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R.Ceca: impianto di alluminio
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di: Fabio Quattrocchi

L'impianto di alluminio attualmente in fase di costruzione nel nord della Repubblica Ceca produrrà molto più inquinamento di quanto dichiarato, se venisse completato. Il raffreddamento dell'alluminio in fase di lavorazione sarà sicuramente accompagnato dalla produzione di pericolose diossine e furani, oltre che una serie di idrocarburi. CEE bankwatch sostiene che la costruzione dell'impianto debba essere fermata finché non sia dimostrato che la salute delle popolazioni che vivono nelle vicinanze non sarà minacciata dalle sostanze tossiche. Per questo motivo CEE bankwatch network ha chiesto alla EBRD di non fornire i prestiti alla NEMAK per il completamento dei lavori.


Secondo un rapporto commissionato dal CEE bankwatch network, l'impianto di alluminio attualmente in fase di costruzione nel nord della Repubblica Ceca produrra' molto più inquinamento di quanto dichiarato. Il rapporto - uno studio indipendente della documentazione sull'impianto - definisce vaghi e insignificanti i dati esistenti sull'inquinamento tossico. Il rapporto dimostra come la compagnia Messicana NEMAK abbia sottostimato la quantità di sostanze tossiche che probabilmente saranno prodotte. Per questo motivo CEE bankwatch network ha chiesto alla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (EBRD) di non fornire i prestiti alla NEMAK per il completamento dei lavori senza garanzie per la salute delle popolazioni locali. La NEMAK, sottolinea il rapporto, ha gravemente sottostimato l'inquinamento tossico dell'impianto e non ha elencato nessuna misura necessaria per ridurlo.

Il rapporto è stato scritto da un esperto indipendente che ha analizzato la documentazione fornita dalla NEMAK, compresi la valutazione di impatto ambientale e il permesso di costruzione. Esso dimostra che la potenziale tossicità dei rifiuti solidi e liquidi, oltre che delle emissioni di gas, non è stata opportunamente valutata durante la fase di preparazione del progetto. Il rapporto arriva alla conclusione che, con la documentazione fornita, i rischi ambientali del progetto possono essere valutati solo in modo approssimativo.

La NEMAK ha ignorato il fatto che il raffreddamento dell'alluminio in fase di lavorazione sarà sicuramente accompagnato dalla produzione di pericolose diossine e furani, oltre a una serie di idrocarburi. La documentazione del progetto non menziona i primi due, e del terzo gruppo menziona solo il benzopirene. L'esposizione di breve termine ad alti livelli di diossine può causare malattie alla pelle e danneggiare il funzionamento del fegato. Mentre l'esposizione di lungo termine colpisce il sistema immunitario, quello nervoso ed endocrino, e può causare cancri o infertilità maschile. Sebbene le tecnologie moderne rendono possibile la riduzione a bassi livelli delle emissioni inquinanti, i dati forniti dalla NEMAK non menzionano queste misure.

La documentazione omette anche altri rischi ambientali probabilmente più gravi. Non menziona certi rifiuti tossici che saranno prodotti in grandi quantità, come le polveri derivanti dalla combustione e le segature di alluminio contaminate con emulsione congelante. Ne' menziona le sostanze presenti nelle acque di scarico e i metodi con cui la NEMAK le tratterà. CEE bankwatch sostiene che la costruzione dell'impianto debba essere fermata finché non sia dimostrato che la salute delle popolazioni che vivono nelle vicinanze non sarà minacciata da sostanze tossiche. Bankwatch spera che la EBRD legga attentamente la documentazione sull'impianto e prenda in considerazione i rischi ambientali del progetto quando deciderà se finanziarlo o meno.

La compagnia Messicana, NEMAK Europe ltd., ha già realizzato una parte dell'impianto industriale che, non appena completato, avrà una produzione di 1.6 milioni di pezzi di alluminio all'anno. La NEMAK sta cercando prestiti dalla EBRD per completare il progetto che precedentemente era stato proposto nella città di Pilsen dove però la popolazione locale si era opposta alla sua realizzazione. L'attuale sito di costruzione è vicino la città di Most e trasformerebbe una delle ultime aree incontaminate della Rep. Ceca in una regione altamente inquinata.

fonte: Friends of the Earth International;
traduzione di: Fabio Quattrocchi




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