Ci darà una misura più precisa degli effetti dell'inquinamento misurando le concentrazioni di vapore acqueo, gas e aerosol a diversi livelli dell'atmosfera. Controllerà lo strato di ozono, cercando di capire se le sostanze chimiche che oggi hanno sostituito i nocivi CFC siano sul serio meno dannose.

Studierà i livelli degli oceani, analizzandone le acque fino a misurare i movimenti del plancton e a identificare l'eventuale presenza di alghe velenose o di chiazze di petrolio. Le sue registrazioni dei movimenti più sottili della superficie terrestre saranno usate da vulcanologi e sismologi per migliorare le previsioni di catastrofi naturali; forniranno avvertimenti precoci di inondazioni, valanghe e tempeste; ed il confronto storico tra le serie dei dati potrà servire perfino a identificare singoli edifici a rischio di crollo. Peccato che tutto questo sforzo tecno-scientifico si riveli inutile di fronte alla cecità della stessa tecno-scienza che prima produce i danni e poi cerca di correre ai ripari, mentre nel frattempo continua a mostrarsi insensibile di fronte alla catastrofe umanitaria che stà provocando.

Non sarà certo un satellite ambientale a salvarci.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

Envisat

E-mail: Alessio Mannucci




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