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L'affamamento del mondo III
L'affamamento del mondo III


redazione ECplanet

Dalle cifre del rapporto annuale presentato alla FAO, emerge tutta la tragicità di una situazione mondiale assai lontana dagli obiettivi auspicati. L'affamamento del mondo miete ancora toppe vittime: sei milioni di bambini muoiono ogni anno a causa della malnutrizione, mentre sono 852 milioni le persone che patiscono la fame.

Il rapporto sullo “Stato d'Insicurezza Alimentare nel Mondo”, ritrae uno scenario globale in cui la lotta alla fame resta uno dei problemi più urgenti ed allarmanti. La situazione peggiore resta quella del continente africano, dove il ritmo dei progressi nel fermare la fame si è fatto più lento che negli anni Novanta.

“I progressi per dimezzare il numero di persone che soffrono di fame nei Paesi in via di sviluppo sono molto lenti - scrive nelle conclusioni del rapporto il direttore della FAO, Jacques Diouf - e la comunità internazionale è ancora lontana dal raggiungere gli obiettivi e gli impegni assunti”. Tra gli “obiettivi del millennio” vi sarebbe infatti il traguardo di dimezzare entro il 2015 il numero delle persone che al 1990 moriva di fame.

Secondo Diouf, appena rieletto alla guida dell'agenzia, la lotta alla fame è un aspetto su cui è importante insistere per combattere anche molti altri mali che affliggono il mondo. Dal tasso di mortalità infantile all'analfabetismo, dall'incidenza delle malattie alla crescita economica di intere nazioni, parecchi sono gli aspetti correlati all'emergenza malnutrizione. Per esempio, nel tragico caso degli 11 milioni di bambini che non arrivano ai 5 anni, la malnutrizione raddoppia le probabilità di contrarre un'infezione e dimezza le possibilità di guarigione. Le cause principali di mortalità infantile restano infatti malattie curabili come la dissenteria, la polmonite e la malaria.

Sotto accusa sono i “civili” e “democratici” paesi ricchi e industrializzati, colpevoli di imporre ai paesi in via di sviluppo tariffe commerciali troppo elevate. Come a dire che in termini strettamente economici vale più la morte che la vita di un bambino del Terzo Mondo. Questa notizia è stata diffusa da “RaiNews”.




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